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L’ascensore sociale dell’avvocatura italiana si è rotto

23 Luglio 2020 | Autore:
L’ascensore sociale dell’avvocatura italiana si è rotto

La mobilità delle condizioni economiche tra generazioni è una caratteristica fondamentale per una società.  

La possibilità di conseguire un miglioramento delle condizioni di vita costituisce un potente incentivo allo sviluppo delle proprie capacità, all’innovazione, all’impegno nel lavoro; ne trae beneficio non solo il singolo individuo, ma anche l’intera collettività, che può avvantaggiarsi di una più robusta crescita dell’economia.

La mobilità intergenerazionale costituisce inoltre un elemento cruciale in termini di uguaglianza. Una società che registri possibilità di successo economico significativamente superiori in funzione delle fortune dei propri avi tende a generare scontento ed è fonte di possibili tensioni nella parte di popolazione svantaggiata. Tale circostanza costituisce inoltre un’alterazione dei principi di uguaglianza su cui si fondano le democrazie occidentali.

La nostra stessa Costituzione, nell’articolo 3, ci ricorda che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che, limitando l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Il successo economico di un individuo può infatti essere ostacolato (o favorito) dall’esistenza di fattori che sfuggono al controllo delle persone (come per esempio il sesso, il luogo di nascita, l’etnia, l’istruzione e le condizioni economiche della famiglia di origine).

Occorre dunque interrogarsi sulle cause che danno origine alla disuguaglianza di opportunità e riflettere sulle politiche più appropriate per favorire la realizzazione dei singoli e una crescita più inclusiva.

Gli studi sulla persistenza nelle classi sociali e nelle condizioni occupazionali tra genitori e figli e sulla trasmissione intergenerazionale del reddito e della ricchezza forniscono elementi importanti per valutare l’uguaglianza delle opportunità di soggetti con differenti condizioni della famiglia di origine.

In Italia le analisi di questo genere hanno una consolidata tradizione (si vedano, per esempio, Barbagli e Schizzerotto, 1997; Cobalti e Schizzerotto, 1994; Fabbri e Rossi, 1997). Questi studi, pur con differenze di metodo, hanno messo in luce la scarsa mobilità della società italiana. Secondo recenti analisi comparative, l’Italia risulta tra i paesi con una forte influenza diretta delle origini familiari sul successo occupazionale dei figli (Bernardi e Ballarino, 2016; Ballarino et al., 2016). Misure di “unfair inequality” collocano l’Italia tra i paesi in cui la distribuzione del reddito si discosta maggiormente da quella che risponde a criteri di uguaglianza di opportunità e di libertà dalla povertà (Hufe et al., 2018).

Un aspetto che contribuisce significativamente alla persistenza delle condizioni sociali ed economiche dei figli rispetto a quelle dei padri è l’istruzione (cfr. per esempio, Ballarino e Schizzerotto, 2011; Checchi et al., 2013; Ballarino et al., 2016).

Nonostante il ruolo rilevante svolto dall’istruzione pubblica in Italia, la persistenza intergenerazionale nei livelli di istruzione continua ad essere elevata, con valori della correlazione tra gli anni di studio dei padri e quelli dei figli che si collocano attorno a 0,5. Ma l’importanza delle origini sociali sul successo occupazionale non avviene solo per il tramite dell’istruzione. Anche a parità di istruzione, chi proviene da una famiglia appartenente alle classi superiori ha una maggiore probabilità di inserirsi e mantenersi nelle posizioni elevate della struttura occupazionale (Mocetti, 2014; Ballarino et al. 2016, Mocetti et al., 2018). (Istruzione, reddito e ricchezza: la persistenza tra generazioni in Italia di Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio in Questioni di Economia e Finanza, Banca d’Italia).

La situazione dell’avvocatura italiana è nota e i numeri sono quelli pubblicati sulla Rivista “La previdenza forense” a cura dell’attuario interno di Cassa Forense.

Quasi 100 mila avvocati hanno un reddito inferiore a € 20.000,00 annui il che significa che non vi potrà più essere né trasmissione di istruzione né tantomeno di ricchezza posto che per un laureato il costo è stato stimato di € 500.000,00 dei quali circa € 108.000,00 la spesa sostenuta dallo Stato.

L’avvocatura italiana è quindi destinata a un lungo ma inevitabile oblio che taglierà nei fatti almeno 100 mila colleghi per riportarci, come dice l’Europa, agli standard europei.

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Fonte: Diritto e Giustizia



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