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Straordinario e ore di viaggio: come ottenere il riconoscimento

7 Ottobre 2020
Straordinario e ore di viaggio: come ottenere il riconoscimento

La legge prevede un orario di lavoro massimo giornaliero e settimanale per il lavoratore oltre il quale occorre riconoscere al dipendente un’apposita retribuzione aggiuntiva.

Una delle prime conquiste del mondo del lavoro è stata la fissazione, per legge, di un orario di lavoro massimo giornaliero e settimanale. Agli albori della rivoluzione industriale, infatti, non esistevano limiti all’orario di lavoro e i lavoratori dovevano sopportare ritmi di lavoro disumani.

Per questo, la legge ha introdotto delle limitazioni all’orario di lavoro, sia giornaliero che settimanale, al fine di conciliare le esigenze del datore di lavoro con il diritto alla salute del dipendente. In alcuni casi, tuttavia, il limite massimo dell’orario di lavoro può essere superato. La prestazione di lavoro resa oltre l’orario di lavoro massimo si definisce lavoro straordinario.

Che rapporto c’è tra straordinario e ore di viaggio? Come ottenere il riconoscimento? Soprattutto nel caso di lavoratori inviati frequentemente in trasferta, infatti, diventa importante capire se il viaggio verso il luogo in cui occorre eseguire la prestazione di lavoro possa essere considerato o meno orario di lavoro.

Che cos’è l’orario di lavoro?

Come abbiamo detto in premessa, per molto tempo non ci sono stati limiti all’orario di lavoro. L’assenza di una limitazione alla durata giornaliera e settimanale della prestazione di lavoro esponeva, tuttavia, i lavoratori a seri rischi per la propria salute. Per questo, la legge ha iniziato a introdurre dei limiti alla durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. Si tratta di limitazioni mosse dallo stesso intento delle ferie ossia, tutelare la salute del lavoratore [1] consentendogli il recupero delle energie psicofisiche spese nel corso dell’attività lavorativa.

Ma come si definisce l’orario di lavoro? L’orario di lavoro è il tempo durante il quale il lavoratore si reca presso la sede di lavoro per eseguire la prestazione di lavoro dedotta nella lettera di assunzione [2].

Per orario di lavoro si deve intendere qualsiasi periodo nel quale il lavoratore è al lavoro o anche solo a disposizione del datore di lavoro. In questa ampia nozione rientrano non solo le ore di lavoro effettivo ma anche tutto il tempo dedicato ad attività prodromiche e strettamente correlate al lavoro.

Ne deriva che si tratta di orario di lavoro in caso di:

  • cosiddetto tempo tuta, ossia, la vestizione e svestizione del lavoratore per indossare gli abiti da lavoro;
  • tempo di percorrenza dallo spogliatoio al reparto;
  • soste di lavoro concesse all’operaio nei lavori molto faticosi.

Sono le parti nel contratto individuale di lavoro a fissare la durata dell’orario di lavoro. Tuttavia, nella fissazione dell’orario, le parti devono rispettare i limiti massimi previsti dalla legge. Quando le parti decidono di adottare un orario di lavoro inferiore a quello normale previsto dalla legge o dalla contrattazione collettiva avremo un contratto di lavoro part-time.

Che cos’è il lavoro straordinario?

La legge fissa in 40 ore settimanali il normale orario di lavoro settimanale. Il lavoro straordinario è il lavoro prestato oltre le 40 ore settimanali [3]. Alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro, tuttavia, stabiliscono un orario settimanale normale inferiore alle 40 ore settimanali (spesso 38 ore). In questi casi, l’orario di lavoro che va dall’orario normale contrattuale al limite legale delle 40 ore settimanali viene detto lavoro supplementare o straordinario contrattuale.

Il lavoratore, al quale si è richiesta l’esecuzione di lavoro straordinario, è obbligato ad accettare la richiesta datoriale.

Il rifiuto del lavoro straordinario è legittimo solo quando:

  • il lavoratore è uno studente;
  • esiste un giustificato e comprovato motivo di rilevante gravità che impedisce la prestazione di lavoro straordinario;
  • il potere del datore di lavoro di richiedere la prestazione di lavoro straordinario è stato esercitato in maniera scorretta e contraria a buona fede.

È evidente che la possibilità di effettuare lavoro straordinario non può esporre il lavoratore a dei rischi per la sua salute e deve, dunque, avere dei limiti.

Proprio per questo esiste, comunque, un tetto massimo allo straordinario. La legge prevede, infatti, che l’orario settimanale non può, in ogni caso superare, il limite massimo di 48 ore e deve essere calcolato come media in un periodo di riferimento non superiore a 4 mesi elevabile dalla contrattazione collettiva a 6 mesi o a 12 mesi se sussistono obiettive ragioni tecniche, organizzative o produttive.

Come viene pagato lo straordinario?

Il lavoro straordinario viene computato in maniera separata rispetto al lavoro ordinario e la retribuzione del lavoratore durante il lavoro straordinario subisce una maggiorazione retributiva con l’applicazione di una percentuale di maggiorazione prevista dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro.

In alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i contratti collettivi possono prevedere che al lavoratore sia offerta la possibilità di usufruire di riposi compensativi di durata pari alle ore di straordinario lavorate.

La retribuzione su cui deve essere calcolata la maggiorazione retributiva è quella normalmente percepita dal dipendente.

