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Acquisti e diritto di recesso: 10 cose che devi sapere

26 Luglio 2020
Acquisti e diritto di recesso: 10 cose che devi sapere

Come funziona il diritto di ripensamento: uso dell’oggetto, apertura dell’imballaggio, spese di spedizione, termini e restituzione dei soldi. 

Molti lo chiamano «diritto di ripensamento», ma il termine tecnico è «diritto di recesso». Si tratta di una facoltà che la legge consente all’acquirente di prodotti comprati fuori dai negozi di sciogliere il contratto (appunto “recedere”) e ottenere il rimborso dei soldi spesi dietro restituzione dell’oggetto. 

In merito al diritto di recesso sugli acquisti c’è però parecchia disinformazione spesso alimentata dagli stessi venditori: i quali – c’è da immaginarlo – non amano certo rinunciare a un affare che ritenevano già concluso e far uscire il denaro dalla cassa, specie se l’oggetto è stato tolto dalla confezione, utilizzato e poi riposto malamente. Così spesso avviene che il diritto venga negato quando invece ve ne sono tutti i presupposti. 

A stabilire cos’è e come funziona il diritto di ripensamento è il Codice del consumo che, come tutti sanno, non è che l’attuazione di una normativa europea dettata a tutela dei contraenti più deboli. 

In questa breve guida proveremo a sfatare alcuni dei luoghi comuni su tale argomento, rispondendo ai quesiti che, più di frequente, ci vengono posti dai nostri lettori.

Ma procediamo con ordine e vediamo 10 cose da sapere sul diritto di recesso.

Come funziona il diritto di recesso?

Innanzitutto, ricordiamo cos’è e come funziona il diritto di recesso. L’acquirente ha la possibilità, nonostante abbia già pagato e ricevuto il prodotto, di restituirlo al venditore venendo rimborsato di tutti i soldi spesi per l’acquisto. 

Il diritto di recesso vale però solo per le vendite che avvengono «fuori dai locali commerciali» ossia non all’interno dei negozi. Gli esempi più tradizionali sono le vendite su internet, le televendite (quelle cioè che avvengono durante un programma televisivo in cui si pubblicizzano alcuni prodotti e si spingono gli spettatori a telefonare per l’acquisto), le vendite che avvengono a seguito del ricevimento di una telefonata da parte di un operatore di un call center (si pensi ai contratti per abbonamenti telefonici, pay-tv, ecc.).

Il diritto di recesso vale sia per l’acquisto di oggetti materiali che per i servizi (ad esempio, un consulente per la dieta personale o un personal training).

Ma come esercitare il diritto di recesso? Molto facile. Entro 14 giorni dal ricevimento del prodotto, l’acquirente deve inviare al venditore una comunicazione scritta, tramite raccomandata a.r., in cui lo informa di volersi avvalere del diritto di recesso, anticipandogli che, al più presto, gli manderà per posta l’oggetto acquistato (a meno che si tratti di servizi) e che, pertanto, il contratto si considera definitivamente sciolto, come se non fosse mai esistito. 

Se non c’è la possibilità di inviare la raccomandata nell’immediato, si può inviare la comunicazione con un fax, a condizione che la raccomandata venga spedita entro i 48 giorni successivi.

Il venditore, una volta ricevuto l’oggetto, dovrà restituire immediatamente i soldi dell’acquirente, con le stesse modalità con cui l’aveva ricevuti, salvo diverse istruzioni (quindi bonifico bancario, assegno, ecc.).

Per esercitare il diritto di recesso devo fornire spiegazioni plausibili?

L’esercizio del diritto di recesso può avvenire per qualsiasi motivo che peraltro non deve essere espresso nella comunicazione. Si può trattare quindi di un semplice ripensamento, di un capriccio, di una più attenta valutazione circa la convenienza dell’affare, della scoperta di un prodotto concorrente più vantaggioso, di un errore, ecc. 

L’acquirente non è tenuto a spiegare le proprie motivazioni all’interno della comunicazione: a questi basterà semplicemente scrivere che intende avvalersi del diritto di recesso, senza dilungarsi sulle ragioni dello stesso. 

Ecco un possibile modello con facsimile di comunicazione del diritto di recesso:

«Io sottoscritto sig. … [indicare le generalità], avendo concluso con voi il contratto n. … del … per l’acquisto di … intendo avvalermi del diritto di recesso e pertanto, nel restituire immediatamente tale prodotto, chiedo il rimborso della somma spesa».

Il Codice del consumo stabilisce il dovere per il venditore di consegnare all’acquirente un modello di lettera per l’esercizio del recesso (cosiddetto modulo standard) che, all’occorrenza, questi può editare, integrare, stampare e spedire via posta raccomandata. Ma non c’è obbligo di utilizzare proprio questo e il consumatore potrà avvalersi di un documento da questi redatto e personalizzato.

Di solito, non c’è bisogno di esercitare il diritto di recesso se il prodotto non è funzionante. In questi casi, infatti, spetta una garanzia che opera per ben 2 anni, salvo comunicare l’esistenza del vizio al venditore entro 60 giorni dalla scoperta. Il diritto di recesso quindi prescinde da eventuali difetti. Ma nulla toglie che ci si possa comunque avvalere del diritto di ripensamento in presenza di un vizio, proprio per la maggiore facilità, elasticità e immediatezza della procedura. 

