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Chi può fare il sostituto d’imposta?

24 Luglio 2020
Chi può fare il sostituto d’imposta?

Nei rapporti di lavoro è il datore di lavoro a sostituirsi al dipendente nel pagamento delle tasse e dei contributi ai relativi enti di competenza.

Proprio nel periodo estivo si viene a creare, per molti contribuenti italiani, un ingorgo di scadenze fiscali. La questione riguarda soprattutto i lavoratori autonomi che devono provvedere autonomamente al pagamento delle tasse. Tuttavia, anche i lavoratori subordinati, sono chiamati (salvo alcuni casi di esonero) a presentare la dichiarazione dei redditi.

Per poter presentare la dichiarazione dei redditi, tuttavia, occorre aver prima ricevuto le certificazioni uniche da parte di tutti i soggetti con i quali sono intercorsi dei rapporti di lavoro. Questa necessità nasce dal fatto che, spesso, l’obbligazione fiscale e contributiva non viene assolta direttamente dal soggetto obbligato ma da un sostituto, che versa tasse e contributi per conto del contribuente. Questo soggetto si chiama sostituto di imposta.

Ma chi può fare il sostituto d’imposta? Come vedremo, la figura del sostituto d’imposta è tipica del rapporto di lavoro subordinato. Infatti è il datore di lavoro a versare tasse e contributi per conto del dipendente. Tuttavia, anche al di fuori dei rapporti di lavoro, esistono altre figure di sostituto d’imposta.

Chi è il sostituto d’imposta?

Nel nostro sistema fiscale e previdenziale, su ogni euro di reddito che viene incassato da un soggetto a fronte di un lavoro effettuato o di una prestazione di servizi è necessario pagare tasse e contributi previdenziali. In alcuni casi, tuttavia, non è il soggetto obbligato a versare materialmente le tasse e i contributi agli enti competenti ma un altro soggetto.

Il sostituto d’imposta è, per l’appunto, un soggetto che sostituisce il contribuente nell’adempimento degli obblighi fiscali e contributivi, provvedendo al versamento per conto dell’obbligato delle imposte e dei contributi previdenziali agli enti competenti.

La figura del sostituto d’imposta è tipica del rapporto di lavoro subordinato. Infatti, in questa tipologia contrattuale, il datore di lavoro, agendo come sostituto d’imposta, trattiene dalla retribuzione lorda dovuta al lavoratore gli importi che il dipendente deve versare allo Stato ed all’Inps per il pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali. Il lavoratore, quindi, riceve lo stipendio netto già epurato delle tasse e dei contributi a suo carico.

Successivamente, alle scadenze previste dalla legge, il sostituto d’imposta provvede a versare agli enti competenti le somme trattenute in busta paga direttamente al lavoratore [1].

Il lavoratore può verificare i calcoli fatti dal datore di lavoro attraverso la busta paga.

Nel cedolino paga, infatti, vengono indicate tutte le operazioni effettuate dal datore di lavoro per calcolare l’Irpef dovuta dal dipendente allo Stato ed i contributi previdenziali dovuti all’Inps. Leggendo la busta paga è, quindi, possibile comprendere con quali passaggi il datore di lavoro è passato da un certo stipendio lordo al reddito netto mensile finale.

Non vi è dubbio che l’introduzione del sostituto d’imposta abbia notevolmente semplificato i rapporti tra il lavoratore e il fisco nonché tra lavoratore ed Inps. Infatti, in questo modo, il lavoratore viene esonerato dal porre in essere tutti gli adempimenti che derivano dall’obbligo di pagare tasse e contributi previdenziali.

Per quanto riguarda, invece, l’interesse dello Stato, con la figura del sostituto d’imposta, l’amministrazione statale si garantisce l’immediato introito delle tasse e dei contributi previdenziali a carico del lavoratore senza rischiare che il dipendente possa ritardare od omettere il pagamento.

Se, infatti, il dipendente ricevesse lo stipendio lordo, dovendo poi provvedere autonomamente al versamento di tasse e contributi, sarebbero senza dubbio più frequenti ritardi, omissioni ed errori con pesanti ripercussioni sulle casse dello Stato.

Di cosa si occupa il sostituto d’imposta?

Il sostituto d’imposta, come abbiamo detto, si occupa di versare tasse, tributi e contributi previdenziali al posto di un altro soggetto. L’esempio classico di sostituto di imposta è il datore di lavoro che versa tasse e contributi previdenziali agli enti competenti in nome e per conto del lavoratore subordinato.

Il sostituto d’imposta può agire in due diversi modi:

  • a titolo di imposta: in questo caso, il sostituto paga tutto l’importo dovuto da parte del contribuente che non ha dunque più alcun debito con l’ente creditore;
  • a titolo di acconto: in questo caso, invece, il sostituto si limita ad anticipare al contribuente il pagamento di una parte dell’obbligazione fiscale ma resta comunque a carico del contribuente il pagamento della differenza.

Cos’è il modello 770?

Il modello 770 è un documento fiscale che viene utilizzato dal sostituto di imposta per trasmettere all’Agenzia delle Entrate tutti i dati legati alle imposte del contribuente, le ritenute effettuate, i compensi versati.

