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Cosa cambia con la Brexit

24 Luglio 2020
Cosa cambia con la Brexit

Le regole in vigore a partire dal 1° gennaio 2021 per gli europei che si recano nel Regno Unito per motivi di lavoro, studio o turismo.

Il termine Brexit, creato dalla fusione delle due parole “british” ed “exit”, indica l’abbandono dell’Unione europea da parte del Regno Unito. Lo Stato, infatti, aveva aderito all’allora Comunità Economica Europea (CEE) nel 1973 ma, a seguito del referendum popolare tenutosi nel giugno 2016 e che aveva ad oggetto la permanenza nell’Unione, a gran sorpresa, il 52% della popolazione (circa 17,4 milioni di persone) ha votato per il “Leave” (l’uscita), contro il 48% che ha votato per il “Remain” (restare).

Tuttavia, nonostante la volontà popolare di abbandonare l’Unione, questa separazione non è stata affatto immediata: gli accordi per regolare i rapporti tra Londra e Bruxelles sono durati fino al 31 gennaio 2020 (data che segna l’uscita ufficiale del Regno Unito) e hanno visto il succedersi di diversi governi, mentre in tutto il Paese si svolgevano manifestazioni e proteste. Ma cosa cambia con la Brexit effettivamente? Ecco cosa comporta l’accordo ottenuto dal premier inglese Boris Johnson.

Cos’è l’Unione europea?

Prima di addentrarci nel discorso sulla Brexit, dobbiamo avere ben chiaro cosa rappresenta l’Unione europea. Questa è un’unione politica ed economica di ventisette Stati che ha come scopo non solo quello di creare un mercato comune, dove i beni possono circolare liberamente, ma anche uno spazio dove tutti i cittadini dell’Unione (la cittadinanza europea la si acquista di diritto se il proprio Stato è uno dei Paesi membri) sono liberi di spostarsi come vogliono e possono stabilirsi dove preferiscono.

Inoltre, l’Unione europea si adopera per mettere in atto una serie di politiche idonee a sostenere lo sviluppo economico dei Paesi che ne fanno parte. La Brexit segna un evento storico perché il Regno Unito è stato il primo Paese a voler abbandonare l’Unione, visto che in genere sono più quelli che premono per aderirvi.

Cosa è cambiato dopo il 31 gennaio 2020?

Il Regno Unito ha detto formalmente addio all’Unione il 31 gennaio 2020, data in cui è stato finalmente raggiunto l’accordo, inaugurando così un periodo di undici mesi di transizione che la condurrà all’uscita definitiva nel 2021.

Durante questo periodo, il Regno Unito continua ad attenersi alle regole economiche europee ma, tuttavia, non ha più voce all’interno delle istituzioni politiche: il che vuol dire che non c’è più alcun inglese come membro del Parlamento europeo, così come nel Consiglio e nella Commissione e, ovviamente, nessun giudice inglese può prestare il proprio servizio presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Cosa prevede l’accordo?

L’accordo, negoziato in origine da Theresa May e poi da Boris Johnson, è volto a regolare i diritti di cui godono i cittadini europei che risiedono in Gran Bretagna e dei cittadini inglesi che si trovano in Stati dell’Unione; la somma che deve essere versata all’Unione europea, nonché alcuni aspetti legati al transito e allo scambio di merci.

Cosa cambia per i cittadini europei 

Vivere e lavorare nel Regno Unito

Se vivi e lavori nel Regno Unito, sicuramente vorrai sapere cosa cambierà per te e se potrai continuare a condurre la vita che hai svolto fino alla Brexit.

Come abbiamo già detto, il 31 gennaio 2020 è iniziato un periodo di transizione destinato a concludersi il 31 dicembre 2020. Durante tutto questo periodo, lo ripetiamo, si continuano ad applicare tutti gli accordi con l’Unione europea e le regole fino ad ora vigenti. Il che vuol dire che in questa fase di transizione verso l’uscita definitiva, per te non cambia nulla. Dal 1° gennaio 2021, se vivi già nel Regno Unito, le cose continueranno ad andare così.

In previsione dell’uscita definitiva, tuttavia, se vivi nel Regno Unito da almeno cinque anni, devi aderire al Settlment Scheme.

Il Settlment Scheme ti permette di ottenere la residenza permanente (settled status) che, come suggerisce il nome, ti permette di rimanere nel Regno Unito senza limiti di tempo.

La residenza permanente, inoltre, ti consente di avere accesso ai servizi pubblici previsti per i cittadini inglesi, a fondi economici e, soprattutto, ti permette di richiedere potenzialmente in futuro la cittadinanza inglese.
I cinque anni necessari per ottenere la residenza permanente, tuttavia, devono essere continuativi. Per questo motivo bisogna ancora capire che provvedimenti prenderà il governo inglese visto che molte persone potrebbero essere rimaste bloccate in altri Paesi a causa del lockdown stabilito per arginare la diffusione del virus covid-19.

Se vivi da meno di cinque anni nel Regno Unito, invece, puoi ottenere un permesso di soggiorno temporaneo che ti permette di accedere agli stessi vantaggi della residenza permanente ma limitati nel tempo, visto che il permesso ha una durata di cinque anni. Decorso questo lasso di tempo, puoi fare la domanda per ottenere la residenza permanente.

