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Concorsi pubblici: se tra i candidati c’è l’ex di uno degli esaminatori…

11 Settembre 2014 | Autore:
Concorsi pubblici: se tra i candidati c’è l’ex di uno degli esaminatori…

La commissione giudicante, nei concorsi pubblici, ha un esercito di amici, parenti, fidanzate, ex fidanzate e conoscenti “importanti” che forse stanno sostenendo le prove: denunciare per ottenere la sostituzione dell’esaminatore sospetto.

Se, in un concorso pubblico, un membro della commissione esaminatrice è stato legato sentimentalmente a un candidato, deve essere sollevato dal suo incarico poiché, seppur la relazione è conclusa, tale circostanza potrebbe influire sulla serenità di giudizio, e quindi sulla sua imparzialità.

Lo ha stabilito il Tar Lombardia in una recente sentenza [1].

Nelle aule in cui si tengono i concorsi è verosimile si annidino parenti, amici, fidanzati o ex fidanzati, amanti o ex amanti dei membri della commissione giudicante. In questi casi, per un candidato che non ha santi in paradiso, ogni prova, ogni esame diventa una lotta contro i mulini a vento.

Tuttavia, non sempre questi legami tra esaminatori e candidati passano inosservati. È quello che è successo all’Università di Milano, in occasione dell’assegnazione di un posto da ricercatore. Alcuni candidati hanno infatti proposto ricorso sulla base della presunta relazione sentimentale intercorsa tra la vincitrice del concorso e uno dei membri della commissione giudicante.

La relazione sentimentale, non negata dalle parti, era tuttavia cessata da ben tredici anni. Tale circostanza non si è rivelata sufficiente a evitare la revoca dell’esaminatore, finalizzata a garantire il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione [2].

Così come accade nelle aule di Tribunale, anche nei concorsi pubblici i cittadini hanno il diritto di essere giudicati da soggetti terzi e imparziali [3] e di avere pari condizioni nell’accesso ai pubblici uffici [4].

Così come il giudice investito della decisione di una causa, in determinati casi, ha l’obbligo di astenersi dal giudizio, anche il commissario, qualora abbia un interesse personale nel concorso pubblico o sia in rapporto di parentela, di amicizia, di convivialità, di affetto, di “convenienza” o di grave inimicizia con uno dei partecipanti, ha l’obbligo di farlo presente e rinunciare all’incarico, al fine di essere sostituito.

In caso contrario, il concorso risulta illegittimo [5] poiché i rapporti fra esaminatore e candidato sono tali da far supporre che quest’ultimo sia stato giudicato non in base al risultato delle prove, ma in virtù delle conoscenze personali [6].

In presenza di legami sospetti, seppur risalenti nel tempo, che possano indebolire l’imparzialità del commissario, non è necessario provare che i favori verso il candidato ci siano effettivamente stati; è sufficiente il solo pericolo di una compromissione della serenità di giudizio degli esaminatori per far scattare la loro incompatibilità [7].

In buona sostanza, non è necessario che il concorso pubblico sia effettivamente inquinato nei risultati, ma è sufficiente che sussista la possibilità che ciò possa accadere, in virtù dei rapporti personali tra candidato ed esaminatore.


note

[1] Tar Lombardia, sez. I Milano, sent. n. 2307/14.

[2] Art. 97 Cost.; art. 51 c.p.c.; art. 36 c.p.p.

[3] Art. 111 Cost.

[4] Art. 51 Cost.

[5] Ex multis, Cons. di Stato, sent. n. 8/1999.

[6] Cons. di Stato, sent. n. 8/1999.

[7] Cons. di Stato, sent. n. 8/1999.


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