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Servitù di passaggio: legittimità chiusura non autorizzata

1 Agosto 2020
Servitù di passaggio: legittimità chiusura non autorizzata

Mia moglie insieme ai due fratelli ha avuto in eredità una strada terreno. Tale strada privata di uso esclusivo dei tre germani  è chiusa all’inizio da una sbarra di ferro con lucchetto di cui tutti gli interessati hanno la chiave.

Il fratello proprietario ha disattivato la sbarra posta all’entrata, ha posto a 200 metri dalla prima un ulteriore sbarra automatica, ha chiuso l’entrata della pineta demaniale con una sbarra di ferro e relativo lucchetto senza dare le chiavi agli altri due. Il tutto sembra ruotare sull’intenzione di aprire sul suo terreno un parcheggio privato.

La presenza della seconda sbarra che limita il libero uso a 2 dei tre proprietari, peraltro neanche interpellati, è legale? La disattivazione della prima sbarra lì da quasi 30 anni che impediva ad estranei di entrare  in una proprietà privata  ha qualche motivazione legale? E’ giusto e legale permettere a terzi l’uso di parte della strada in parola a terzi? Aver chiuso l’entrata della pineta demaniale posta alla fine della strada privata in comune con sbarra e lucchetto impedendo l’entrata a due dei tre legittimi ed esclusivi proprietari è legale? 

Rispondo per ordine alle Sue domande.

La presenza della seconda sbarra che limita il libero uso agli altri proprietari non è di certo legittima.

Esiste, infatti, un diritto di servitù di passaggio riconosciuto a tutti e tre i proprietari, per i quali a nessuno di loro può essere limitato il diritto in questione, se non con il loro espresso consenso.

È vero che rientra nel diritto del proprietario del fondo servente l’esercizio della facoltà di apportare modifiche al proprio fondo pur se dall’esercizio di tale diritto possano derivare disagi minimi e trascurabili al proprietario del fondo dominante in relazione alle pregresse modalità di transito. Ma non è questo il caso visto che due dei tre proprietari, senza chiavi, non possono di certo utilizzare quella strada.

Secondo giurisprudenza, infatti, il proprietario di un fondo servente può installare un cancello all’ingresso del suo fondo, qualora questo non arrechi pregiudizio per l’esercizio della servitù di passaggio ex art. 1067 c.c., consegnando le chiavi ai proprietari del fondo dominante con la facoltà di questi ultimi di apporre a loro spese sistemi di apertura automatica (Tribunale Nocera Inferiore, sez. II, 03/11/2015, n. 1459).

Non rinvengo motivazioni legali nella disattivazione della prima sbarra, se non derivanti da un miglior utilizzo che il fratello, autore del fatto, possa trarne. Tuttavia, anche qui, appare poco legale la condotta del proprietario che, senza autorizzazione alcuna, disattivi quella sbarra, di proprietà comune con gli altri due fratelli.

Secondo la Cassazione, in tema di servitù di passaggio carraio, è possibile per il proprietario concedere il libero e comodo accesso a terzi – da lui autorizzati –  ma nei limiti della normalità – senza che ciò comporti alcun ampliamento delle facoltà del proprietario del fondo dominante, con aggravamento della servitù (Cassazione civile, sez. VI, 02/09/2019, n. 21928).

Questo significa che il fratello:

  • può far accedere terzi da quella strada, me nell’uso comune e non commerciale (per intenderci, amici o parenti);
  • non può avviare un’attività commerciale (un parcheggio privato), senza autorizzazione, in quanto aggraverebbe la servitù in modo illecito, anche alla luce del fatto che l’ingresso potrebbe derivare da altra via, non pregiudizievole per gli altri proprietari.

Aver chiuso l’entrata della pineta demaniale posta alla fine della strada privata in comune con sbarra e lucchetto impedendo l’entrata a 2 dei 3 legittimi ed esclusivi proprietari non è di certo una condotta legale.

Tuttavia, occorre intervenire con un’azione legale, dapprima stragiudiziale e poi giudiziale, finalizzata a rivendicare il proprio diritto.

Diversamente, come tutti i diritti, potrebbe usucapirsi tale diritto in capo al proprietario che illecitamente abbia agito in questi termini.

L’azione finalizzata a rivendicare il proprio diritto (actio negatoria servitutis) Vi permetterebbe anche di essere esentati da responsabilità in caso di emergenza in pineta.

Difatti, un domani, potreste provare con un atto giudiziale, o stragiudiziale (a firma di un avvocato) che Voi avete denunciato il fatto di essere stati privati dell’accesso e, così, non potrete essere incolpati di eventi negativi successi in quella zona.

In conclusione, quello che Vi consiglio è di agire per iscritto con una lettera rivolta al fratello, autore di queste condotte, rivendicando il Vostro diritto ad avere la possibilità di accesso alla zona interclusa dal cancello e specificando che non siete favorevoli al passaggio continuo di terzi per il raggiungimento del parcheggio che intenderà realizzare, avvertendo che se non dovesse provvedere entro pochi giorni a fare quanto da Voi richiesto, sareste costretti ad agire in giudizio.

Se il fratello non dovesse collaborare, allora sareste realmente costretti ad avviare un’azione legale (actio negatoria servitutis) a difesa della proprietà.

Tramite questa azione, il Giudice verificherà l’inesistenza del preteso diritto del fratello, eliminando la situazione antigiuridica posta in essere, mediante la rimozione delle opere lesive del diritto di proprietà dal medesimo realizzate, allo scopo di ottenere la effettiva libertà del fondo, così da impedire che il potere di fatto del terzo corrispondente all’esercizio di un diritto, protraendosi per il tempo prescritto dalla legge, possa comportare l’acquisto per usucapione di un diritto reale su cosa altrui.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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