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Condotta antisindacale trasferimento dirigente sindacale

7 Ottobre 2020
Condotta antisindacale trasferimento dirigente sindacale

I sindacalisti che operano all’interno dei luoghi di lavoro godono di particolari tutele da parte della legge.

Sei un sindacalista? Sei dirigente della rappresentanza sindacale aziendale? Hai subito un trasferimento ad un’altra unità produttiva? Ti chiedi quali sono i rimedi che puoi attivare contro il trasferimento? La legge prevede che, in generale, il datore di lavoro possa trasferire un lavoratore da un’unità produttiva ad un’altra se ricorrono determinate condizioni. Tuttavia, quando ad essere trasferito è un sindacalista, occorre prestare attenzione perché ci sono delle regole specifiche. Infatti, una delle ipotesi di condotta antisindacale è proprio il trasferimento dirigente sindacale.

Come vedremo, tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che le tutele previste per il dirigente sindacale, introdotte per tutelare l’attività sindacale nei luoghi di lavoro, non devono essere lette in modo rigido, come una vera forma di inamovibilità del lavoratore dal luogo in cui lavora. Ma andiamo per ordine.

Che cos’è la condotta antisindacale?

La nostra Costituzione mette il lavoro al centro ed esprime, attraverso numerose norme, una forte protezione nei confronti dei lavoratori. La centralità del lavoro si esprime anche attraverso la tutela dell’attività sindacale.

In particolare, la Costituzione afferma il principio di libertà sindacale [1] e riconosce il diritto di sciopero [2].

Le leggi e i contratti collettivi di lavoro hanno introdotto, in aggiunta al generale principio di libertà sindacale, una serie di diritti e di prerogative per le organizzazioni sindacali. In particolare, lo Statuto dei lavoratori [3] ha introdotto dei diritti che hanno l’obiettivo di rafforzare l’attività dei sindacati dentro le imprese.

I principali diritti previsti dalla legge direttamente in capo ai sindacati sono:

  • diritto di assemblea;
  • diritto di referendum;
  • diritto di proselitismo ed attività sindacale in azienda;
  • diritto a costituire rappresentanze sindacali aziendali e/o unitarie;
  • diritto a raccogliere contributi sindacali;
  • diritto di affissione nell’apposita bacheca sindacale;
  • diritto ad un locale aziendale;
  • permessi retribuiti e non per i dirigenti sindacali;
  • aspettativa per cariche sindacali;
  • tutela del dirigente sindacale dal trasferimento.

A ciò si aggiunga che le leggi hanno introdotto il diritto del sindacato, in certi casi, ad essere informato e consultato obbligatoriamente dal datore di lavoro, soprattutto prima di prendere determinate decisioni che possono avere un impatto sui lavoratori.

I principali casi in cui la legge prevede un obbligo di informazione e consultazione sindacale sono:

  • licenziamento collettivo;
  • cassa integrazione guadagni;
  • trasferimento di azienda o di ramo d’azienda;
  • trasferimento collettivo del personale;
  • cambi di appalto o esternalizzazioni;
  • ulteriori casi previsti dal Ccnl di riferimento.

La condotta antisindacale, in base alla legge [4], è un comportamento diretto ad impedire o limitare l’esercizio della libertà o dell’attività sindacale nonché del diritto di sciopero.

È sicuramente condotta antisindacale negare ai sindacati uno dei diritti previsti espressamente dalla legge o dalla contrattazione collettiva.

Tuttavia, la condotta antisindacale non si esaurisce nella violazione dei diritti sindacali previsti dalle norme. Qualsiasi comportamento lesivo delle prerogative del sindacato può essere considerato condotta antisindacale se è finalizzato ad impedire o limitare l’esercizio della libertà o dell’attività sindacale nonché del diritto di sciopero.

Il dirigente sindacale può essere trasferito?

Una delle norme in cui si esprime la tutela del sindacato riguarda il trasferimento del dirigente sindacale. La legge [5] prevede che il trasferimento dall’unità produttiva dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali, dei candidati e dei membri di commissione interna può essere disposto solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza.

Tale tutela si applica sino alla fine del terzo mese successivo a quello in cui è stata eletta la commissione interna per i candidati nelle elezioni della commissione stessa e sino alla fine dell’anno successivo a quello in cui è cessato l’incarico per tutti gli altri.

Anche se la norma parla solo dei dirigenti delle Rsa, la tutela copre anche i dirigenti delle rappresentanze sindacali unitarie, introdotte dagli accordi interconfederali stipulati da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil.

Lo scopo di tale forma di tutela non è tanto tutelare la persona fisica del dirigente sindacale quanto, piuttosto, proteggere l’organizzazione sindacale di cui il dirigente è espressione.

Se non vi fosse l’obbligo del nulla osta, infatti, l’azienda potrebbe ricorrere a dei trasferimenti “strategici” al fine di indebolire la presenza del sindacato in una sede produttiva. Se il trasferimento viene disposto senza il nulla osta del sindacato siamo, senza dubbio, di fronte ad una condotta antisindacale.

