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Quanto guadagna il Papa

26 Luglio 2020 | Autore:
Quanto guadagna il Papa

Il Pontefice ha uno stipendio fisso? Dove finiscono i regali che riceve durante le udienze private? E le donazioni dei fedeli?

Essere a capo di quella che può essere considerata la più grande organizzazione al mondo comporta un’enorme responsabilità. E chiunque, per affrontare ogni giorno un simile compito, pretenderebbe uno stipendio da capogiro. Basti pensare ai top manager delle più grosse multinazionali o ai big della politica. Ciò che hanno sulle loro spalle, però, per quanto immenso e pesante si possa immaginare, è imparagonabile a quello che quotidianamente deve gestire un Pontefice. Legittima, dunque, la curiosità di chi si chiede quanto guadagna il Papa.

Non bisogna dimenticare che chi siede sul soglio di Pietro non è soltanto la guida spirituale dei fedeli di religione cattolica ma è anche, a tutti gli effetti, un Capo di Stato. Dello Stato Vaticano. E qui salta all’occhio un evidente paradosso: il capo dello Stato più piccolo al mondo (non arriva al mezzo chilometro quadro, l’equivalente a 60 campi di calcio) governa, in realtà, 1 miliardo e 373 milioni di persone, ossia il 17,7% della popolazione, secondo gli ultimi dati sul numero di cattolici battezzati. Significa 20 milioni in meno rispetto all’intera popolazione cinese.

Spese di viaggio ed altri benefit a parte, considera che il Capo di Stato più pagato al mondo è quello del Singapore, che ha 5 milioni e 600mila abitanti e percepisce 2 milioni di dollari al mese. E che Donald Trump prende in busta paga (senza contare le sue ricchezze) 33mila dollari al mese, per una popolazione di 334 milioni di abitanti (sono circa 10mila dollari per ogni cittadino). Ora: tenuto conto che al Pontefice tocca gestire un popolo quattro volte superiore a quello americano, quanto guadagna il Papa? Può darsi che, se vai avanti a leggere, resti sorpreso.

La «posizione lavorativa» di un Papa

Viene istintivo fare dei paragoni tra chi lavora per la Chiesa cattolica (a qualsiasi livello) e chi lavora per una multinazionale o un Paese, chiamiamolo così, più «terreno». Ma in qualità di Capo della Chiesa come organizzazione, e di conseguenza come capo dello Stato Vaticano, il Papa non deve rendere conto ad un consiglio di amministrazione o ad un’assemblea di soci per mantenere il posto. Semmai, deve rendere conto delle sue azioni. Ma solo di sua spontanea volontà: difficilmente, qualcuno dei suoi elettori glielo chiederà apertamente.

Non deve nemmeno preoccuparsi di non venire rieletto: certe cose possono capitare una volta sola nella vita. Non deve temere il prepensionamento, a meno che, come fece Benedetto XVI nel 2013, sia lui stesso a sceglierlo autonomamente rinunciando al Pontificato. L’unico che può «cacciarlo via» è il suo Datore di lavoro chiamandolo a sé per chiedergli conto di quello che ha fatto. Non certo per dargli una seconda opportunità. Il che succederà prima o poi. In generale, si spera che sia più «poi» che «prima».

In cambio di un posto assicurato a vita al vertice della più grande organizzazione al mondo, quanto guadagna un Papa?

Quanto hanno guadagnato gli ultimi Papi

Poiché – cum summa reverentia, cioè con il massimo rispetto e senza intenzione di offendere –, non esiste un contratto nazionale di categoria e la trattativa diretta con il Datore di lavoro appare assai improbabile, la scelta spetta al diretto interessato. Ad esempio, e per citare gli ultimi pontefici, ai tempi di Giovanni Paolo II, il capo della sala stampa vaticana Joaquin Navarro Valls smentì le voci secondo cui Karol Wojtyla prendeva «uno stipendio decente». Secondo Valls, il Papa diventato santo non ha mai preso un soldo in busta paga.

Il suo successore, Benedetto XVI, invece sì. Già prima di essere eletto successore di Pietro, nel maggio del 2005, il cardinale Joseph Ratzinger percepiva un fisso mensile di 2.500 euro, a cui si aggiungevano i diritti d’autore dei suoi numerosi libri pubblicati. La stessa cifra gli sarebbe garantita oggi come Papa Emerito.

Nel 2013, quando Jorge Mario Bergoglio è diventato Papa Francesco, le cose sono cambiate. Il Papa argentino ha voluto sin dal primo giorno imporre i suoi concetti di sobrietà, risparmio e trasparenza, oltre che di carità verso chi ha più bisogno. Di conseguenza, ha rinunciato ad uno stipendio fisso, tenendosi la possibilità di attingere – come suo diritto – dall’Obolo di San Pietro. Altro non è che il fondo istituito dallo Ior, cioè dall’Istituto per le opere religiose (la Banca Vaticana), ed alimentato con le donazioni arrivate da tutto il mondo per finanziare progetti benefici della Chiesa. Sul sito obolodisanpietro.va è possibile vedere i progetti sponsorizzati dalla Chiesa grazie a queste donazioni.

Bergoglio, intanto, ha abolito il tradizionale bonus di circa 1.000 euro in più al mese per i dipendenti della Santa Sede durante la sede vacante e l’elezione papale. Ha bloccato gli stipendi di tutti i dipendenti e congelato scatti di anzianità e promozioni. Ha tagliato i gettoni di presenza dei cinque cardinali membri della Commissione di vigilanza dello Ior, pari a 25mila euro all’anno.

Che fine fanno i regali che riceve il Papa?

Spesso, c’è chi pensa che i regali che il Papa riceve durante le udienze con capi di Stato o di Governo o con personaggi noti finiscano nel suo patrimonio personale. Non è così.

Quei regali vengono donati non a Jorge Mario Bergoglio ma a ciò che il Papa rappresenta, quindi al Capo di Stato Vaticano o della Chiesa cattolica. A quelle due istituzioni, quindi, restano.

I doni più preziosi si possono trovare nella sagrestia di San Pietro o nelle biblioteche o musei vaticani. Altri vengono riciclati o rivenduti. Alla faccia del galateo, infatti, Papa Francesco ha già provato a mettere in vendita arazzi, servizi in porcellana, in oro o in argento, stilografiche o quadri vincolando il ricavato all’assistenza ai poveri.



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