Coronavirus, ora sappiamo quanti posti di lavoro abbiamo perso

24 Luglio 2020
Coronavirus, ora sappiamo quanti posti di lavoro abbiamo perso

L’impietosa fotografia scattata dall’Ocse, sulle conseguenze della pandemia in termini di occupazione.

Cinquecentomila posti di lavoro bruciati in tre mesi: i danni del Coronavirus calcolati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) restituiscono l’immagine di un Paese stremato e regredito dal punto di vista dell’occupazione. Non è un unicum, ma l’Italia è tra i più colpiti nel novero dei 37 Stati membri dell’Organizzazione internazionale, secondo quanto si legge sul suo report presentato all’Università Cattolica.

In generale, nei 37 Paesi, l’occupazione è avanzata di tre punti percentuali, passando dal 5,3% di gennaio all’8,4% di maggio, come riporta una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos. L’impatto del lockdown è stato devastante a livello nazionale e internazionale.

Crisi senza eguali

«Una crisi economica senza precedenti», l’ha definita Luca Colombo, direttore del Dipartimento di Economia e Finanza e dal Centro di ricerca sul lavoro Carlo Dell’Aringa (Crilda), cui si è cercato di far fronte con misure a sostegno dei lavoratori e importanti stanziamenti economici.

«In moltissimi Paesi – ha proseguito Colombo, presentando il report – gli interventi a supporto dei redditi sono stati immediati e ingenti. Si calcola che in Europa l’intervento discrezionale a sostegno dell’economia (sussidi e crediti a favore di famiglie e imprese e differimento del pagamento di imposte) sia stato di oltre il 3,5% del Pil dell’area, oltre naturalmente all’azione degli stabilizzatori automatici pari a un ammontare intorno al 5% del Pil». Non è comunque bastato a contenere la caduta del Pil che, nell’area Ocse, tra l’ultimo trimestre del 2019 e il secondo trimestre 2020 è stata pari più o meno al 15%.

Crisi senza precedenti perché ha offuscato anche la recessione del 2008-2009: nei mesi dell’emergenza si è registrato un numero di ore lavorate di dieci volte inferiore rispetto al precedente tracollo economico. In Australia, Canada, Giappone, Corea, Svezia e Stati Uniti sono calate del 12,2% in confronto all’1,2% dei primi tre mesi della crisi globale del 2008. In Italia la diminuzione è stata pari al 28%.

Paradosso apparente

Eppure, tornando a guardare specificamente all’Italia, il tasso di disoccupazione è addirittura sceso tra marzo e aprile. Come si spiega? «Nel nostro Paese l’abbassamento del numero dei disoccupati riflette un travaso verso l’inattività» ha detto Andrea Garnero, Direttorato per l’Occupazione e gli Affari Sociali, Ocse.

«Il tasso di disoccupazione – ha proseguito Garnero – non è necessariamente l’indicatore migliore da guardare per una crisi di questo genere. Quello che vediamo per il caso italiano se guardiamo al totale degli occupati – che è un indicatore migliore ma non ancora il migliore – è che è sceso di cinquecentomila nei tre mesi di marzo, aprile, maggio. È un numero molto importante con un calo ad aprile molto più forte anche rispetto ai mesi del picco della crisi del 2008». Il tutto con la cassa integrazione estesa a tutti e il divieto di licenziamento ancora in vigore. Misure che mai nessun governo aveva preso in precedenza in Italia.

L’Ocse fotografa anche il crollo delle assunzioni: -30%, nel nostro Paese, di annunci quotidiani pubblicati online dalle imprese tra febbraio e giugno 2020, in altri Stati si sono toccate addirittura punte del -50/60%.

Le indicazioni degli economisti 

Tre le conclusioni che traggono gli esperti. È essenziale fare in modo di tenere i contagi sotto controllo, onde evitare di ripiombare in restrizioni durissime che sarebbero insostenibili per l’economia. Non bisogna, inoltre, essere pessimisti al punto da pensare che non riusciremo più a rialzarci: la ripresa ci sarà, ma non sarà immediata.

Timidi segnali ci sono. Sempre l’Adnkronos, stamattina, ha dato conto di un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal, secondo la quale in Lombardia, regione italiana più colpita dal Covid, sono previste 40mila assunzioni solo a luglio. Si cercano soprattutto specialisti e tecnici informatici a Milano, personale di segreteria e amministrativo a Monza Brianza e conduttori di mezzi di trasporto a Lodi. Un ingresso su tre circa riguarderà un giovane sotto i trent’anni. La strada, però, è lunga.

Infine, il lockdown ha rappresentato una difficoltà per tutti, ma per alcuni più che per altri. Nel rapporto si sottolinea come il rischio di un aumento delle diseguaglianze sia dietro l’angolo. A risentire di più dell’impatto della pandemia di Coronavirus sono i lavoratori più vulnerabili a basso salario e che non possono fare il telelavoro, quelli autonomi e a tempo parziale, le donne e i giovani: tanto per fornire un altro dato, la disoccupazione giovanile è passata dall’11,2% di febbraio al 17,6% di maggio.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube