Diritto e Fisco | Articoli

Autovelox: quando la multa è nulla per errore di posizionamento

26 Luglio 2020
Autovelox: quando la multa è nulla per errore di posizionamento

Quando la contravvenzione per eccesso di velocità può essere impugnata perché l’autovelox non è conforme alle direttive. 

Non è possibile mettere un autovelox ai margini della strada e, nel frattempo, andare a prendersi un caffè. La polizia deve rispettare alcune regole molto precise in materia di posizionamento dei dispositivi elettronici della velocità.

Innanzitutto, gli agenti devono essere sempre presenti sul posto. Gli autovelox che operano in modalità automatica sono l’eccezione: possono essere consentiti solo in determinate strade e con apposite autorizzazioni. 

In secondo luogo, la macchinetta va collocata in modo che rispetti la chilometrica e la direzione di marcia stabilita dal prefetto. 

Non in ultimo, il misuratore non deve essere maliziosamente nascosto in modo da trarre in inganno l’automobilista circa la sua presenza. 

Traendo spunto da una recente ordinanza della Cassazione [1], qui di seguito spiegheremo proprio quando la multa è nulla per errore di posizionamento dell’autovelox.

Autovelox: ci deve essere la polizia

Il primo aspetto che viene in rilievo è quello della contestazione immediata. Un autovelox non può essere lasciato sul treppiede in assenza degli agenti che ne verificano il funzionamento. 

Partendo peraltro dal principio – stabilito dalla Corte Costituzionale – secondo cui ogni misuratore elettronico della velocità (si tratti quindi di autovelox, tutor o telelaser) deve essere soggetto a taratura almeno una volta all’anno e di ciò va data menzione nel verbale, la presenza degli agenti nelle vicinanze serve per fermare il trasgressore nell’immediato. In tal modo, a quest’ultimo viene data la possibilità di presentare subito le proprie difese, senza costringerlo a dover poi difendersi dinanzi al giudice (con dispendio di soldi, tempo ed energie). Si pensi a chi è in fuga verso l’ospedale per salvare la vita a un passeggero. La regola della contestazione immediata vale sempre nelle città. Non vale, invece, nelle autostrade e nelle strade extraurbane principali.

Nelle strade urbane a scorrimento e in quelle extraurbane secondarie, l’autovelox può funzionare in modalità automatica – senza quindi il controllo degli agenti – solo a patto che vi sia un decreto del prefetto che ne autorizzi tale impiego. E qui veniamo al secondo vizio che la multa potrebbe presentare.

Quando l’autovelox è posizionato in modo diverso da come prescrive il prefetto

Nel consentire l’uso dell’autovelox senza la presenza della polizia, il prefetto deve indicare l’esatto chilometraggio nonché il senso di marcia in cui il controllo automatizzato è consentito. Per accertarsi del rispetto di tali prescrizioni, l’automobilista può prendere copia dell’ordinanza prefettizia.

Se viene violato anche uno solo di tali precetti, la contravvenzione è nulla. Basterebbe un solo metro più in là rispetto alle coordinate indicate nel provvedimento per poter far ricorso al giudice di pace.

Dunque, il consiglio più opportuno per chi viene raggiunto da una contravvenzione stradale per eccesso di velocità è analizzare il documento della Prefettura che non solo individua il tratto di strada da monitorare ma indica anche il lato preciso della stessa su cui collocare il rilevatore.

È vero: l’ordinanza prefettizia non è tenuta a indicare il senso di marcia ove l’autovelox può operare. E in tal caso, lo si può collocare su entrambi. Ma – dice la Cassazione – «ove il decreto prefettizio abbia previsto il posizionamento dell’autovelox lungo soltanto un senso di marcia e, invece, l’accertamento sia stato effettuato per il tramite di un autovelox posizionato sul senso di marcia contrapposto, il verbale di contestazione della violazione è illegittimo. Ciò perché «in tale ipotesi difetta a monte l’adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo, sicché il verbale di accertamento della violazione deve ritenersi affetto da “illegittimità derivata”», mentre «non possono assumere rilevanza eventuali note chiarificatrici successivamente approntate dalla competente pubblica amministrazione, a fronte di una precisa indicazione sulle modalità e sul punto di installazione dell’autovelox rinvenibile direttamente nel decreto autorizzativo».

Autovelox nascosto

La potremmo chiamare «la storia infinita degli autovelox nascosti». La Cassazione ha detto che non è necessario che l’autovelox sia pienamente visibile da tutti gli automobilisti visto che, ad ogni modo, la sua presenza deve essere obbligatoriamente presegnalata dal cartello stradale che indica «controllo elettronico della velocità». Ma questo non autorizza la volante a nasconderlo maliziosamente, magari dentro un’auto privata o dietro un furgoncino. Anche gli stessi agenti non devono camuffarsi come se fossero soldati in guerra, mimetizzandosi tra gli alberi o le piante.

