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Accordo con l’ex coniuge sull’assegno di divorzio: è valido?

27 Luglio 2020
Accordo con l’ex coniuge sull’assegno di divorzio: è valido?

Modifiche ammesse con patti senza passare dal tribunale a condizione che ci sia già stato il divorzio e non dopo la separazione. 

Tra ex coniugi è più frequente la guerra che la pace. Tuttavia, non mancano ipotesi in cui i due si vengono incontro e magari, con un atto scritto, decidono di modificare le condizioni economiche della separazione o del divorzio. Ci si è più volte chiesto se un patto di questo tipo, seppur non convalidato dal giudice, possa avere valore o invece sia soggetto a ripensamenti.

La questione è finita, per l’ennesima volta, sul banco della Cassazione che, a seguito di altalenanti opinioni, sembra oggi aver messo un punto fermo sull’annosa questione. Alla Corte è stato chiesto se è valido l’accordo con l’ex coniuge sull’assegno di divorzio. Ecco qual è stato l’esito della pronuncia [1].

Gli accordi presi con la separazione sono validi?

Per comprendere meglio la questione oggetto del chiarimento giurisprudenziale dobbiamo calarci in una serie di vicende concrete. Partiremo pertanto proprio da alcuni esempi pratici.

Marco e Alessandra si separano. Con un atto di separazione consensuale, il marito trasferisce, alla moglie, il proprio 50% della casa coniugale cointestata. Alessandra, in cambio, promette di rinunciare definitivamente all’assegno di mantenimento. L’accordo di separazione viene convalidato dal tribunale. Senonché, dopo sei mesi, i due procedono con il divorzio e, in quella sede, la moglie fa presente di aver perso il posto di lavoro e di non poter pagare né le utenze, né il condominio della casa. Pertanto, chiede un assegno di mantenimento, nonostante l’iniziale rinuncia. Può farlo? La risposta è affermativa.

Secondo la Cassazione, sono vietate le intese sulla determinazione dell’assegno divorzile fatte in sede di separazione, perché interverrebbero su diritti indisponibili. In buona sostanza, solo in sede di divorzio le parti possono decidere eventuali rinunce, ma giammai prima. Dunque, l’eventuale accordo preso con la separazione vale fino al momento del divorzio, ma non più dopo. 

All’atto del divorzio, tutte le precedenti concessioni non hanno alcun valore. Questo fa sì che, al momento del divorzio, il coniuge che abbia in precedenza fatto delle rinunce possa tornare liberamente sui propri passi e cambiare idea. 

Vien da sé che le parti possono ben decidere, all’atto del divorzio, di confermare quanto avevano deciso in sede di separazione, ma nulla toglie che uno dei due ci ripensi. Se così dovesse essere, l’altro non avrebbe alcun potere per evitarlo e tutelarsi in anticipo. 

Si può modificare l’assegno di mantenimento con un accordo scritto?

Immaginiamo ora un caso simile al precedente ma non del tutto identico.

Lucia e Alberto si separano. In sede di separazione, il giudice accorda a Lucia un mantenimento di 400 euro al mese. Dopo due mesi, però, Alberto si ammala e perde una parte del suo stipendio. Lucia, piuttosto che affrontare una causa di modifica delle condizioni di separazione, decide di venire incontro al marito accordandogli una riduzione di 200 euro sul mantenimento. I due siglano perciò un’intesa scritta. È valida? La risposta è affermativa.

In questo caso, l’accordo potrà spiegare gli effetti anche se non omologato dal giudice ma solo fino al giorno del divorzio. In quella sede le parti, come visto nel precedente paragrafo, saranno libere di ripresentare le proprie richieste a prescindere dai precedenti accordi.

Sono quindi validi gli accordi modificativi delle decisioni del giudice dopo la separazione, ma solo fino al divorzio, anche se non sono stati ufficializzati in un apposito procedimento giudiziale di revisione dell’assegno di mantenimento.

Si può modificare l’assegno di divorzio?

Veniamo infine a una coppia che ha già intrapreso sia la strada della separazione che il divorzio e che, dopo quest’ultimo, decida di rivedere l’entità dell’assegno.

Santino e Rosalia si separano e poi divorziano. Con la sentenza di divorzio, Santino viene condannato a pagare a Rosalia un assegno di 600 euro mensili. Dopo cinque anni, i due firmano un accordo con cui riducono l’assegno da 600 a 300 euro mensili. Santino versa per due anni l’importo dimezzato; senonché, per delle contestazioni insorte in un momento successivo, Rosalia ci ripensa e agisce dinanzi al giudice per farsi riconoscere tutti gli arretrati degli ultimi 2 anni. A suo parere, infatti, l’accordo è nullo in quanto non omologato dal tribunale. In questo caso, il tribunale darà ragione al marito.

Secondo la Cassazione, non è configurabile il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare quando gli ex coniugi abbiano raggiunto sulle obbligazioni economiche accordi transattivi stragiudiziali e si siano in seguito attenuti a questi, anche se non formalizzati in successivi provvedimenti giudiziali di modifica. 

La Corte ha ricordato che «nella giurisprudenza civile di legittimità si è riconosciuta la liceità delle intese economiche raggiunte dalle parti dopo la presentazione della domanda di divorzio, poiché gli accordi si riferiscono a un divorzio che le parti hanno già deciso di conseguire, e non semplicemente prefigurato». Di conseguenza, tale parametro deve valere «a maggior ragione quando la sentenza di divorzio sia già intervenuta e gli accordi tra gli ex coniugi abbiano ad oggetto una modifica delle statuizioni patrimoniali contenute in quella decisione».

In buona sostanza, osserva la Cassazione, il limite della liceità di tali accordi è costituito dal contenere «clausole chiaramente lesive degli interessi dei beneficiari dell’assegno di mantenimento oppure contrarie all’ordine pubblico»: in mancanza di tali circostanze, l’accordo transattivo relativo alle attribuzioni patrimoniali, concluso tra le parti ai margini di un giudizio di separazione o di divorzio, ha natura contrattuale e produce effetti senza necessità di essere sottoposto al giudice per la sua omologazione. 

Il principio enucleato dalla Cassazione è dunque il seguente: non è configurabile il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o divorzio «qualora il coniuge si sia attenuto agli impegni assunti con l’ex per mezzo di un accordo transattivo, non omologato dall’autorità giudiziaria, modificativo delle statuizioni sui rapporti patrimoniali contenute in un precedente provvedimento giudiziario».

Si può modificare l’assegno di mantenimento per i figli?

L’ultima ipotesi si può configurare infine per quanto attiene al mantenimento per i figli.

Matteo e Camilla hanno divorziato. Matteo deve versare 500 euro mensili per i figli. Senonché Camilla, avendo ottenuto una promozione, accorda a Matteo uno sconto di 150 euro. Il padre versa allora 350 euro mensili. Ma un accordo di questo tipo non è valido se non viene confermato dal tribunale.

I diritti dei figli sono «indisponibili»: non possono cioè essere oggetto di trattativa tra i genitori. I quali pertanto dovranno, per poter dar vita a una modifica delle precedenti statuizioni del tribunale, ritornare innanzi al giudice e chiedere una rettifica del precedente provvedimento. 


note

[1] Cass. ord. n. 5236/2020. Così anche Cass. sent. n. 24621/2015.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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