Omotransfobia: come sarà la nuova legge

24 Luglio 2020 | Autore:
Omotransfobia: come sarà la nuova legge

Approvato l’emendamento «salva idee» per garantire la libertà di espressione che non si traduce in istigazione all’odio e alla violenza. Ma il dibattito prosegue.

Qualcuno la aveva chiamata legge bavaglio, ora non sarà più così. La nuova legge sull’omotransfobia contro la misoginia e le discriminazioni sessuali, anche verbali, che sta prendendo forma in Commissione Giustizia alla Camera cambia volto grazie a un emendamento approvato nell’ultima seduta e non a caso chiamato “salva idee“.

Il nodo da sciogliere era quello del pericolo alla libertà di espressione: la norma originaria prevede di estendere il reato già esistente di propaganda e istigazione all’odio e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi [1] anche agli atti di discriminazione e di violenza fondati «sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere», che però possono essere compiuti anche attraverso la mera «diffusione di idee».

Ora la soluzione per prevenire le critiche di chi ravvisa in ciò una grave compromissione della libertà di manifestazione del pensiero – garantita dall’art. 21 della Costituzione – è stata trovata. Il nuovo emendamento aggiunge un articolo (il 2 bis) che stabilisce: «ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte».

In questo modo sarà ammesso manifestare pubblicamente le proprie opinioni (ad esempio in comizi, omelie religiose o post dei cittadini sui social) in favore della famiglia tradizionale e dell’orientamento eterosessuale, anche stigmatizzando le opposte posizioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), senza timore di incorrere nelle severe sanzioni penali. Con questo correttivo, infatti, ora la libertà di manifestazione del pensiero è espressamente tutelata e può diventare reato solo se si traduce in un’istigazione all’odio e alla violenza legata alla discriminazione di genere.

La maggioranza delle prime reazioni parlamentari al correttivo introdotto è positiva. «L’emendamento, approvato oggi in Commissione Giustizia alla Camera, alla legge contro l’omofobia chiarisce che, accanto alla sacrosanta battaglia contro gli istigatori di odio e discriminazione sulla base degli orientamenti sessuali, si garantisce il diritto alla libera espressione delle proprie idee come sancito dalla nostra Costituzione. Una precisazione doverosa», dice il deputato Marco Di Maio, capogruppo in Commissione Affari costituzionali alla Camera.

«L’accordo raggiunto alla Camera favorisce la rapida approvazione della legge contro misoginia e omolesbobitransfobia, senza svuotarla di contenuto e senza pregiudicarne gli effetti. Viene ribadito che questa legge non viola la libertà di espressione, come garantita dall’articolo 21 della Costituzione. È il risultato di uno sforzo per rendere la legge il più possibile condivisa senza
snaturarne i contenuti, accogliendo in modo ragionevole le perplessità e i dubbi di alcuni», dichiara Monica Cirinnà, responsabile del Dipartimento Diritti del Pd.

«L’intesa raggiunta in commissione Giustizia alla Camera rappresenta un positivo passo avanti nel cammino di una legge importante quanto delicata nella sua formulazione. L’approvazione dell’emendamento supera le principali perplessità e le tante obiezioni mosse da autorevoli osservatori», afferma Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia.

Adesso, dopo aver superato questo scoglio, il disegno di legge prosegue l’esame sugli altri numerosi emendamenti presentati dalle forze politiche e non ha ancora ottenuto il via libera dalla Commissione: slitta così la data del 27 luglio, prevista per l’arrivo in Aula della Camera del testo definitivo da sottoporre al voto di approvazione. I dissensi proseguono, il dibattito continua e le opposizioni parlamentari, compresa Forza Italia, hanno già preannunciato voto contrario. «Si va avanti, anche se con un piccolo ma non significativo spostamento sul calendario già previsto», dice la presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio, Francesca Businarolo, deputata del M5S.



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