Diritto e Fisco | Articoli

È consentito pagare l’avvocato in percentuale al risultato raggiunto?

7 Novembre 2013
È consentito pagare l’avvocato in percentuale al risultato raggiunto?

Il Consiglio Nazionale Forense ha chiarito che il patto di quota lite è vietato per i legali.

 

L’avvocato sa bene che non si può, ma il cliente non è sempre informato; così conviene chiarirlo una volta per tutte. Vincolare il compenso del professionista al risultato raggiunto con la causa è illecito. Chiariamo meglio di che si tratta.

Sono vietati i patti in base ai quali l’avvocato percepisce come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa. È invece pienamente legittima la pattuizione del compenso a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene il cliente, non soltanto a livello strettamente patrimoniale.

Capita sempre più spesso (e specie di questi tempi in cui i soldi scarseggiano) che, all’atto della richiesta di preventivo per la causa, il cliente proponga al legale un accordo secondo cui il pagamento dovrebbe avvenire solo a pratica chiusa e, comunque, non in modo fisso, ma sulla base del risultato raggiunto (il guadagno per il cliente).

Si rende così il legale compartecipe del merito della propria attività professionale e la sua remunerazione viene legata all’esito del giudizio. Gli avvocati lo chiamano “patto di quota lite”.

Ebbene, la disciplina che regola i rapporti tra avvocati e clienti vieta un accordo di tale tipo. L’avvocato non può essere remunerato sulla base dei risultati conseguiti.

È ovvio che, in casi del genere, l’illecito viene commesso soprattutto dal legale che non potrebbe accettare una proposta simile.

Questo punto – sul quale, talvolta, gli studi legali tendono a fare orecchie da mercanti – è stato di recente ribadito dal Consiglio Nazionale Forense che, sul proprio sito, ha pubblicato un memorandum relativo a tutte le novità inerenti la professione forense.

È lo stesso CNF che ricorda che non esiste l’obbligo di fornire al cliente il preventivo scritto, a meno che non sia lo stesso cliente a chiederlo.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Ma se l’avvocato non è mai responsabile di quello che fa , e non è tenuto a fare a priori un preventivo x , quando cresce , quando si responsabilizza nei confronti del cliente ? .Ho avuto bisogno di un’avvocato tempo fa , (era un amico ) , mi ha portato in giro cinque anni senza fare niente e quando gli ho richiesto indietro i soldi mi rispondeva che aveva lavorato e doveva essere pagato . Sono passati dieci anni e ancora la causa è aperta con altro avvocato e altre spese . Il preventivo scritto dovrebbe essere obbligatorio per responsabilizzare sia l’avvocato che il cliente . Per l’occasione Distinti Saluti .

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube