Multa strisce blu: vale se in zona non c’è parcheggio gratis?

24 Luglio 2020 | Autore:
Multa strisce blu: vale se in zona non c’è parcheggio gratis?

La Cassazione spiega che, nelle aree urbane, dev’esserci un’alternanza di aree di sosta a pagamento e libere. Laddove manchi, l’amministrazione deve giustificare questa scelta.

Quante volte ti sarà capitato di prendere una multa perché hai parcheggiato sulle strisce blu senza pagare. Hai sperato in un colpo di fortuna che puntualmente non è arrivato; l’ausiliario del traffico invece è arrivato eccome. Questo tipo di sanzione amministrativa è impugnabile, ricorrendo al Prefetto o al Giudice di pace (tutte le indicazioni qui: Come contestare la multa sulle strisce blu).

Ci sono, infatti, numerosi motivi per i quali tale multa potrebbe non essere valida. In questo articolo vedremo quali sono a partire, come spesso facciamo, da un caso specifico, traendo spunto da una recente pronuncia della Cassazione, per poi ampliare la prospettiva e analizzare altre ipotesi.

In particolare vogliamo iniziare da quello che la nostra Suprema Corte ha ritenuto essere un obbligo importante – per non dire dirimente – per i Comuni. All’automobilista dev’essere garantita un’alternanza di aree di sosta a pagamento e gratuite, nell’ambito di una stessa zona. Che succede se questa circostanza non si verifica? La multa strisce blu vale se in zona non c’è parcheggio gratis? Vediamolo nelle prossime righe.

Strisce blu e bianche

Il caso è spiegato nero su bianco dal Codice della strada. È onere della Pubblica Amministrazione, in qualità di gestore degli spazi di sosta nell’area urbana, «riservare un’adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza controllo o senza dispositivi di controllo di durata della sosta» [1]. In poche parole: parcheggi gratuiti nelle vicinanze di quelli a pagamento.

A volte, questo non accade. Per esempio, se parliamo di un’area pedonale o di una zona a traffico limitato, i Comuni sono svincolati da quest’obbligo. Lo sono anche tutte le volte che, attraverso una delibera di giunta, spiegano per quale motivo non è possibile assicurare anche le strisce bianche, oltre a quelle blu.

Generalmente, perché si tratta di zone di particolare rilevanza urbanistica «nelle quali sussistano – spiega ancora il Codice della strada nell’articolo citato poco fa – esigenze e condizioni particolari di traffico». Quindi o abbiamo ampia scelta tra strisce bianche e blu o, se non l’abbiamo, dev’esserci un atto del Comune che ne giustifica la ragione. Al contrario, la multa per mancata esposizione del ticket non è valida.

È quanto ribadisce la Cassazione in una recente ordinanza [2] che ha dato ragione a un’automobilista sanzionata, che rilevava proprio questo: la sua multa da 113 euro non è stata ritenuta valida proprio perché la signora ha lamentato il restringimento della sede stradale, dettato dalla necessità di far spazio alle strisce blu, e l’esiguità degli spazi per il parcheggio gratuito in zona. Il Comune, a questo punto, avrebbe dovuto esibire la delibera che motivava il perché delle poche strisce bianche, ma non l’ha fatto, quindi multa nulla.

Zone di particolare rilevanza urbanistica

Dicevamo all’inizio che ci sono anche altri casi in cui l’automobilista ha la ragione dalla sua parte, in caso di multa collegata al parcheggio a pagamento. Per esempio, a proposito di zone cittadine di particolare rilevanza – le stesse che abbiamo già citato qualche riga fa – bisogna aggiungere un’ulteriore considerazione.

È vero che il Comune non è obbligato a predisporre spazi di sosta gratuita accanto a quelli a pagamento nelle cosiddette zone di particolare rilevanza urbanistica (zpru), ma è anche vero che queste ultime non possono diventare un pretesto della pubblica amministrazione per fare cassa sugli automobilisti [3].

Il Comune, insomma, non se ne può approfittare, indicando come zpru un’area della città che, di rilevante dal punto di vista urbanistico, storico o ambientale non ha nulla. Men che meno può tappezzare l’intera città di strisce blu sul presupposto che l’intero territorio di competenza comunale sia zpru. L’atto del municipio, che svincola dall’obbligo di alternanza strisce bianche-blu in virtù della particolare area urbana, può essere in questi casi dichiarato illegittimo e, con esso, la multa.