Il fatto che il misuratore elettronico della velocità possa essere coperto dal guardrail o dalla vegetazione è un fatto di per sé normale, che dipende peraltro dalla conformazione del luogo. L’importante – sostiene la giurisprudenza – è non “giocare a nascondino” con il preciso intento di trarre in inganno il cittadino. Leggi sul punto “Autovelox non visibile: multa valida?“.


note

[1] Cass. ord. n. 15760/2020 del 23.07.2020.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 8 novembre 2019 – 23 luglio 2020, n. 15760

Presidente Lombardo – Relatore Giannaccari

Rilevato che:

– il giudizio trae origine dalla contestazione elevata dal Comune di Macchia Isernia all’Elettrosud di Po. At. e Sa. s.n.c per violazione dell’art.142 Cds;

– a seguito del giudizio di opposizione, il Giudice di Pace Di Isernia accolse il ricorso ed annullò il provvedimento impugnato;

– l’appello, proposto dal Comune di Macchia Isernia venne respinto dal Tribunale di Isernia, che, con sentenza del 17.3.2017 affermò che l’autovelox era stato illegittimamente apposto sul lato destro mentre il decreto prefettizio autorizzava il posizionamento sul lato sinistro della carreggiata; non attribuì rilevanza probatoria alla nota dell’Anas, successiva all’atto autorizzatorio, con cui si chiariva che il decreto consentiva il posizionamento dell’autovelox su entrambi i lati della strada;

– per la cassazione della sentenza d’appello ha proposto ricorso il Comune di Macchia Isernia sulla base di due motivi;

– ha resistito con controricorso l’Elettrosud di Po. At. e Sa. s.n.c., che ha chiesto la condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità anche per lite temeraria;

– in prossimità dell’udienza, il controricorrente ha depositato memorie illustrative;

Ritenuto che:

– con il primo motivo di ricorso, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’ art.2967 c.c., in relazione all’art.360 comma 1 n.3 c.p.c. e l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art.245 c.p.c. il ricorrente si duole della mancata ammissione della prova testimoniale articolata fin dalla comparsa di costituzione nel giudizio di primo grado;

– il motivo è inammissibile;

– esso difetta di specificità in quanto non vengono trascritte le circostanze poste a fondamento della prova testimoniale, in modo da consentire al giudice di legittimità il controllo sulla rilevanza e decisività dei fatti da provare (ex multis Cassazione civile sez. VI, 17/06/2019, n.l6214;Cassazione civile sez. II, 14/01/2019, n.598);

– con il secondo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2696 c.c., in relazione all’art.360 comma 1 n.3 c.p.c. nonché l’omessa e insufficiente motivazione ex art. 360 comma 1 n.5 c.p.c., in relazione all’art. 4 del D.L. 121 del 2002, convertito nella L. 168/2002 e dell’art.2 del D.M. 15.8.2007, nonché in relazione al D.Lgs. 231/2002, in quanto il giudice d’appello non avrebbe correttamente interpretato il decreto prefettizio con il quale era stato individuato il tratto di strada in cui installare l’autovelox; sostiene il ricorrente che fosse sufficiente l’accertamento dell’infrazione nel tratto di strada individuato dal decreto e che non fosse necessario specificare il senso di marcia; detta interpretazione sarebbe stata confermata dal parere tecnico rilasciato dall’ANAS e prodotto in giudizio;

– il motivo è inammissibile;

– questa Corte ha in più occasioni affermato che, ove il decreto prefettizio abbia previsto il posizionamento dell’autovelox lungo soltanto un senso di marcia e, al contrario, l’accertamento sia stato effettuato per il tramite di un autovelox posizionato sul senso di marcia contrapposto, il verbale di contestazione della violazione è illegittimo, anche se siano in seguito intervenute note di chiarimento da parte dell’amministrazione in senso contrario (ex multis Cassazione civile sez. VI, 09/05/2019, n. 12309);

– in tale ipotesi, difetta a monte l’adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo, sicché il verbale di accertamento della violazione di cui all’art. 142 C.d.S. deve ritenersi affetto da “illegittimità derivata”, come statuito dal Tribunale di Isernia con la sentenza qui impugnata, senza che possano assumere rilevanza, al riguardo, eventuali note chiarificatrici successivamente approntate dalla competente P.A., a fronte di una precisa indicazione sulle modalità e sul punto di installazione dell’autovelox rinvenibile direttamente nel decreto autorizzativo;

– il motivo è inammissibile anche con riferimento al prospettato vizio di omessa o insufficiente motivazione denunciato ai sensi dell’art.360 c.p.c. comma 1, n. 5, che è stato abrogato dall’art. 54, comma 1, lett. b), del D.L. 83/2012 conv., con modif., nella L. n. 134 del 2012, alla cui stregua è ammissibile il solo omesso esame di un fatto decisivo della controversia che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti (cfr. Cass. S.U. n. 8053/2014 e Cass. n. 23940/2017);

– nel caso di specie, il Tribunale di Isernia ha esaminato il contestato fatto decisivo relativo al superamento del limite di velocità eseguito tramite autovelox;

– il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– non sussistono i presupposti per la condanna del ricorrente per lite temeraria, che non consegue automaticamente alla soccombenza ma richiede un quid pluris, ravvisabile nella maniaesta contraddittorietà al diritto vivente, indice di mala fede o colpa grave, che, nel caso di specie, non è ravvisabile;

– ricorrono i presupposti di cui all’art. 13 comma 1-quater D.P.R. n. 115/2002 (applicabile ratione temporis, essendo stato il ricorso proposto dopo il 30 gennaio 2013) per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto;

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

 


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube