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Successione legittima: come funziona

24 Luglio 2020 | Autore:
Successione legittima: come funziona

Eeredi legittimi e legittimari, la quota di eredità che spetta agli eredi in assenza di testamento.

Quando un soggetto muore senza lasciare testamento, la spartizione dei suoi beni tra gli eredi ha luogo in base a quanto stabilito dal codice civile, il quale, per questa specifica ipotesi, ha previsto un tipo di successione, definita legittima, alternativa o complementare rispetto a quella che avviene tramite testamento (successione testamentaria).

La successione legittima come funziona e come vengono distribuite le quote di eredità in caso di sua applicazione, saranno oggetto di esame in questo articolo. Va comunque detto che la successione legittima si apre non solo quando il defunto non ha redatto alcun testamento olografo, pubblico o segreto, ma anche quando nello stesso non ha ricompreso il suo intero patrimonio. In entrambi i casi, quindi, l’eredità si devolve secondo le regole indicate dalla legge sulla base del rapporto di parentela sussistente tra il defunto e gli eredi.

Nella successione legittima a chi spetta l’eredità?

La successione è legittima o “intestata” [1] quando manca un testamento o quando le disposizioni testamentarie non riguardano l’intero patrimonio del defunto. Pertanto, per la divisione della parte restante, si farà riferimento a quanto stabilito dalla legge in tema di successione e la stessa sarà in parte testamentaria e in parte legittima.

Nella successione legittima, i soggetti che possono ereditare i beni del defunto sono definiti successibili e si distinguono in cinque categorie:

  1. il coniuge;
  2. i discendenti (figli);
  3. gli ascendenti (genitori) e i collaterali (fratelli, sorelle e cugini);
  4. gli altri parenti di grado meno prossimo;
  5. lo Stato.

E’ opportuno precisare che la parentela nell’ordinamento italiano è rilevante solo fino al sesto grado e i rapporti di parentela sono disciplinati in maniera specifica dal codice civile [2].

Tra i successibili si individuano i così detti legittimari – cioè il coniuge, i discendenti (figli) e, in mancanza di figli, gli ascendenti – e gli eredi legittimi, ovvero i collaterali, gli altri parenti entro il sesto grado e in mancanza di un successibile, lo Stato, i quali intervengono nella successione solo in caso di mancanza dei legittimari.

Qual è la differenza tra legittimari ed eredi legittimi

I legittimari hanno sempre diritto all’eredità. Ne consegue che nell’ipotesi in cui al defunto dovessero succedere solo i figli, questi erediteranno i suoi beni in parti uguali. La situazione cambia se concorrono all’eredità non solo i figli ma anche il coniuge. Sono legittimari anche i figli nati fuori dal matrimonio, se la filiazione è stata riconosciuta o è stata dichiarata giudizialmente.

Invece, gli eredi legittimi possono ricevere l’eredità solo in alcuni casi determinati. Ad esempio, i genitori del defunto possono ereditare solo se mancano i discendenti, i fratelli o le sorelle o i loro discendenti [3] mentre i fratelli e le sorelle possono ereditare in mancanza di discendenti, genitori o altri ascendenti [4].

Quali sono le quote di eredità nella successione legittima

Nella successione legittima, le quote di eredità spettanti a ciascun erede variano a seconda del grado di parentela che unisce il defunto agli eredi e da quanti coeredi vi sono.

I chiamati all’eredità sono espressamente previsti dal codice civile secondo un ordine preciso, che è quello visto già in precedenza a proposito dei successibili.

In particolare l’assegnazione delle quote di eredità avviene seguendo tale schema:

  • se al defunto succedono i figli, questi ereditano in parti uguali [5];
  • se il defunto lascia il coniuge e un figlio, il patrimonio viene diviso al 50% tra questi due soggetti, cioè 1/2 al coniuge e 1/2 al figlio. Se i figli sono due o più, al coniuge spetta 1/3 mentre ai figli spettano i 2/3, suddivisi in parti uguali [6]. Ai figli legittimi sono equiparati quelli adottivi, quelli nati fuori dal matrimonio e quelli naturali. Se il coniuge non concorre con i figli del defunto ma solo con gli ascendenti, i fratelli o le sorelle o con soggetti di entrambe le categorie, gli spettano i 2/3 dell’eredità, salvo il diritto ad 1/3 degli ascendenti e dei collaterali. Invece, se il coniuge non concorre con figli, ascendenti, fratelli o sorelle, gli spetta tutta l’eredità [7]. Il coniuge separato concorre all’eredità come se non fosse tale, tranne se gli è stata addebitata la separazione. In caso di addebito ha diritto ad un assegno vitalizio solamente se al momento dell’apertura della successione, godeva degli alimenti;
  • nell’ipotesi in cui il defunto muore senza lasciare figli, fratelli o sorelle o loro discendenti, succedono i genitori in parti uguali. Se non vi sono nemmeno i genitori, succedono per metà gli ascendenti della linea materna e per metà quelli della linea paterna. In caso di ascendenti di grado diverso, il grado più vicino esclude gli altri (ad esempio se al defunto sopravvivono un nonno materno ed un bisnonno paterno, il primo sarà unico erede legittimo);
  • se il defunto muore senza coniuge, figli o genitori, lasciando solo fratelli e sorelle, questi succedono in parti uguali. Quando ci sono dei fratelli e sorelle unilaterali, a questi ultimi spetta la metà di quelli bilaterali [8]. Per fratelli e sorelle unilaterali debbono intendersi quelli che hanno in comune uno solo dei due genitori. Sono tali i figli di un padre ma di due madri differenti o i figli della stessa madre ma di due padri differenti. Applicando tale regola si ha che se ad esempio il defunto lascia un asse ereditario di 75 e gli succedono un fratello bilaterale ed una sorella figlia della sola madre (cosiddetta “sorella uterina”), al fratello bilaterale spetta 50, mentre alla sorella unilaterale-uterina spetta solo 25 (la metà);
  • in caso di concorso tra genitori e fratelli e sorelle, ai primi spetta non meno della metà dell’asse ereditario mentre la restante metà si suddivide fra i fratelli e le sorelle [9]. Anche in questo caso vale la regola in base alla quale i fratelli unilaterali conseguiranno la metà di quelli bilaterali o dei genitori. Nell’ipotesi in cui i genitori non vogliano succedere e vi sono altri ascendenti, il patrimonio si devolve a questi ultimi;
  • se il defunto muore senza lasciare ascendenti, discendenti, fratelli o sorelle o coniuge, la successione si devolve in favore dei parenti entro il sesto grado [10]. A tal proposito va precisato che si applica la regola secondo la quale i legami più prossimi escludono quelli di grado più remoto (ad esempio prima gli zii, parenti in terzo grado, e poi i cugini, parenti di quarto grado, ecc.). Inoltre, è bene evidenziare che nella categoria dei successibili non sono ricompresi gli affini, sia diretti (suoceri, generi, nuore) sia indiretti (cognati, ecc.).

