Così Parlamento e Governo violano i diritti del contribuente

27 Luglio 2020 | Autore:
Così Parlamento e Governo violano i diritti del contribuente

Dall’approvazione, oggi 20 anni fa, dello Statuto che tutela i cittadini, sono state commesse 600 infrazioni nel nome di un’urgenza che spesso non c’è.

600 infrazioni in 20 anni, di cui 81 arrivate direttamente da Governo e Parlamento. È la denuncia della Fondazione nazionale dei commercialisti in un rapporto sulle violazioni allo Statuto del contribuente, elaborato per il quotidiano Il Sole 24 Ore e pubblicato questa mattina dal quotidiano di Confindustria.

Lo Statuto, approvato un giorno come oggi del 2000 ed entrato in vigore il 1° agosto di quell’anno, è stato ignorato dal legislatore dopo appena un mese con un decreto legge che stabiliva l’inapplicabilità di alcune prescrizione contenute nel documento perché «incompatibili».

Come spiega il quotidiano, delle 81 eccezioni espresse allo Statuto, 49 sono avvenute con decreto legge. Il che dimostra «che la legislazione tributaria vive di norme proclamate come urgenti, quando in realtà l’unica urgenza è far quadrare i conti pubblici».

Alcuni esempi: leggi retroattive, nuovi adempimenti introdotti da un giorno all’altro, termini prorogati a favore del Fisco, violazioni procedurali. Tra le più recenti, la stretta sul regime forfettario decisa con la legge di Bilancio 2020. Le nuove regole sono entrate in vigore lo scorso 1° gennaio, senza il preavviso di 60 giorni richiesto dallo Statuto per consentire un minimo di pianificazione ai cittadini.

L’emergenza coronavirus ha amplificato il problema. Da inizio anno – si legge sul Sole – si contano almeno quattro deroghe espresse. Tre sono state inserite nei decreti Cura Italia e Rilancio. Oggetto dello scostamento dallo Statuto sono i termini di accertamento e di notifica degli atti: proprio quelli che hanno dato vita a tante polemiche dopo la norma originaria che concedeva al Fisco due anni in più per i controlli sugli anni d’imposta che normalmente sarebbero scaduti a fine 2020. La norma è stata poi modificata in conversione e alla fine il decreto Rilancio ha previsto un doppio termine: entro il 2020 per l’emissione dell’atto ed entro il 2021 per la notifica al contribuente. Mentre l’ultima eccezione è stata inserita nel decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sulle liti fiscali: il raddoppio dei termini di accertamento per l’esecuzione delle decisioni adottate nelle procedure amichevoli o di risoluzione.



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