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Pensione anticipata: com’è tassata?

27 Luglio 2020 | Autore:
Pensione anticipata: com’è tassata?

Tassazione Irpef e detrazioni per il pensionato che percepisce il trattamento anticipato: regole e calcolo, cumulo con altri redditi.

Parliamo di pensione anticipata quando il trattamento previdenziale è riconosciuto al lavoratore, dall’Inps o da un diverso ente di previdenza, prima del compimento dell’età pensionabile.

Nel dettaglio, l’Inps riconosce diverse tipologie di pensione anticipata: la pensione anticipata ordinaria, che si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne; la pensione anticipata per i lavoratori precoci, con 41 anni di contributi; la quota 100, riconosciuta in via sperimentale ai lavoratori che hanno compiuto 62 anni e possiedono almeno 38 anni di contributi; la pensione anticipata contributiva, che può essere ottenuta con 64 anni di età, 20 anni di contributi e un importo minimo di trattamento spettante; l’opzione donna, riconosciuta alle lavoratrici che hanno maturato 35 anni di contributi e compiuto 58 anni di età (59 se autonome) entro il 31 dicembre 2019 (per conoscere tutte le tipologie di trattamento pensionistico anticipato: Guida alla pensione anticipata).

Ma la pensione anticipata com’è tassata? Ci sono regole diverse rispetto alla pensione di vecchiaia?

Se ti hanno detto che l’importo della pensione anticipata è tassato di più, rispetto alla pensione di vecchiaia, è bene che tu sappia che il calcolo delle imposte che gravano su entrambe le tipologie di pensione, nonché delle detrazioni spettanti, è lo stesso.

In molti confondono la tassazione della pensione con l’impossibilità di cumulare il trattamento con i redditi di lavoro. Un conto, difatti, è il calcolo dell’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che risulta tanto più alta quanto più è elevato il reddito complessivo del contribuente: in parole semplici, se il pensionato percepisce altri redditi, derivanti o meno da un’attività lavorativa, viene tassato di più.

Un altro conto, invece, è la trattenuta Inps sulla pensione per incumulabilità, parziale o totale, del trattamento con i redditi di lavoro: in questo caso non si tratta di un’imposta, ma semplicemente di somme non spettanti al lavoratore, che l’Inps trattiene in quanto la legge prevede che determinate pensioni non possano essere sommate, in tutto o in parte, ai redditi di lavoro.

Osserviamo ora come funziona la tassazione della pensione anticipata, rinviando alla Guida al cumulo redditi lavoro- pensione per sapere in quali casi chi è in pensione anticipata può lavorare senza temere trattenute sull’assegno da parte dell’Inps.

Quali imposte si pagano sulla pensione anticipata?

Sulla pensione anticipata, di qualunque tipologia sia, non si sconta una tassazione separata, ma si pagano l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, assieme alle addizionali comunali e regionali sulla stessa.

L’Irpef viene trattenuta mensilmente dall’Inps, nel cedolino pensione.

Come mai allora accade spesso che il pensionato, presentando il modello 730 (o il modello redditi persone fisiche), in sede di dichiarazione dei redditi si ritrovi a debito?

Questo accade perché il pensionato potrebbe avere ulteriori redditi: l’Irpef, infatti, non si applica alla sola pensione, ma a tutti i redditi del contribuente, cioè al reddito complessivo.

Come si calcola il reddito complessivo del pensionato?

Il reddito complessivo del pensionato coincide con la pensione anticipata solo nell’ipotesi in cui il trattamento costituisca la sua unica entrata, quindi nel caso in cui sia privo di altri redditi, anche riferiti ad immobili.

Come si calcola il reddito su cui applicare l’imposta, cioè il reddito imponibile, del pensionato che ha percepito nell’anno diverse entrate o che possiede terreni o fabbricati?