Sarebbe inoltre opportuno iscriversi all’Aire (Anagrafe degli Italiani all’estero). Questo passaggio è fondamentale perché ti permette di dimostrare anche che vivi nel Regno Unito da una certa data. Calcola che, anche a causa della pandemia, molti aspetti non sono stati ancora regolati dal governo inglese ed è dunque importante premunirsi. Per esempio, ancora non è chiara la posizione dei lavoratori che, anche a causa della crisi economica legata all’emergenza sanitaria, potrebbero perdere il lavoro. Se ora, infatti, sono liberi di trovare una nuova occupazione, non si sa ancora se in futuro verrà introdotto un termine massimo per la ricerca di un nuovo lavoro che garantisca la permanenza.

Andare a lavorare nel Regno Unito

Se il tuo sogno è quello di trovare lavoro a Londra o in qualsiasi altra città del Regno Unito, sappi che le cose si faranno più difficili in futuro. In quanti infatti in questi anni sono partiti in cerca di fortuna o per fare un’esperienza lavorativa all’estero, all’occorrenza adattandosi ad ogni tipo di lavoro, pur di poter migliorare il proprio inglese? Ecco, tutto ciò potrebbe non essere più possibile in futuro, o comunque potrebbe non essere più così facile.
Con la Brexit, infatti, verrà inserita la necessità di ottenere un visto di lavoro che tende a favorire l’immigrazione da parte di soggetti lavorativamente più qualificati.

In primo luogo, è necessario superare un test per verificare le competenze linguistiche del lavoratore e cosa più importante, avere già un contratto lavorativo firmato che ti assicura un salario annuo di 25.600£ (approssimando circa 32.500 euro), nonché eventuali titoli di specializzazione (ad esempio, un dottorato di ricerca).

Per i lavoratori non qualificati – per intenderci, chi si reca nel Regno Unito per trovare un lavoro di fortuna giusto per fare un’esperienza all’estero – le cose cambiano, visto che potranno fermarsi per poco tempo nel Paese e, soprattutto, dovranno avere già un contratto di lavoro. Cosa vuol dire? Basta ai lavori pagati in nero. Questo aspetto complicherà certamente la ricerca di un lavoro per i più giovani, che solitamente impiegano in media almeno una settimana per trovare un lavoretto di fortuna.

Viaggi e vacanze

Fino al 31 dicembre 2020 puoi continuare a viaggiare liberamente verso il Regno Unito portando con te semplicemente la tua carta d’identità. A partire dal 1° gennaio 2021, invece, è necessario avere il passaporto ed essere in possesso di un visto turistico che puoi richiedere online.

Studiare nel Regno Unito

Se sei uno studente che vuole completare il proprio percorso di studi nel Regno Unito, c’è una cosa importante che dovresti sapere. Se, infatti, stai progettando di studiare in un’università inglese, sappi che, in base ad una recente decisione del governo, a partire da settembre 2021, dovrai pagare più tasse universitarie. Gli studenti europei, infatti, non verranno più considerati al pari degli studenti inglesi e non potranno avere più accesso ai prestiti governativi per sovvenzionare i propri studi.

Si stima che le tasse potrebbero variare da un minimo di 10.000£ (circa 11.000 euro) fino ad un massimo di circa 38.000£ (approssimando 41.000 euro) a seconda dell’istituto scelto. Questo aspetto rappresenterà certamente una barriera per molti ragazzi. Infatti, nonostante il governo basi la sua scelta sulla considerazione che in tanti saranno ben disposti a pagare una cifra simile per garantirsi un’ottima istruzione, non è da escludersi che la posizione assunta potrebbe indurre molti ragazzi europei a continuare il proprio percorso di studi nel proprio Stato o, eventualmente, a spostarsi verso altri Stati membri che offrono condizioni economiche più vantaggiose.

La situazione non è chiara del tutto al momento per gli studenti universitari che partecipano al programma Erasmus. L’Erasmus è certamente uno dei progetti più ambiziosi dell’Unione europea e che ha riscosso maggior successo, tanto che è stato coniato il termine “generazione Erasmus”.

Il programma si basa sulla concessione a studenti particolarmente meritevoli di borse di studio che permettono di frequentare per un periodo limitato un’università europea e di sostenere gli esami. Non si tratta solo di studio, ma di un tentativo ben riuscito di favorire l’integrazione tra i più giovani, che rappresentano il vero futuro dell’Europa.

Fino al 2020, gli studenti che hanno già vinto una borsa di studio per studiare presso un’università inglese non subiranno conseguenze, mentre è necessario attendere l’esito degli accordi per capire quali saranno le sorti del programma.

Nelle intenzioni del governo pare ci sia la volontà di continuare ad essere parte di questo progetto (d’altronde alcuni Stati che non fanno parte dell’Unione europea vi partecipano da anni) ma bisogna capire se, anche a causa dello stallo delle trattative causate dalla diffusione del Covid-19, gli inglesi saranno in grado di aderire per tempo al nuovo ciclo del programma che coprirà gli anni dal 2021 al 2027.

Guidare nel Regno Unito

La guida a sinistra potrebbe non essere l’unico ostacolo da affrontare quando guidi nel Regno Unito. A partire dal 1° gennaio 2021, infatti, il governo potrebbe decidere di imporre ai cittadini europei il possesso di una patente di guida internazionale per potersi mettere al volante.



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