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Litigi davanti ai figli: è reato?

27 Luglio 2020
Litigi davanti ai figli: è reato?

Le liti tra mamma e papà possono integrare il reato di maltrattamenti in famiglia a danno del minore.

Tu e tuo marito non vi sopportate più. Le discussioni, ormai, sono all’ordine del giorno. Tuttavia, da quando ti sei decisa a chiedere la separazione, tuo marito è diventato una furia al punto che avete alzato più volte la voce e vi siete spintonati in presenza dei vostri due bambini. In questo articolo, parleremo dei litigi davanti ai figli: è reato? Cosa dice la legge? In realtà, quando i minori assistono alle litigate tra genitori possono subire serie conseguenze psicologiche e sviluppare paure, insicurezze, ansia, ecc. In altre parole, si tratta di un vero e proprio maltrattamento. Ma procediamo con ordine e vediamo insieme quando i litigi davanti ai figli integrano un reato.

Litigi davanti ai figli: la violenza assistita

Molte volte i figli sono presenti ai litigi tra i genitori. In tal caso, si tende a parlare di violenza assistita, ossia quando i minori sono costretti ad assistere passivamente a episodi di violenza fisica o verbale tra le mura domestiche. Tali condotte hanno gravi ripercussioni psicologiche sul bambino. Pensa, ad esempio, al papà che grida e insulta pesantemente la moglie in presenza del figlio piccolo che poi non riesce più a dormire la notte.

Litigi davanti ai figli: è reato?

Secondo la Cassazione [1], litigare davanti ai figli configura il reato di maltrattamenti in famiglia [2]. Ti riporto un esempio che ti aiuti a capire meglio.

Tizio e Caia sono sposati e hanno il figlio Caietto di 6 anni. Da qualche mese, Tizio è diventato particolarmente geloso al punto che un giorno accusa la moglie di tradimento. I due genitori discutono e urlano ogni giorno davanti a Caietto, il quale comincia a piangere e a tremare. Col passare del tempo, il figlio diventa sempre più taciturno e non mangia più.

Nell’esempio riportato, quindi, il piccolo Caietto è vittima di maltrattamenti pur non essendo il bersaglio della violenza verbale, ma è stato coinvolto indirettamente in quanto ha assistito, quale spettatore passivo, agli scontri feroci tra i genitori all’interno delle mura di casa.

Per i giudici di legittimità, dunque, non vi è dubbio che in casi del genere scatta il reato di maltrattamenti in famiglia in cui rientrano percosse, lesioni, minacce, umiliazioni, ecc. Tali condotte, però, devono:

  • essere reiterate nel tempo: quindi, non deve trattarsi di episodi sporadici ma continui e ripetuti;
  • essere idonee a offendere il bene giuridico tutelato (cioè la famiglia);
  • determinare una sofferenza psicofisica nella vittima o un pregiudizio nello sviluppo della sua personalità.

In tema di maltrattamenti, perciò, si può distinguere una violenza attiva e una violenza passiva. Quest’ultima, come già spiegato, si può configurare nei confronti dei figli che sono presenti quando tra mamma e papà si scatena una lite furibonda.

Litigi davanti ai figli: si può chiedere l’affidamento esclusivo?

Partiamo da un esempio.

Mevia e Sempronio sono due genitori che stanno per separarsi dopo un matrimonio durato ben 8 anni. Succede che, quasi tutti i giorni, le discussioni tra moglie e marito sfociano in furiose litigate con piatti rotti, urla, insulti, ecc. Dopo aver assistito a tutte le litigate dei genitori, il loro figlio di 5 anni non gioca più con gli altri bambini e passa tutto il tempo da solo. 

Come puoi notare, uno dei tanti problemi è la conflittualità tra i coniugi che hanno deciso di separarsi. Molte volte capita che in fase di separazione, i genitori, presi dal farsi la guerra, non prestino attenzione alle conseguenze che tali liti possono avere sui propri figli. A questo punto, è lecito domandarsi se una conflittualità tra coniugi può essere una ragione valida per chiedere al giudice l’affidamento esclusivo dei figli. La risposta è negativa se la conflittualità non è elevata al punto da arrecare un pregiudizio sul bambino. La richiesta di affido esclusivo, infatti, deve basarsi su circostanze gravi, tese a dimostrare che il papà o la mamma non sono idonei a svolgere il ruolo di genitore. Pensa, ad esempio, al marito che picchia la moglie in presenza del figlio oppure ha l’abitudine di abbandonare quest’ultimo a casa da solo. Comportamenti del genere sono rivelatori della totale incapacità di prendersi cura di un bambino. Chi è solito picchiare la moglie è quasi certo che lo farà anche con il figlio. Ovviamente, spetterà poi al giudice valutare la sussistenza dei presupposti e l’idoneità o meno dei genitori.

Litigi davanti ai figli: le conseguenze

I figli esposti alla violenza fisica e verbale possono subire gravi problemi psicologici che si riversano:

  • sullo sviluppo fisico: in particolare, i bambini piccoli possono manifestare un deficit visivo o un ritardo nello sviluppo psicomotorio;
  • sullo sviluppo cognitivo: la violenza fisica o verbale tra genitori può avere effetti negativi sull’autostima o sulle competenze intellettive del figlio. Ad esempio, il bambino comincia ad avere totale sfiducia nelle sue capacità o diventa apatico, ecc.;
  • sul comportamento: paura, senso di colpa, tristezza, rabbia, incapacità di reagire, ansia, a lungo andare possono fare insorgere uno stato di depressione, tendenze suicide, disturbi del sonno, disturbi alimentari;
  • sulle capacità di socializzazione: il bambino non riesce più ad avere rapporti con i suoi coetanei o a relazionarsi con gli adulti.

Ma non è tutto. I maltrattamenti inflitti da un genitore all’altro e in presenza dei figli possono giustificare anche una dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale.


note

[1] Cass. n. 18833/2018 del 02.05.2018.

[2] Art. 572 cod. pen.


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