Nella base di calcolo della retribuzione di riferimento per il lavoro straordinario deve essere, dunque, considerata:

  • la paga base;
  • la contingenza;
  • gli scatti di anzianità;
  • la maggiorazione per lavoro a turni;
  • i ratei delle mensilità aggiuntive;
  • il premio di produzione.

In ogni caso, sono i contratti collettivi di settore a disciplinare in maniera analitica la retribuzione del lavoratore durante il lavoro straordinario.

Che cos’è il tempo di viaggio?

Nell’ambito del rapporto di lavoro si definisce tempo di viaggio il tempo necessario al dipendente per recarsi sul luogo di lavoro in cui deve rendere la prestazione lavorativa, ove questo non costituisca la normale sede di lavoro.

In base ai principi generali [4], infatti, il tempo necessario giornalmente per andare dalla propria abitazione alla sede di lavoro non è orario di lavoro e non può essere dunque retribuito. Tradizionalmente, si tende ad escludere il tempo di viaggio dall’orario di lavoro perché, in questo lasso temporale, il lavoratore non risponde agli ordini ed alle direttive del datore di lavoro.

Tuttavia, in alcuni casi, il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro è reso necessario dagli ordini impartiti dal datore di lavoro e deve essere, dunque, incluso nell’orario lavorativo.

Si parla, in tal senso, di principio di funzionalità.

Facciamo un esempio. Tizio viene inviato in trasferta e dovrà dunque rendere la prestazione di lavoro in una sede diversa da quella abituale. Tuttavia, il datore di lavoro gli chiede, prima di recarsi presso la sede della trasferta, di passare presso la sede aziendale per ritirare del materiale che gli servirà per il lavoro che deve svolgere in trasferta. In questo caso il tempo di viaggio verso la sede aziendale può essere considerato orario di lavoro in quanto obbligato dalle direttive datoriali.

Per risolvere il problema è importante, comunque, fare riferimento alle previsioni dei contratti collettivi. Infatti, anche se la legge, in linea generale, esclude che il tempo di viaggio possa essere orario di lavoro, la contrattazione collettiva può sempre introdurre delle deroghe alla legge migliorative per i lavoratori. Molti Ccnl prevedono che il tempo di viaggio debba essere remunerato in tutto o attraverso l’applicazione di una percentuale.

Il Ccnl Industria Tessile, ad esempio, prevede che ai lavoratori occasionalmente inviati in trasferta le ore di viaggio eccedenti l’orario normale di lavoro verranno retribuite con il 100% dell’elemento retributivo nazionale.

Il Ccnl Metalmeccanici industria prevede che al lavoratore mandato in trasferta, oltre all’indennità di trasferta e all’indennità per ciascun pasto e per il pernottamento, spetta un compenso per il tempo di viaggio, in base ai mezzi di trasporto autorizzati dall’azienda per raggiungere la località di destinazione e viceversa, nelle seguenti misure:

  • corresponsione della normale retribuzione per tutto il tempo coincidente col normale orario giornaliero di lavoro in atto nello stabilimento o cantiere d’origine;
  • corresponsione di un importo pari all’85% per le ore eccedenti il normale orario di lavoro di cui al punto precedente con esclusione di qualsiasi maggiorazione per lavoro straordinario, notturno e festivo.

Per quanto concerne la retribuzione del tempo di viaggio, quando questa è dovuta, va calcolata sulla base della retribuzione ordinariamente spettante al lavoratore. Il trattamento retributivo delle ore di viaggio è, inoltre, soggetto a tassazione e contribuzione previdenziale ordinarie.

Straordinario e ore di viaggio

Esiste un nesso inscindibile tra ore di viaggio e straordinario. Se, infatti, il tempo di viaggio viene ricompreso nell’orario di lavoro, è evidente che l’ultima parte della giornata lavorativa, superate le 8 ore di lavoro, deve essere considerata lavoro straordinario.

Facciamo un esempio.

A Tizio viene richiesto di recarsi in trasferta. Nella sede di trasferta l’orario di lavoro sarà dalle 10 alle 18 per un totale di 8 ore. Per raggiungere il luogo della trasferta Tizio impiega 2 ore, dalle 8 alle 10. Se l’azienda riconosce che il tempo di viaggio è orario di lavoro, a partire dalle 16 e fino alle 18 Tizio avrà svolto lavoro straordinario. Se, invece, l’azienda nega la natura di orario di lavoro al tempo di viaggio, a Tizio non verrà riconosciuta l’effettuazione di lavoro straordinario.

È evidente che, quando episodi come questo accadono di frequente in un rapporto di lavoro, le differenze retributive maturate possono essere importanti.

Se il lavoratore riesce a dimostrare, utilizzando il principio di funzionalità, che il tempo di viaggio era in realtà necessitato dalle direttive del datore di lavoro e doveva dunque essere riconosciuto nell’orario di lavoro egli potrà agire per la richiesta delle differenze retributive determinate dalla mancata retribuzione del tempo di viaggio e dal mancato computo dell’orario di lavoro straordinario prestato.


note

[1] Art. 32 Cost.

[2] Art. 1 co. 2, lett. a) D. Lgs. n. 66/2003.

[3] Art. 1 co. 2, lett. c) D. Lgs. n. 66/2003.

[4] Art. 8 D. Lgs. n. 66/2003.


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