Quando infatti si fa valere il diritto di garanzia c’è sempre un accertamento che il problema del prodotto non sia dovuto a un uso non corretto dell’acquirente. 

Come si spedisce la comunicazione del recesso?

Per l’acquirente è importante procurarsi la prova dell’invio della comunicazione. Il che richiede la raccomandata o anche la Pec, la posta elettronica certificata di cui il venditore deve essere obbligatoriamente munito. 

Il termine di 14 giorni per l’invio della comunicazione si calcola secondo i giorni di calendario: partendo, senza conteggiarlo, dal giorno in cui il consumatore entra in possesso del prodotto e proseguendo sino al 14° giorno successivo che, al contrario, va conteggiato nel termine.

Se apro la confezione mi spetta il diritto di recesso?

Il diritto di recesso spetta anche a chi apre il cellophane e la confezione dell’oggetto. Tutt’al più, se la distrugge, potrà essergli chiesto un minimo risarcimento, ma giammai gli si potrà negare il diritto di recesso. La confezione va restituita integra, ma comunque nei limiti delle normali forzature necessarie all’apertura dell’imballaggio, come spesso succede per via del nastro isolante che, una volta sollevato, può “grattare” la superficie del cartone.

Se uso l’oggetto mi spetta il diritto di recesso?

Il diritto di recesso spetta anche a chi utilizza per qualche giorno il prodotto acquistato e non lo trova di suo gusto. Del resto, è proprio questo lo scopo di tale tutela prevista dal Codice del consumo. Sicché, non si potrà negare il rimborso dei soldi se l’oggetto dovesse essere stato impiegato per più di una volta.

Se compro un oggetto allo stand di una fiera mi spetta il diritto di recesso?

La giurisprudenza ha assimilato gli stand delle fiere ai normali negozi. Quindi, in tal caso, non spetta il diritto di recesso. Le cose però vanno diversamente per le postazioni mobili che spesso vengono allestite all’interno dei centri commerciali, dove un operatore commerciale invita i passanti a una prova gratuita dei propri prodotti: anche in questo caso il diritto di recesso è dovuto.

Ci sono dei casi in cui il diritto di recesso può essere negato?

Il Codice del consumo elenca una serie di casi in cui il diritto di recesso è escluso. Li abbiamo elencati tutti in “Si può escludere il diritto di recesso?“.

L’esempio più tipico è l’acquisto di un prodotto personalizzato, come un gioiello con l’incisione del nome e cognome, una maglietta con una stampa personalizzata, ecc. 

Non si può esercitare il diritto di recesso neanche nel caso di prestazioni di servizi già resi o per i quali il cliente ha accettato, sin dall’inizio, la rinuncia al diritto di recesso. 

Che succede se scadono i 14 giorni perché non sapevo del diritto di recesso?

La legge non ammette ignoranza, è vero, e chi lascia scadere i 14 giorni per l’esercizio del diritto di recesso non può più esercitarlo. Tuttavia, la legge stabilisce il dovere per il venditore di informare l’acquirente – sul sito o all’interno delle condizioni di contratto – della possibilità di esercitare il diritto di recesso. Se ciò non avviene, c’è tempo 1 anno e 14 giorni per l’esercizio del diritto di recesso. 

Secondo la Cassazione, la clausola del contratto che indica l’esistenza del diritto di ripensamento deve essere separata dalle altre per rendere chiara, trasparente ed immediata l’informazione al consumatore. I caratteri tipografici devono essere poi gli stessi delle altre clausole e non più piccoli in modo da non essere visti.

Scaduto il termine per il diritto di recesso, l’acquirente può al massimo esercitare i diritti che gli spettano in forza della garanzia per prodotti difettosi, il che avviene quando l’oggetto non funziona più per un problema di produzione o di conservazione da parte del venditore. Nei primi sei mesi dall’acquisto, non spetta neanche all’acquirente dimostrare la preesistenza del vizio, ragion per cui la garanzia gli va riconosciuta immediatamente. 

In tal caso, l’acquirente può chiedere o la riparazione o la sostituzione con un prodotto identico. Se nessuna delle due soluzioni dovesse risultare possibile (o la riparazione dovesse essere troppo costosa), l’acquirente potrebbe optare per la risoluzione del contratto (con restituzione della somma spesa) o per la riduzione del prezzo di acquisto.

Entro quanto tempo mi devono essere restituiti i soldi?

L’acquirente deve ricevere il riaccredito della somma di denaro spesa entro 14 giorni da quando ha inviato la comunicazione del recesso. Il che significa che non possono decorrere più di 28 giorni dal momento in cui il prodotto è stato consegnato.

A chi spettano le spese di spedizione dell’oggetto in caso di diritto di recesso?

Le spese di spedizione per l’esercizio del diritto di recesso spettano sempre all’acquirente. Ma ciò non esclude che il venditore, per una propria politica commerciale, intenda accollarsele.

Si tenga però conto che l’acquirente potrebbe rifiutare il prodotto già all’arrivo del corriere, decidendo di non prenderlo in consegna e facendolo restituire al mittente. In tal caso, il bene ritornerà al venditore a spese di quest’ultimo.

Se esercito il diritto di recesso mi può essere addebitata una penale?

La legge vieta al venditore di trattenere arbitrariamente somme di denaro come penali che siano correlate all’uso del bene o alla mancata disponibilità dello stesso presso i magazzini: la restituzione del corrispettivo deve, infatti, essere integrale.



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