Bisogna considerare tutti i suoi redditi che risultano assoggettati ad imposizione secondo il Tuir, il testo unico delle imposte sui redditi: a partire dai redditi fondiari, che derivano dagli immobili (si deve aver riguardo, ad esempio, alla rendita catastale dei fabbricati, oppure ai redditi dominicali o agrari dei terreni, in determinati casi al valore), per continuare con i redditi di capitale, i redditi d’impresa, i redditi di lavoro dipendente, autonomo e di pensione e per terminare con i redditi diversi.

Peppino, che non ha immobili o redditi di capitale, nel corso del 2019 ha terminato di lavorare e ha iniziato a percepire solo un reddito derivante dalla pensione anticipata; deve comunque sommare agli assegni di pensione ricevuti nel 2019 i compensi percepiti per l’attività lavorativa, al netto dei contributi previdenziali e delle eventuali somme non imponibili, per ottenere l’ammontare da sottoporre a tassazione che deve esporre nella dichiarazione dei redditi 2020.

Ci sono voci della pensione anticipata esenti da tassazione?

La pensione anticipata, normalmente, costituisce un reddito interamente imponibile, che rientra pienamente nel reddito complessivo del contribuente. Sulla pensione possono essere però erogati i trattamenti di famiglia, cioè gli assegni per il nucleo familiare del pensionato: si tratta di una prestazione aggiuntiva riconosciuta dall’Inps a favore del titolare della pensione e dei suoi familiari, se sussistono determinati requisiti. Questa voce è esente da imposizione.

Per saperne di più: Guida agli assegni familiari del pensionato.

Come si calcola l’Irpef sulla pensione anticipata?

Una volta determinato il reddito su cui applicare l’Irpef, che può essere costituito dalla sola pensione anticipata o dal trattamento assieme a ulteriori voci imponibili, si deve calcolare l’imposta dovuta.

L’imposta si determina applicando delle percentuali, le aliquote, al reddito imponibile.

Ricordiamo che l’Irpef è un’imposta che prevede l’applicazione di aliquote crescenti per scaglioni di reddito, cioè di aliquote man mano più elevate al crescere delle fasce di reddito.

Per la precisione:

  • se il reddito complessivo dell’interessato si trova nella fascia tra zero e 15mila euro, si applica l’aliquota del 23%;
  • nello scaglione di reddito tra 15.001 e 28mila euro, si applica l’aliquota del 27%;
  • nella fascia di reddito tra 28.001 e 55mila euro, si applica l’aliquota del 38%;
  • nello scaglione di reddito tra 55.001 e 75 mila euro si applica l’aliquota del 41%;
  • nella fascia di reddito che va dai 75.001 in su, si applica l’aliquota del 43%.

L’Inps ha calcolato a Peppino, sulla base degli assegni di pensione erogati, un reddito imponibile pari a 25mila euro, applicandogli dunque l’aliquota del 23% sino a 15mila euro e del 27% per i redditi tra 15.001 e 25mila euro. Peppino, però, nell’anno ha percepito altri 10mila euro di redditi imponibili. Le aliquote applicate in sede di dichiarazione dei redditi saranno dunque: l’aliquota del 23% sino a 15mila euro, del 27% per i redditi tra 15.001 e 28mila euro e del 38% nella fascia di reddito tra 28.001 e 35mila euro.

Detrazioni sulla pensione anticipata

Una volta calcolata l’Irpef lorda, non bisogna dimenticare che al contribuente, avente diritto alla pensione anticipata, spettano le detrazioni per redditi di pensione, se l’importo del reddito complessivo è inferiore a 55mila euro.

Possono poi spettargli ulteriori detrazioni, ad esempio se ha moglie e figli a carico, oppure se ha sostenuto spese mediche, per interventi di ristrutturazione o altri oneri che prevedono il diritto a una detrazione. Che cos’è la detrazione? Si tratta di un importo che si sottrae dall’imposta dovuta, da non confondere con la deduzione che invece è un importo che si sottrae dal reddito da tassare.

Mario, nella dichiarazione dei redditi, ha diritto a mille euro di deduzioni complessive ed a 500 euro di detrazioni. Mario deve quindi calcolare il reddito imponibile sottraendo dal valore ottenuto mille e uro e, dopo aver calcolato l’Irpef lorda, deve sottrarre i 500 euro di detrazioni.

Per conoscere tutte le detrazioni: Detrazione fiscale, come funziona.

Ma vediamo più nel dettaglio come funzionano le detrazioni per reddito di pensione

Le detrazioni per il possesso di redditi di pensione, dall’anno d’imposta 2017 in poi (quindi anche per l’anno d’imposta 2019, oggetto della dichiarazione dei redditi 2020), sono pari a:

  • 1.880 euro, se il reddito complessivo del pensionato non supera 8mila euro; chi appartiene alla fascia di reddito sino a 8mila euro si trova nella cosiddetta no tax area pensionati, in quanto le detrazioni per redditi di pensione superano l’imposta dovuta; semplificando, il pensionato sotto gli 8mila euro non paga tasse;
  • se il reddito complessivo del pensionato è compreso tra 8mila e 15mila euro si deve applicare la seguente formula: 1297 + [583 × (15mila – reddito complessivo) / 7mila];
  • se il reddito complessivo del pensionato è compreso tra 15 mila e 55 mila euro si deve applicare la seguente formula: 1.297 × [(55 mila – reddito complessivo) / 40 mila].

Nessuna detrazione deve essere applicata sopra i 55mila euro di reddito.

Pensione anticipata percepita per parte dell’anno

E se la pensione non è stata percepita per tutti i 365 giorni dell’anno (366 se bisestile), magari perché liquidata nel corso dell’annualità?

In questo caso, la detrazione spettante deve essere rapportata ai giorni in cui spetta il diritto alla pensione nell’anno, ma non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da lavoro dipendente e assimilati, da lavoro autonomo, da impresa minore).

Il pensionato lavoratore, difatti, non può beneficiare contemporaneamente delle detrazioni per reddito di lavoro dipendente, autonomo, d’impresa e di pensione per i periodi coincidenti, quindi deve scegliere una sola detrazione da fruire. Attenzione, però: per lo stesso periodo, cioè per le stesse giornate, non è mai possibile fruire di due detrazioni diverse, ma nel corso dello stesso anno è possibile beneficiare contemporaneamente della detrazione per reddito di lavoro  dipendente e di quella per reddito di pensione, purché non per gli stessi giorni. Poiché, invece, le detrazioni per reddito di lavoro autonomo e d’impresa minore non sono rapportate all’anno, in questo caso non possono essere fruite contemporaneamente alle detrazioni per redditi di lavoro dipendente, né alle detrazioni per reddito di pensione, con riferimento alla medesima annualità.

Peppino ha lavorato come dipendente sino al 30 giugno e si è pensionato dal 1° luglio. Fruisce delle detrazioni per redditi di lavoro dipendente dal 1° gennaio al 30 giugno, quindi per 181 giorni, mentre fruisce delle detrazioni per redditi di pensione dal 1° luglio al 31 dicembre, ossia per 184 giorni. Deve dunque riproporzionare le due detrazioni in questo modo: per il reddito di pensione, importo della detrazione annua spettante /365 x 184; per il reddito di lavoro dipendente, importo della detrazione annua spettante /365 x 181.

Osserviamo dunque che cosa succede se nello stesso anno il pensionato ha svolto un’attività di lavoro autonomo.

Mario ha lavorato come commerciante sino al 30 giugno e si è pensionato dal 1° luglio. Deve scegliere se fruire della detrazione per redditi d’impresa minore, detrazione che non viene rapportata ai giorni dell’anno, oppure se fruire della detrazione per redditi di pensione. In quest’ultimo caso, dovrà comunque rapportare la detrazione ai 184 giorni dell’anno di spettanza degli assegni, non potendone fruire per l’anno intero in quanto non ha percepito il trattamento per tutto l’anno.



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