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Lettera di trasferimento del dipendente

23 Luglio 2020
Lettera di trasferimento del dipendente

Trasferimento del dipendente: comunicazione sempre scritta ma che succede se non c’è né preavviso, né motivazione?

Si può ricevere, dall’azienda per cui si lavora, una comunicazione di trasferimento in assenza di preavviso e di giustificazione? Si può essere spostati di sede dall’oggi al domani, senza magari avere neanche il tempo di organizzare i propri affari personali? A chiederselo sono in molti: lo conferma l’enorme mole di cause giunte sino ai banchi della Cassazione aventi ad oggetto tale quesito. 

Più nel dettaglio, la Corte è stata chiamata a giudicare sulle modalità con cui deve essere redatta e inviata la lettera di trasferimento del dipendente. In particolare, è stato chiesto se sia dovuta una forma specifica, un preavviso o una motivazione.

Su tali questioni, i giudici supremi sono intervenuti di recente con un ennesimo provvedimento chiarificatore [1]. Ecco cosa è stato detto in questa occasione.

Quando è possibile il trasferimento del dipendente?

A norma dell’articolo 2103 del Codice civile, il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. 

Tale inciso disciplina la cosiddetta mobilità interna ossia il trasferimento del lavoratore ad altre unità produttive (e non quindi quello ad altre aziende dello stesso gruppo). Tale previsione riconosce al datore di lavoro il potere unilaterale di modificare in via definitiva il luogo della prestazione lavorativa a parità di mansioni. 

Il trasferimento può essere disposto, però, solo per comprovate ragioni tecnico-organizzative, che il datore ha l’onere di provare e di comunicare al lavoratore interessato, anche se solo su richiesta di questi e non contestualmente al provvedimento di trasferimento.

Il dipendente che voglia contestare la sussistenza delle ragioni del trasferimento non può esimersi dall’eseguire la prestazione lavorativa ma deve prima agire in tribunale affinché sia il giudice ad annullare l’ordine di servizio. Quindi, se il dipendente non si presenta presso la nuova sede può essere licenziato per assenza ingiustificata. L’assenza è consentita solo laddove l’ordine del datore dovesse essere contrario alla buona fede: si pensi a una donna gestante con gravidanza a rischio o a una persona che assista un familiare disabile titolare della legge 104.

Come chiarito dalla giurisprudenza «anche in caso di trasferimento illegittimo il rifiuto del dipendente ad assumere servizio presso la sede di destinazione deve essere, in ragione della circostanze, conforme a buona fede. Invero, vertendosi in ipotesi di contratto a prestazioni corrispettive, la parte adempiente può rifiutarsi di eseguire la prestazione a proprio carico solo ove tale rifiuto, avuto riguardo alle circostanze concrete, non risulti contrario alla buona fede. Pertanto, anche nell’ipotesi di trasferimento per ragioni non previste dalla legge, l’inadempimento datoriale non legittima in via automatica il rifiuto del lavoratore ad eseguire la prestazione lavorativa [2]».

La comunicazione di trasferimento del dipendente deve essere scritta?

Il provvedimento di trasferimento non è soggetto ad alcun onere di forma. Il che significa che può essere comunicato per iscritto o anche verbalmente. Il contratto collettivo può prevedere diversamente.

La lettera di trasferimento del dipendente deve essere motivata?

Secondo la Cassazione, la lettera contenente la comunicazione del trasferimento del dipendente non deve necessariamente contenere l’indicazione dei motivi, né il datore di lavoro ha l’obbligo di rispondere al lavoratore che li richieda.

Come precisato dal tribunale di Milano [3], la motivazione concernente il trasferimento del lavoratore è efficace ancorché sia resa nota in un momento successivo alla relativa comunicazione e su istanza dell’interessato.

Se però il dipendente contesta la legittimità del trasferimento, e lo fa avviando un contenzioso in tribunale, spetta al datore di lavoro provare in giudizio le fondate ragioni che lo hanno determinato. 

Dunque, non si applica alla comunicazione di trasferimento, neanche in via analogica, l’obbligo di motivazione che invece è previsto per i licenziamenti e le sanzioni disciplinari. 

Assenza ragioni del trasferimento e l’inefficacia del trasferimento solo se il lavoratore ne faccia richiesta

Come chiarito da altra giurisprudenza, ai fini dell’efficacia del provvedimento di trasferimento del lavoratore, non è necessario che vengano contestualmente enunciate le ragioni del trasferimento stesso, atteso che il Codice civile, nella parte in cui dispone che le ragioni tecniche, organizzative e produttive del provvedimento siano comprovate, richiede soltanto che tali ragioni, ove contestate, risultino effettive e di esse il datore di lavoro fornisca la prova.

Pertanto, l’onere dell’indicazione delle ragioni del trasferimento, che, in caso di mancato adempimento, determina l’inefficacia sopravvenuta del provvedimento, sorge a carico del datore di lavoro solo nel caso in cui il lavoratore ne faccia richiesta.

È dovuto il preavviso in caso di trasferimento del dipendente?

La legge non prevede alcun obbligo, per l’azienda, di fornire il preavviso al dipendente prima del trasferimento. Sicché, la decisione gli può essere comunicata, nel rispetto del principio di correttezza e buona fede, anche in prossimità dell’efficacia del nuovo ordine di servizio, tenendo ovviamente conto della distanza che sussiste tra la vecchia e la nuova sede (chiaramente, maggiore è la distanza, maggiore dovrà essere il tempo lasciato al dipendente per potersi organizzare, anche ai fini di un alloggio). 

Il contratto collettivo può prevedere disposizioni differenti imponendo non solo l’obbligo di preavviso ma anche un termine minimo da rispettare (come succede, ad esempio, nell’ambito del personale dipendente degli istituti di credito). 

Lavoratore con la legge 104

Il dipendente titolare dei benefici della legge 104 del 1992, perché assiste un familiare disabile, ha diritto, ove possibile, a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e può essere trasferito ad altra sede solo se c’è la sua autorizzazione. 

È pertanto illegittimo il trasferimento eseguito in violazione delle predette regole: in tali ipotesi, il trasferimento deve essere annullato per mancato rispetto della legge.  

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi:

 


note

[1] Cass. Sez. Lav. 19 giugno 2020, n. 12029.

[2] Trib. Roma, sent. n. 2542/2020.

[3] Trib. Milano, sent. n. 685/2017.


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