Lockdown e smart working, è allarme obesità

23 Luglio 2020
Lockdown e smart working, è allarme obesità

Come la pandemia e le sue rigide restrizioni hanno peggiorato le condizioni di pazienti già in sovrappeso. L’indagine dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi).

«Prenderemo una quarantena di chili», era scritto su uno dei meme (vignette, per i meno avvezzi all’uso dei social) di maggior successo su Facebook da marzo in poi. Sappiamo bene come l’obbligo di stare a casa ci abbia indotti più spesso ad aprire frigorifero e credenza, affogando nel cibo il dispiacere della vita da lockdown. Ma se chi ha un peso tutto sommato nella norma ha potuto permettersi di scherzarci su, le restrizioni del Coronavirus sono state ancor più dure per chi soffriva già di disturbi alimentari (abbiamo approfondito l’argomento qui: Coronavirus e disturbi alimentazione, l’allarme dell’Iss).

Il lockdown, in particolare, ha peggiorato le condizioni delle persone obese: l’aumento medio registrato è di quattro chili, diventati anche di più in chi ha lavorato in smart working. Lo indicano i primi risultati di uno studio multicentrico non-profit condotto dalla Fondazione Adi dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) su un campione di 1.300 pazienti obesi in cura nei Centri Obesity Day dell’Adi che operano nel Ssn presenti su tutto il territorio nazionale. Del sondaggio, ci informa l’Adnkronos Salute.

Obiettivo, conoscere quanto le restrizioni imposte dal lockdown e dall’epidemia abbiano inciso sul loro stile di vita, in considerazione delle difficoltà nella gestione quotidiana della malattia a livello clinico-assistenziale, delle complicanze, dell’accesso alle cure e ai vari specifici trattamenti dietetici, comportamentali, farmacologici e chirurgici. Secondo i dati – oltre ai 4 chili in più dichiarati dal 50% degli intervistati – nel 58% dei pazienti si è avuta anche una riduzione dell’attività motoria e nel 35% un aumento delle difficoltà emotive. «Nelle persone obese intervistate la modalità di lavoro smart sembra favorire l’adozione di comportamenti non salutari, come mangiare scorrettamente e ridurre notevolmente l’attività fisica», commenta Antonio Caretto, presidente Fondazione Adi.

«Pur tenendo una migliore regolarità negli orari del consumo dei pasti rispetto a quando si è fuori casa – continua Caretto – nella maggior parte di essi vi è una tendenza a pensare più spesso al cibo e di conseguenza a mangiare di più durante i pasti principali e allo stesso tempo a piluccare nel corso della giornata». Comportamenti che peggiorano la malattia e inducono a una possibile insorgenza o peggioramento di complicanze. In Italia è sovrappeso oltre una persona su tre (36%, con preponderanza maschile: 45,5% rispetto al 26,8% nelle donne), obesa una su dieci (10%), diabetica più di una su venti (5,5%) e oltre il 66,4% delle persone con diabete di tipo 2 è anche sovrappeso o obeso.

«L’aumento di peso, indotto da questo periodo, può aumentare nelle persone obese il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 o malattie cardiovascolari – aggiunge Caretto – patologie croniche con cui purtroppo ci siamo scontrati nella maggior parte dei reparti Covid-19. L’obesità è una malattia altamente disabilitante e rappresenta un importante fattore di rischio e di mortalità. Le evidenze scientifiche dimostrano come riducendo di un punto percentuale l’incidenza dell’obesità si riesca ad abbattere da uno a tre milioni i casi di tumore, malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione tra i cittadini europei. Abbassarla di cinque punti percentuali ne eviterebbe addirittura da due a nove milioni”.



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