Trasferimento del dirigente sindacale da un reparto ad un altro

La giurisprudenza ha affermato che il nulla osta del sindacato di riferimento non deve essere richiesto quando il dirigente sindacale non viene spostato in una diversa unità produttiva ma viene semplicemente adibito ad un altro reparto della stessa sede.

Anche di recente [6], i giudici hanno confermato che non occorre il nulla osta del sindacato per spostare di reparto, all’interno della medesima unità produttiva, il rappresentante sindacale.

In particolare, il tribunale di Firenze ha respinto il ricorso per condotta antisindacale presentato dal sindacato di appartenenza del dipendente, membro in carica della Rsu, che era stato spostato in un nuovo reparto produttivo.

Il giudice ha disatteso la richiesta del sindacato escludendo che il mero spostamento da un reparto ad un altro possa essere equiparato al trasferimento e, conseguentemente, che sia ad esso applicabile la procedura di nulla osta richiesta dalla legge che si applica solo nel caso di trasferimento “dall’unità produttiva”.

Dirigente sindacale: trasferte e missioni

Il datore di lavoro potrebbe cercare di indebolire la presenza del sindacato nel luogo di lavoro senza adottare un vero e proprio trasferimento del dirigente sindacale ma adottando altri strumenti per allontanarlo dal suo luogo di lavoro. Per evitare simili escamotage, la giurisprudenza ha fornito una interpretazione estensiva del concetto di “trasferimento” del dirigente sindacale.

In particolare, secondo la Cassazione, deve ritenersi, sulla base di una visione “non formalistica” delle garanzie sindacali, che rientri nell’ambito applicativo della norma relativa al trasferimento del dirigente sindacale ogni tipo di allontanamento dalla sede lavorativa che, per determinare un distacco, completo e di apprezzabile durata, dal luogo di svolgimento dell’abituale attività sindacale, sia suscettibile di produrre una lesione (anche potenziale) all’azione del rappresentante sindacale, equiparabile in termini fattuali – in ragione cioè dell’interesse leso – al trasferimento [7].

Ne consegue che le trasferte o le missioni dei rappresentanti sindacali disposte dal datore di lavoro non necessitano del nulla osta dell’associazione nazionale di appartenenza, trattandosi di allontanamenti meramente temporanei dalla sede lavorativa, ma le medesime possono costituire condotta antisindacale qualora sottendano un intento discriminatorio o siano oggettivamente, anche sul piano potenziale, idonee a ledere la libertà e l’attività sindacale, comportando un lungo allontanamento dai compagni di lavoro o limitando, in altro modo, la possibilità di svolgimento dell’attività sindacale.

In questi casi, dunque, sarà il giudice di merito a dover verificare le modalità, la durata e le ragioni dell’allontanamento dalla sede lavorativa nonché la concreta possibilità per il sindacalista di godere di permessi e stabilire se, nel caso concreto, le trasferte e le missioni sono state disposte proprio per svilire l’attività sindacale del dirigente sindacale [8].

Condotta antisindacale: cosa fare?

Se il datore di lavoro trasferisce il dirigente della Rsa/Rsu senza il nulla osta del sindacato di appartenenza oppure lo manda sempre in trasferta per bloccare la sua azione sindacale siamo di fronte ad una condotta antisindacale.

Per la repressione della condotta antisindacale la legge ha introdotto una specifica forma di tutela. Non è, però, il dirigente sindacale trasferito a poter agire per la repressione della condotta antisindacale. La legittimazione a fare questa azione, infatti, spetta solo agli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali. Ne consegue che se il dirigente appartiene ad un sindacato solo locale la tutela contro la condotta antisindacale non si applica.

Il ricorso per la repressione della condotta antisindacale deve essere depositato presso la cancelleria del giudice del lavoro del luogo in cui il comportamento antisindacale si è prodotto.

Il giudice, letto il ricorso, fissa entro due giorni l’udienza di comparizione delle parti per assumere sommarie informazioni.

Sulla base dell’attività sommaria posta in essere, il giudice accerta se c’è stata o meno condotta antisindacale ed emette un decreto che pone fine alla fase sommaria.

Se c’è accertamento della condotta antisindacale, il giudice, nel decreto, ordina al datore di lavoro l’immediata cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti.

Se il datore di lavoro non si adegua, e dunque, non dipone il ripristino della vecchia sede di lavoro del dirigente sindacale, può essere denunciato per il reato di inosservazione dei provvedimenti dell’Autorità [9].

Contro il decreto emesso alla fine della fase sommaria è possibile, entro quindici giorni dalla sua comunicazione alle parti, proporre opposizione sempre innanzi al giudice del lavoro.

Il giudizio di opposizione è un ordinario processo del lavoro di cognizione ed è retto dalle relative norme.

Durante l’opposizione, in ogni caso, resta ferma l’esecutività del decreto oggetto di impugnazione la quale non può essere sospesa.


note

[1] Art. 39 Cost.

[2] Art. 40 Cost.

[3] L. 300/1970.

[4] Art. 28 L. 300/1970.

[5] Art. 22 L. 300/1970.

[6] Trib. Firenze del 3.11.2016.

[7] Cass. n. 1684 del 5.02.2003.

[8] Cass. n. 12121 del 9.08.2002.

[9] Art. 650 cod. pen.


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