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Immagini del profilo Instagram di una persona: possono essere prelevate?

23 Luglio 2020
Immagini del profilo Instagram di una persona: possono essere prelevate?

Quando è reato scaricare immagini dal profilo social di una persona senza il permesso. 

Nell’era di internet, chi non ama far conoscere i propri affari ha la possibilità di restare al di fuori dei social network e non condividere foto di sé o della propria vita privata. Ma, non per questo, chi pubblica foto su Facebook o Instagram e le rende accessibili al pubblico può essere invece legittimamente leso nella propria sfera di riservatezza. 

A chi si chiede se possono essere prelevate le immagini del profilo Instagram di una persona rispondiamo con le stesse parole della giurisprudenza: in questi casi, infatti, i giudici, per motivare la risposta negativa, hanno tirato in ballo, più di una volta, la tutela del diritto all’immagine, quello alla riservatezza e all’identità personale. 

Ma procediamo con ordine e scopriamo cosa si può fare – e soprattutto cosa non si può fare – con le immagini prelevate dagli altrui profili social.

Le immagini pubblicate su Instagram sono pubbliche?

Sgombriamo il campo da ogni possibile equivoco: non perché un social network è liberamente accessibile e un profilo è reso pubblico (non quindi ristretto alla propria cerchia di amici), le immagini che in esso si trovano possono essere utilizzate da tutti. La pubblicazione non implica intanto una cessione dei diritti d’autore alla piattaforma, né tantomeno ai suoi utenti che ne sono meri spettatori, al pari di come si possono osservare le fotografie pubblicate su un giornale, senza per questo poterle ritagliare e ripubblicare.

Una foto, così come un ritratto, pubblicato su Instagram o su un altro social, resta di proprietà del suo autore, perché così prevede la legge sul diritto d’autore. Solo questi può concedere il diritto allo sfruttamento dell’immagine e alla sua riproduzione. E questo non vale solo per le immagini relative al volto dell’utente, ma per qualsiasi tipo di scatto, anche quello di un panorama o di un soggetto bizzarro.

A questo proposito, in realtà, bisogna fare una distinzione. Difatti, ad essere coperte dal copyright (traduzione anglosassone del nostro diritto d’autore) sono solo le foto dotate di un seppur minimo margine di creatività. Lo scatto di una buca stradale, fatto senza particolari attenzioni tecniche, senza filtri o angolature particolari, non può essere tutelato e quindi può anche essere prelevato. Ma ciò non vale per i selfie e i ritratti: per questi ultimi, oltre al diritto d’autore, c’è anche la tutela dell’immagine e della privacy, come a breve vedremo.

Cosa succede a chi preleva le immagini altrui per usarle come proprie?

Prima di arrivare al punto focale del nostro articolo, ossia se possono essere prelevate le immagini del profilo Instagram di una persona, dobbiamo ammonire quanti usano le foto altrui per creare un profilo fake. In questo caso, sussiste un reato piuttosto grave: quello di «sostituzione di persona» che può essere oggetto di querela alla polizia postale e dar luogo a un procedimento penale. 

Non c’è bisogno di motivare le ragioni di tale scelta del legislatore: ciascuno di noi ha il diritto sacrosanto all’identità personale, che non può essere violata da terzi i quali si vogliano spacciare per un’altra persona.

Così anche i fan club, che usano l’immagine del proprio divo come icona del profilo, dovrebbero innanzitutto chiedere il permesso al titolare, a meno che non si tratti di un soggetto pubblico, rappresentato in circostanze diverse dalla vita privata. Ma in questo caso, entra in gioco il precedente divieto: il rispetto del diritto d’autore del fotografo che è riuscito a fare l’originario scatto.

Prelevare le immagini di un profilo Instagram è legale?

Prelevare le immagini di un profilo social di un’altra persona è illegale, se non c’è il consenso esplicito di questa. 

La pubblicazione di fotografie senza il consenso della persona ritratta è una lesione del diritto all’immagine e alla riservatezza, garantiti dalla nostra Costituzione. A tutelare il diritto all’immagine è l’articolo 10 del Codice civile a norma del quale è proibita la pubblicazione o l’esposizione dell’immagine di una persona – salvo autorizzazione – così come la divulgazione lesiva del decoro e della reputazione del soggetto ritratto. 

Si possono pubblicare fotografie senza il consenso dell’interessato (a norma degli articoli 96 e 97 della legge sul diritto d’autore), quando c’è un interesse pubblico all’informazione (considerato prevalente rispetto alla riservatezza del singolo). Un esempio è il servizio giornalistico di un arresto o di un decesso. Tanto ha avuto conferma in una pronuncia della Cassazione [1] secondo cui non occorre il consenso della persona ritratta in caso di notorietà del soggetto ripreso, quando il soggetto ricopre un pubblico ufficio, quando si persegue finalità di giustizia o di polizia, oppure per scopi scientifici, didattici o culturali, per necessità di giustizia o di polizia, scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico [1]. 

In una nota sentenza del tribunale di Roma (da noi commentata nell’articolo Lecito diffondere immagini prese dal profilo Facebook altrui?) si è detto che, atteso che la pubblicazione di una foto su un social, anche se accessibile a tutti, non ne comporta la cessione dei diritti d’autore al social stesso, non è lecito prelevare le immagini dal profilo altrui per pubblicarle altrove. Chi pubblica le immagini prelevate dal profilo Facebook altrui commette reato ed è tenuto a risarcire sia il danno patrimoniale che quello morale, connesso al mancato riconoscimento della titolarità del materiale fotografico.

Diffusione immagini senza consenso: risarcimento

Al di là della lesione alla riservatezza – che, come detto, costituisce reato – il soggetto leso può chiedere anche il risarcimento del danno per aver visto diffusa una propria foto senza il proprio consenso.

Non ci si faccia illusioni: il risarcimento non renderà ricco nessuno. E anzi, a volte, si parla di importi così ridicoli da rendere non sempre conveniente la causa. E questo perché, nella causa civile, il danno deve essere provato concretamente e non semplicemente millantato. Il che significa che se la foto è già stata resa pubblica, come succede in un profilo aperto, minimo potrà essere il danno conseguente alla pubblicazione della stessa su un altro profilo, a meno che non si accompagni anche a un furto d’identità o a una didascalia offensiva.

Tutt’al più si potrà parlare di danno patrimoniale (o economico) per via del mancato guadagno che si sarebbe conseguito dalla vendita dell’immagine. È il cosiddetto “prezzo del consenso” ossia il corrispettivo della volontaria concessione del diritto di pubblicare la fotografia che lo ritrae.

Questa è l’ipotesi, ad esempio, dell’utilizzo di immagini di un personaggio noto per fini commerciali, immagini di cui il protagonista o gli eredi non hanno dato consenso.

In simili situazioni, la somma a titolo di compenso per le fotografie pubblicate senza consenso verrà determinata dal giudice in via equitativa.

Leggi anche “Foto sui social: vale il diritto d’autore?“.


note

[1] Cass. Civ. sez. III, 27/08/2015, n. 17211

[2] Trib. Roma Sent n. 12076 del 01/06/2015.


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