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Reati: più facile non essere puniti

24 Luglio 2020 | Autore:
Reati: più facile non essere puniti

Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto: cos’è e come funziona dopo la sentenza della Corte Costituzionale?

Si può essere perdonati dalla giustizia per un reato commesso? Sì, se il giudice ritiene che non si tratti di un fatto particolarmente grave e che il comportamento non sia abituale. La legge italiana, con l’introduzione, nel 2015, della speciale causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ha offerto alla magistratura italiana la possibilità di decidere di non procedere contro le persone che si sono macchiate, in maniera occasionale, di un reato non grave. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, i limiti della non punibilità per particolare tenuità sono stati estesi: possiamo dunque dire che oggi è più facile non essere puniti per i reati commessi.

Come ti illustrerò nel prosieguo di questo articolo, la particolare tenuità del fatto è una causa di esclusione della punibilità: in pratica, significa che, pur essendo riconosciuta la commissione del fatto, il giudice decide di non irrogare alcuna punizione, vista la scarsa gravità del crimine commesso. I reati che rientrano in questo speciale “scudo” sono quelli puniti fino a un massimo di cinque anni di reclusione. A seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, però, questo limite di pena è stato eliminato, purché ricorra una determinata circostanza. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: capiremo insieme perché è più facile non essere puniti per particolare tenuità del fatto.

Particolare tenuità del fatto: cos’è?

La particolare tenuità del fatto è una causa di esclusione della punibilità. In pratica, significa che la legge, di fronte alla commissione di un crimine, decide di chiudere un occhio e di non punire il suo autore, in considerazione dell’occasionalità della condotta e della non gravità del reato.

Insomma: l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto è una sorta di perdono nei riguardi di una persona che, seppur astrattamente colpevole, non merita di essere punito.

L’intento non celato dell’istituto in questione è quello di evitare di ingolfare la macchina della giustizia con procedimenti tutto sommato superflui.

Particolare tenuità del fatto: come funziona?

Secondo il codice penale [1], nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

Ma quando l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento non è abituale? A dircelo è sempre il codice penale.

Per la legge, l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

L’offesa non può altresì essere ritenuta di particolare tenuità nemmeno quando si procede per delitti, puniti con una pena superiore nel massimo a due anni e sei mesi di reclusione, commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, ovvero per i reati di violenza, resistenza od oltraggio a pubblico ufficiale quando questi è nell’esercizio delle proprie funzioni.

Sempre per la legge, il comportamento è abituale nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate (tipo i maltrattamenti contro i familiari, lo stalking, ecc.).

Particolare tenuità estesa a reati più gravi

Come detto in apertura, una sentenza della Corte Costituzionale [2] ha rivisto la portata della non punibilità per particolare tenuità del fatto, estendendola anche ai reati puniti con pena superiore ai cinque anni, purché però non sia previsto un minimo edittale di pena detentiva. Cosa significa? Mi spiego meglio.

Per la maggior parte dei reati la legge prevede una pena minima, al di sotto della quale non è possibile scendere, e una pena massima, al di sopra della quale non si può salire. Facciamo un esempio.

Il furto semplice è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni; ciò significa che il giudice, dovendo valutare la responsabilità dell’imputato, se lo ritiene colpevole dovrà comminargli una pena che può andare da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni. La discrezionalità nella scelta della pena concreta da irrogare spetta al giudice, valutate tutte le circostanze del caso.

Orbene, esistono anche reati per i quali la legge prevede solamente un limite massimo di pena: è il caso della ricettazione di lieve entità, punita con la reclusione sino a sei anni.

In questi casi, quando la norma penale prevede solo il tetto massimo di pena, il minimo è fissato per legge a 15 giorni di reclusione.

È proprio per questi tipi di reati che la Corte Costituzionale ha stabilito la possibilità di applicare l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, anche se la pena massima è superiore ai cinque anni.

Il principio è dunque il seguente: è consentita l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai reati per i quali non è previsto un minimo edittale di pena detentiva, anche se il limite massimo è superiore ai cinque anni.

Ecco perché, a seguito di detta sentenza, è più facile non essere puniti per i reati: l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto può essere applicata anche a reati sanzionati molto severamente, purché la legge non stabilisca per loro una pena minima.

Perché perdonare anche i reati puniti severamente?

La scelta della Consulta di estendere la portata dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto è presto spiegato.

Secondo la Corte Costituzionale, con la scelta di consentire l’irrogazione della pena detentiva nella misura minima assoluta (che è pari a 15 giorni di reclusione), il legislatore ha riconosciuto che alcune condotte sono caratterizzate da un’offensività ridotta. Per esse, quindi, è irragionevole escludere a priori l’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Dunque, secondo la Consulta, i reati per i quali non è prevista una pena minima sono per loro natura di scarso spessore penale, anche quando sono puniti, nel massimo, con una pena consistente. Pertanto, per queste tipologie di crimini può applicarsi la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.


note

[1] Art. 131-bis cod. pen.

[2] Corte Cost., sentenza 21 luglio 2020 n. 156.

Autore immagine: Depositphotos.com


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