Ausiliario del traffico e convenzione

Altro obbligo in capo alla Pubblica Amministrazione: dimostrare che l’ausiliario del traffico che ha erogato la sanzione sia abilitato alla mansione che svolge. Dev’essere stato legittimamente nominato e incaricato allo scopo, con una delibera dell’ente locale.

Nel dettaglio gli ausiliari del traffico possono fare multe «solo se queste concernono le disposizioni in materia di sosta» e in particolare le strisce blu [4]. Ma il Comune, laddove l’automobilista impugni la multa e chieda la verifica dei requisiti di chi l’ha erogata, deve fornire prova della legittimità della nomina dell’ausiliario.

La multa è nulla anche quando risulta scaduta la convenzione tra il Comune e la società che gestisce le aree di sosta. Questo può essere un altro motivo di impugnazione da parte dell’automobilista. Spetterà sempre all’ente locale fornire prova del fatto che la convenzione sia ancora in essere [5].

Pagamento della sosta

Un’altra questione riguarda le modalità di pagamento. Mettiamo che non abbiate né monete, né banconote; avete però con voi il bancomat e potreste servirvi di questo per pagare la sosta: peccato che il parcometro non lo preveda. Che si fa? Si rischia perché non c’è altro modo. Se si prende la multa, è tutto da verificare che l’ente pubblico abbia ragione. Il Comune, in particolare, deve provare che l’installazione del dispositivo di riconoscimento delle carte di credito sul parcometro non sia possibile: se lo fa, il verbale è inoppugnabile; altrimenti avete ragione voi e non dovete pagare [6].

Questo perché il cittadino deve essere messo in condizione di pagare il parcheggio anche col bancomat. Nell’esempio che vi abbiamo proposto, il nostro automobilista era impossibilitato a pagare per una carenza di base del tipo di parcometro. Una strumentazione vetusta, potremmo dire, dal momento che l’obbligo di adeguamento dei parcometri al pagamento con carta è stato introdotto della legge di stabilità del 2016 [7]. Per cui o la pubblica amministrazione adegua i dispositivi o, anche qui, è suo onere dimostrare che non è possibile farlo: è l’unica deroga che la norma ha previsto.

Verbale sbagliato e ticket scaduto 

La contestazione che è il presupposto stesso della sanzione dev’essere corretta e rispondente al caso specifico. Se il tagliando che avete esposto sul cruscotto della vostra auto e che indica la durata della sosta è scaduto, non vi si può contestare il mancato pagamento. Il tema non è se abbiate o non abbiate pagato (se avete esposto il ticket l’avete fatto senz’altro). Il tema è che il tagliando non è più valido e va rinnovato. Un’imprecisione che può tradursi in illegittimità del verbale [8].

A proposito di ticket scaduto, al netto delle possibili imprecisioni sul verbale, la Cassazione ritiene che chi prolunga la sosta oltre la durata del tagliando esposto sul cruscotto merita una multa [9], contrariamente a decisioni precedenti di giudici di pace, che avevano ritenuto la sanzione illegittima (leggi qui: “Ticket scaduto? La multa è illegittima“).


[1] Art 7, comma 8, del Codice della strada;

[2] Cass. ord. VI sez. civ. II 15678, del 23/07/2020; su questo stesso tema anche: Cass. ord. VI sez. civ. n. 18575, del 03/09/2014; Cass. sez. unite n. 116 del 09/01/2007;

[3] Giudice di pace di Serravalle Scrivia (provincia di Alessandria; magistrato onorario Cinzia Dettori), sent. n. 320/13; Giudice di pace di Como (magistrato onorario Dina Bianchi), sent. n. 916/14;

[4] Cass. sez. civ. III, sent. n. 22867/14; Cass. sez. unite, sent. n. 5261/2009;

[5] Giudice di pace di Palermo (magistrato onorario Serena Di Marco), sent. n. 1727/13;

[6] Giudice di pace di Prato (magistrato onorario Emanuele Calabrese Ioppolo), sent. n. 3960/2017; Giudice di pace di Fondi (provincia di Latina; magistrato onorario Giovanni Pesce), sent. n. 16/2017;

[7] Art. 1 co. 901, L n. 208/2015;

[8] Tribunale di Verona (giudice Massimo Vaccari), sent. n. 298/15: all’automobilista era stato contestato l’art. 157 co. 6 e 8 del Codice della strada, anziché l’art. 7 co. 15;

[9] Cass. sent. n. 16258/2016;


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