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È lecito dare schiaffi ai figli?

26 Luglio 2020 | Autore:
È lecito dare schiaffi ai figli?

Lo schiaffo come atto di violenza minimo e necessario. Quando è legale dare una sberla ai propri figli e quando, invece, è abuso dei mezzi di correzione?

Un manrovescio, se ben assestato, può costituire reato: pensa alla violenta sberla che comporti la deviazione del setto nasale, o semplicemente una forte sensazione di dolore. Uno schiaffetto leggero, invece, è tollerato dall’ordinamento giuridico, se non provoca alcuna sofferenza. Sebbene si tratti, in ogni caso, di una forma di esercizio della violenza, molti genitori adottano ancora gli schiaffi come “metodo di insegnamento”, come il bastone da alternare alla carota. Ma è lecito dare schiaffi ai figli?

La domanda non è di poco conto, se solo si pensa che i genitori hanno l’obbligo di educare i figli, eventualmente anche mostrandosi rigidi e intransigenti. L’obbligo di educazione può legittimare i genitori a usare le maniere forti nei confronti della prole? Sculaccioni e ceffoni “educativi” sono leciti? Cosa dice la legge a riguardo? Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo sin dove può spingersi un genitore nell’educare i figli e, soprattutto, se è possibile usare le maniere forti nei confronti della prole.

Sberle ai figli: è legale?

Partiamo subito da un presupposto: la legge non dice come i genitori debbano educare i figli. Ciò che l’ordinamento giuridico afferma è solamente che i genitori hanno l’obbligo di istruire, educare e mantenere la prole. Spetta poi ai genitori saper fare il loro mestiere.

Questa apparente libertà potrebbe giustificare teorie estreme, per cui i genitori, nello svolgere il loro compito educativo, possano impartire punizioni corporali ai figli, tipo sculaccioni, schiaffi e castighi vari.

In linea di massima, possiamo affermare che ogni forma di violenza è illegale, comprese le sberle e gli schiaffi ai figli. Questa affermazione, tuttavia, merita delle precisazioni.

Abuso dei mezzi di correzione: cos’è?

Il codice penale prevede un preciso reato a carico di coloro che, incaricati di educare o di impartire disciplina, superino i limiti dell’agire consentito: si tratta del reato di abuso dei mezzi di correzione [1].

Secondo il codice penale, chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Le pene sono aumentate se dall’abuso derivi una lesione personale o perfino la morte.

La fattispecie appena enunciata punisce tutti i comportamenti che provengono da persone che, per ragioni familiari (i genitori o i nonni, ad esempio), di lavoro (insegnati, maestri, ecc.) o semplicemente di fatto (baby sitter occasionali, ecc.), sono tenute a provvedere ad un’altra persona.

Si pensi alla maestra d’asilo e, più in generale, ai docenti, ma anche agli insegnanti di particolari discipline, quali quelle sportive o musicali. In tutte queste ipotesi, insomma, se la persona utilizza in maniera distorta o eccessiva qualsiasi mezzo di cui è dotato per far rispettare la sua autorità, rischia di incorrere nel reato di abuso dei mezzi di correzione.

Il reato ruota intorno al concetto di abuso dei mezzi di correzione. Cosa sono i mezzi di correzione e quando c’è un loro abuso? Scopriamolo insieme.

Schiaffi ai figli: è reato di abuso dei mezzi di correzione?

In passato, tra i mezzi di correzione che si ritenevano fossero lecitamente utilizzabili dai genitori rientravano anche diverse forme di violenza, come le bacchettate sui dorsi delle mani o l’utilizzo della cinghia.

In pratica, si riteneva che fosse diritto dei genitori poter alzare le mani contro i figli, qualora ciò rientrasse nell’ambito di una funziona educativo/disciplinare.

Oggi, tale teoria è stata superata: qualsiasi mezzo di coercizione o gesto di violenza è penalmente punibile. Dunque, il genitore che percuote, ingiuria, minaccia o maltratta il figlio risponderà del corrispondente reato. Ciò vale anche per gli schiaffi?

Si deve ritenere che lo schiaffo, se non violento e dato in funzione puramente disciplinare, ad esempio per rafforzare una proibizione o una punizione, sia un atto di correzione lecito.

Se però le sberle diventano frequenti, oppure uno schiaffo è in grado da solo di provocare una grave sensazione dolorosa, allora c’è il rischio di incorrere nel reato di abuso dei mezzi di correzione.

Questo reato, infatti, scatta quando il genitore fa un uso distorto di uno strumento di correzione che, di per sé, sarebbe lecito. Facciamo alcuni esempi.

Tizio rimprovera il figlio Caio per essere andato male a scuola. Se però il rimprovero di Tizio si tramuta in una vessazione psicologica, fatta di oltraggi e di ingiurie, allora può integrarsi il reato di abuso dei mezzi di correzione.

Sempronio lega il figlio a una sedia con gli occhi bendati per punirlo delle sue monellerie.

Mevio chiude suo figlio in un luogo buio per punizione.

Tizio, per rimproverare il figlio, gli dà una sberla così forte da fargli sanguinare il naso.

Dunque: il reato di abuso dei mezzi di correzione presuppone un impiego inappropriato di metodi disciplinari altrimenti leciti. Quello che la legge punisce è l’utilizzo eccessivo o inopportuno di un mezzo il quale può essere considerato legittimo.

Schiaffi ai figli: quando non è reato?

Inutile nascondere che a quasi tutti i genitori, almeno una volta nella vita, è capitato di affibbiare un sonoro ceffone al proprio figlio, soprattutto quando è stato particolarmente disobbediente e insolente. Si pensi all’adolescente che, per fare una bravata, rubi l’auto al padre; al suo ritorno, magari con il veicolo incidentato, non meriterebbe uno schiaffo?

Ebbene, la Cassazione sul punto ammette la possibilità che, alla prole particolarmente ribelle, possa essere elargita una sberla.

Per la precisione, secondo i supremi giudici [2], gli atti di minima valenza fisica o morale necessari per rafforzare la proibizione, non arbitraria né ingiusta, di comportamenti oggettivamente pericolosi o dannosi che rispecchiano la sottovalutazione del pericolo, la disobbedienza gratuita, oppositiva e insolente, sono legittimi.

Insomma: per la Cassazione, se lo schiaffo è l’unico modo per far capire al figlio che sta sbagliando e/o per rafforzare una proibizione, allora esso è lecito, purché si limiti ad essere un atto di violenza minimo e necessario. Superati questi limiti, scatta il reato di abuso dei mezzi di correzione.

Non costituisce mai reato, invece, la sberla praticamente indolore oppure quella che serve per evitare al figlio un danno maggiore (pensa allo schiaffo dato al bambino che, altrimenti, rischia di ingerire qualcosa di pericoloso).  


Si deve ritenere che lo schiaffo, se non violento e dato in funzione puramente disciplinare, ad esempio per rafforzare una proibizione o una punizione, sia un atto di correzione lecito. Se però le sberle diventano frequenti, oppure uno schiaffo è in grado da solo di provocare una grave sensazione dolorosa, allora c’è il rischio di incorrere nel reato di abuso dei mezzi di correzione.

note

[1] Art. 571 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 42648 del 28.06.2007.

Autore immagine: Depositphotos.com


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