Tabelle riepilogativa

Per fare chiarezza di seguito si trova una tabella che riporta l’assegnazione delle quote ereditarie a seconda dei casi.

Quando avviene la successione dello Stato

Se il defunto non ha congiunti, parenti prossimi o remoti, o nessuno di loro gli è sopravvissuto, e non esiste un testamento, l’eredità viene totalmente devoluta allo Stato [11].

L’apertura della successione a favore dello Stato è un’ipotesi del tutto residuale, che ha luogo soltanto laddove non vi siano parenti entro il sesto grado oppure questi abbiano rinunciato all’eredità.

Rinuncia all’eredità e successione legittima: cosa succede?

L’erede può decidere di rinunciare all’eredità ovvero può dichiarare di non volerla acquistare ad esempio perché i debiti del defunto sono superiori ai crediti. In tal modo vengono meno gli effetti che si sono verificati nei suoi confronti a seguito dell’apertura della successione e rimane completamente estraneo alla stessa. Quindi, nessun creditore potrà rivolgersi a lui per il pagamento dei debiti del defunto.

La rinuncia dell’eredità va fatta comunque con una dichiarazione:

  • davanti a un notaio;
  • oppure ricevuta da un cancelliere del tribunale nel cui circondario si è aperta la successione.

La dichiarazione viene inserita nel registro delle successioni conservato presso lo stesso tribunale.

Il diritto di accettare e, quindi, anche di rinunciare all’eredità va esercitato entro dieci anni dal giorno della morte del defunto, pena la sua prescrizione [12]. Tale termine può, tuttavia, venire abbreviato: chiunque vi ha interesse (ad esempio, un creditore personale dell’erede) può chiedere al tribunale del luogo ove si aperta la successione che sia fissato un termine entro il quale l’erede dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che l’erede abbia fatto la dichiarazione, perde il diritto di accettare/rinunciare l’eredità.

Nel caso di successione legittima se uno dei coeredi legittimi vi rinuncia e ve ne sono altri, la parte del rinunciante viene suddivisa equamente tra questi coeredi. In tal caso si parla di accrescimento [13].

È fatto comunque salvo il diritto di rappresentazione [14] che fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente anche nel caso in cui quest’ultimo non volesse accettare l’eredità. Invece, se non vi sono altri coeredi legittimi, l’eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso in cui il rinunciante mancasse.

Daniela muore senza testamento, lasciando tre figlie, Alessandra, Chiara e Miriam. Se Alessandra rinuncia all’eredità della madre, la sua quota (33,3%) si aggiunge a quelle delle sorelle, che, perciò, avranno il 50% ciascuna.

Enrico muore senza testamento, lasciando solo il figlio Federico. Quest’ultimo a sua volta ha una figlia, Martina. Se Federico rinuncia all’eredità del padre, la stessa passa a sua figlia Martina.

Cos’è la dichiarazione di successione

Gli adempimenti fiscali che gli eredi devono compiere successivamente alla morte del defunto, in particolare per quanto attiene alla liquidazione delle imposte, sono quelli connessi alla dichiarazione di successione.

All’apertura della successione gli eredi hanno a disposizione dodici mesi per presentarla e per pagare le relative imposte.

La dichiarazione di successione deve essere presentata all’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate, telematicamente.

Per maggiori dettagli sull’argomento si invita alla lettura degli articoli:


note

[1] Artt. 565 e ss. cod. civ.

[2] Artt. 74 e ss cod. civ.

[3] Art. 568 cod. civ.

[4] Art. 570 cod. civ.

[5] Artt. 566 e 567 cod. civ.

[6] Art. 581 cod. civ.

[7] Art. 583 cod. civ.

[8] Art. 570 co. 2 cod. civ.

[9] Art. 571 cod. civ.

[10] Art. 572 cod. civ.

[11] Art. 586 cod. civ.

[12] Art. 480 cod. civ.

[13] Art. 522 cod. civ.

[14] Art. 467 cod. civ.


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