Il modello 770 deve essere obbligatoriamente trasmesso dalle aziende, dalle società di capitali con sede in Italia, dagli enti non commerciali sia pubblici che privati, dalle associazioni non riconosciute, da società di ogni tipo e dai condomini entro il 31 ottobre di ogni anno, attenendosi alle istruzioni fornite appositamente dall’Agenzia delle Entrate. Attraverso questo modello, l’Erario potrà conoscere tutte le operazioni fatte dal sostituto d’imposta con riferimento alle tasse dovute dal contribuente.

Che cos’è la certificazione unica?

La certificazione unica viene utilizzata per attestare i redditi di lavoro dipendente e assimilati nonché i redditi da lavoro autonomo e quelli derivanti da alcuni contratti di locazione.

Il soggetto giuridico che ha effettuato dei pagamenti a favore del lavoratore subordinato o del lavoratore autonomo rilascerà, dunque, entro il 30 aprile di ogni anno, questa certificazione nella quale saranno riepilogati tutti i redditi erogati al lavoratore e le somme trattenute a titolo di sostituto d’imposta.

I soggetti tenuti al rilascio della certificazione unica devono trasmetterla telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 31 marzo di ogni anno.

La certificazione unica è molto importante perché attesta tutti i redditi percepiti nell’anno di imposta dal lavoratore. Spesso, anche per ottenere un prestito in banca o per comprare un’auto a rate, il venditore richiede al cliente la certificazione unica, al fine di verificare il reddito percepito e la sostenibilità del prestito e delle rate sulla base del reddito.

Cosa succede in sede di dichiarazione dei redditi?

La certificazione unica, inoltre, è il documento principale che deve essere presentato al Caf o al commercialista per presentare il Modello 730, nel caso dei dipendenti, o il Modello Unico, nel caso dei lavoratori autonomi, ossia, la dichiarazione dei redditi.

Come abbiamo detto, nella gran parte dei casi, il sostituto di imposta si limita a versare un acconto sulle tasse che, complessivamente, il contribuente dovrà versare al fisco.

Facciamo l’esempio del rapporto di lavoro subordinato.

Come sappiamo, l’imposta sul reddito delle persone fisiche è un’imposta progressiva per scaglioni. Maggiore è il reddito annuale del lavoratore, maggiore sarà l’imposta da pagare.

Il datore di lavoro, quando trattiene l’Irpef che il lavoratore deve versare all’erario a titolo di sostituto d’imposta, lo fa avendo a mente la retribuzione che egli eroga normalmente al lavoratore. Quest’ultimo, tuttavia, potrebbe percepire anche altri redditi, ignorati dal datore di lavoro, che determinano un innalzamento dell’Irpef dovuta allo Stato e dei relativi scaglioni.

Proprio per questo, in sede di dichiarazione dei redditi, potrebbe emergere che le tasse versate dal sostituto di imposta e trattenute dalla busta paga del dipendente non sono sufficienti a coprire il totale importo da pagare a titolo di Irpef da parte del lavoratore. In questo caso, dunque, il lavoratore dovrà versare all’Agenzia delle Entrate la differenza tra quanto trattenuto mensilmente in busta paga dal sostituto d’imposta e quanto realmente dovuto.

L’attività compiuta dal sostituto d’imposta è importante anche per determinare l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi con il modello 730.

La presentazione della dichiarazione dei redditi non è infatti sempre obbligatoria.

L’obbligo di presentare il modello 730 è escluso in tutti i casi in cui non ci sono imposte da versare o sono state già interamente e correttamente trattenute e versate dal sostituto d’imposta. Parimenti, l’obbligo di presentare il modello 730 resta escluso se le imposte non sono dovute in origine, ad esempio perché i redditi sono esenti da tassazione, come nel caso delle pensioni di invalidità.

Tuttavia, anche nei casi in cui il soggetto è esonerato dal presentare la dichiarazione dei redditi, è possibile comunque presentare il modello 730 per dichiarare eventuali spese sostenute, fruire di detrazioni, chiedere rimborsi che derivano dalle dichiarazioni degli anni precedenti, accedere ad un credito di imposta.

Ma chi è escluso dalla presentazione del Modello 730? Sono esclusi:

  • i soggetti che hanno esclusivamente redditi da abitazione principale o altri fabbricati non locati;
  • i soggetti che hanno esclusivamente redditi da lavoro dipendente e da pensione corrisposti da un unico sostituto d’imposta;
  • i soggetti che hanno esclusivamente i redditi soggetti ad imposta sostitutiva con esclusione della cedolare secca o redditi soggetti a ritenuta alla fonte;
  • i soggetti titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa con un unico sostituto d’imposta.

Nel caso di soggetti percettori dell’indennità di disoccupazione è importante sottolineare che chi nell’anno precedente ha percepito sia redditi da lavoro che la Naspi, avrà due certificazioni uniche: una rilasciata dal datore di lavoro ed una rilasciata dall’Inps.

Ne consegue che tale soggetto sarà obbligato a presentare il modello 730 indicando l’Inps come sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio.


note

[1] L. 600/73.


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