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Perché oggi è aumentato il debito pubblico

23 Luglio 2020 | Autore:
Perché oggi è aumentato il debito pubblico

Il Governo approva un nuovo scostamento di Bilancio per aiutare imprese e lavoratori. Castelli (M5S): il Mes non serve più. Meloni: dicano cosa vogliono fare.

Una decisione con effetti a cascata sui conti pubblici: si tratta del via libera deciso nel Consiglio dei ministri di ieri allo scostamento di Bilancio da 25 miliardi di euro. Soldi che, secondo il Governo, serviranno tra le altre cose ad aiutare le imprese e a tutelare i lavoratori dopo le devastanti conseguenze dell’emergenza coronavirus. Il che porta, irrimediabilmente ad un aumento del debito pubblico.

Nella riunione di Gabinetto, è stato deciso di chiedere al Parlamento l’autorizzazione per un ulteriore ricorso all’indebitamento di 25 miliardi di euro nel 2020 (lo scostamento appena citato) e di:

  • 6,1 miliardi per il 2021;
  • 1 miliardo per il 2022;
  • 6,2 miliardi per il 2023;
  • 5 miliardi per il 2024;
  • 3,3 miliardi per il 2025;
  • 1,7 miliardi dal 2026.

Ed ecco gli effetti a cascata: il nuovo indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è fissato all’11,9% del Pil nel 2020. Il debito pubblico sale al 157,6% del Pil sempre nell’anno in corso. Le stime ufficiali del Governo parlavano per la fine di quest’anno di un debito al 155% del prodotto interno lordo (20 punti in più rispetto al 2019), per un totale di circa 2.500 miliardi di euro. Appare evidente che la stima era stata fatta per difetto.

Cosa si pensa di fare grazie al nuovo scostamento di Bilancio? Secondo il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, quei soldi serviranno al «rifinanziamento della cassa integrazione, agli incentivi per le nuove assunzioni e al potenziamento del fondo nuove competenze». È quello che la stessa Catalfo ha definito su Twitter «ulteriore carburante per le imprese e più tutele per i lavoratori».

Lo scostamento, però, apre un delicato dibattito sia all’interno della maggioranza sia tra Governo e opposizione. Perché, ora che il Movimento 5 Stelle appare ricompattato sull’argomento, una parte dell’Esecutivo insisterà di nuovo sul «no» al Mes. Il perché, lo spiega il viceministro all’Economia Laura Castelli: «All’interno del Recovery Fund, le progettazioni che riguardano il tema sanità non sono escluse, quindi eviterei di mettere sul piatto un tema che spacca il Parlamento», commenta. «Negli ultimi 2 anni – prosegue Castelli – i costi della sanità non sono stati tagliati anzi, il Conte 1 e 2 hanno aumentato fortemente le risorse e lo scostamento, che arriva a quasi 100 miliardi col prossimo scostamento per affrontare la crisi, ha dentro molti miliardi che hanno aggiunto risorse alla sanità aumentando i posti letto». Come a dire: dei soldi del Mes non ce ne facciamo nulla, inutile aprire delle discussioni sulle quali si rischia di pagare un prezzo troppo alto in termini politici.

Un lieve segnale di disponibilità verso il «sì» allo scostamento arriva da Fratelli d’Italia. Ad una condizione, però: «Adesso – avverte Giorgia Meloni – o il Governo mi mette nero su bianco che cosa vuole fare con queste risorse o io non voto proprio niente, perché i soldi degli italiani, soprattutto quando si indebitano i nostri figli, non si buttano per pagare le consulenze dei ministri mentre rischi un’ecatombe occupazionale, altrimenti ci si assume la responsabilità della quale non voglio essere corresponsabile. Per cui – conclude Meloni – mi dicano che cosa ci vogliono fare e poi dirò loro se voto o no».



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