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Mobbing banca

8 Ottobre 2020
Mobbing banca

Il lavoro dovrebbe essere fonte di soddisfazioni per la persona ma spesso si traduce in un vero e proprio incubo.

Sei vittima di comportamenti discriminatori sul posto di lavoro? Ti senti escluso e perseguitato sul lavoro? Ti sembra che tutti ce l’abbiano con te e che si faccia di tutto per distruggere la tua autostima al lavoro? Probabilmente, siamo di fronte ad un caso di mobbing.

Il mobbing ricorre in tutti quei casi in cui un lavoratore viene preso di mira ed è vittima di sistematiche azioni volte a svilire la sua personalità. Si tratta di un fenomeno molto diffuso: spesso si fa mobbing in banca, nelle pubbliche amministrazioni, nelle piccole imprese. Qualsiasi posto di lavoro può essere, teoricamente, teatro di mobbing.

Il lavoratore, tuttavia, può agire per ottenere delle tutele. Infatti, se riesce a dimostrare di essere vittima di mobbing, il lavoratore mobbizzato può ottenere anche il risarcimento del danno subito.

Che cos’è il mobbing?

Andare a lavorare dovrebbe essere un piacere per tutti noi perché il lavoro dovrebbe essere una attività umana che consente alla persona di realizzarsi, di esprimere se stessa e di raggiungere i propri obiettivi. Tuttavia, molto spesso, il lavoro è fonte di disagio per la persona.

In certi casi, nell’ambiente di lavoro, viene organizzata una vera e propria attività di persecuzione del lavoratore, portata avanti con condotte quotidiane, ripetute, tese ad isolare il lavoratore, escluderlo dal resto del team, distruggere la sua autostima fino a condurlo ad abbandonare il posto di lavoro.

Questo fenomeno prende il nome di mobbing, mutuando un termine di derivazione anglosassone, e secondo gli studi, è molto più diffuso di quanto si possa pensare.

Non esiste una serie di condotte tipizzate che rientrano nella nozione di mobbing. In teoria, qualsiasi azione può essere mobbing se perpetrata nel tempo da una o più persone nei confronti di un singolo lavoratore e se finalizzata ad isolare il lavoratore ed obbligarlo di fatto ad andarsene.

Possono, dunque, costituire condotte afferenti al fenomeno del mobbing azioni come:

  • scherzi ripetuti;
  • attività di ostacolo sul lavoro;
  • ostracismo;
  • umiliazione pubblica;
  • diffusione di notizie non veritiere;
  • rimproveri immotivati;
  • sistematica esclusione del lavoratore.

Quel che conta, al fine di configurare il fenomeno del mobbing, è che queste condotte siano unite da un fine comune che le caratterizza, ossia, escludere il lavoratore e spingerlo ad andarsene e non siano episodiche, dovendo infatti essere perpetrate per un certo lasso di tempo pari, almeno, a sei mesi.

Quali sono i tipi di mobbing?

Gli studi sul fenomeno del mobbing hanno condotto ad una classificazione del mobbing in diverse tipologie:

  • mobbing verticale, detto anche bossing; è la tradizionale forma del mobbing e si ha in tutti quei casi in cui è il datore di lavoro o il superiore gerarchico a porre in essere abusi, vessazioni e persecuzioni nei confronti del dipendente/subordinato;
  • mobbing orizzontale; si ha quando le attività mobbizzanti sono poste in essere dai colleghi nei confronti di un lavoratore;
  • low mobbing, o mobbing dal basso, è una forma poco diffusa che si verifica quando sono i lavoratori che screditano la credibilità del capo con continui comportamenti volti a svilirne il ruolo e l’autorità;
  • lo straining non è un vero e proprio mobbing in quanto le condotte lesive sono episodiche e non sistematiche ma caratterizzate, comunque, da effetti duraturi e sono in ogni caso in grado di creare un danno al lavoratore suscettibile di essere risarcito.

Cosa fare in caso di mobbing?

Il mobbing, se si protrae nel tempo, tende a produrre delle conseguenze negative nella persona del lavoratore dal punto di vista della salute. Ricordiamo che è un caposaldo della nostra Costituzione la tutela della salute [1] e che tale principio assume un particolare rilievo nel rapporto di lavoro. In particolare, la prolungata esposizione al mobbing può generare nel lavoratore disturbi di vario genere.

Innanzitutto, si segnalano possibili problematiche della sfera psicologica come, ad esempio:

Inoltre, si possono sviluppare altre patologie legate alla somatizzazione del fenomeno come, ad esempio:

  • disturbi dell’apparato cardiovascolare (innalzamento della pressione arteriosa, aritmie cardiache e tachicardia);
  • disturbi dell’apparato gastrointestinale (colite, patologie da reflusso gastro-esogafeo);
  • patologie autoimmuni;
  • patologie epidermiche.

Infine, il mobbing può condurre all’autoisolamento del lavoratore, con forti problematiche e disturbi della sfera sociale e affettiva che condizionano e limitano la vita sociale dell’individuo e i rapporti con familiari ed amici. Ne consegue che il mobbing può portare ad un danno permanente all’integrità psicofisica del lavoratore (danno biologico).

Il lavoratore che sia stato vittima di mobbing può dunque agire in giudizio per il risarcimento del danno biologico [2]. Per quantificare il danno biologico subito dal lavoratore è opportuno dotarsi di un’apposita perizia medico-legale che stabilisca qual è la percentuale di danno biologico, ossia la percentuale di lesione permanente dell’integrità psicofisica del lavoratore, determinata dal mobbing.

Utilizzando delle apposite tabelle redatte dai tribunali di Roma e di Milano, sulla base dell’età anagrafica del lavoratore e della percentuale di danno biologico riscontrata dal medico legale, è possibile quantificare economicamente il danno biologico da mobbing subito dal dipendente.

Oltre al danno biologico, il dipendente può chiedere il risarcimento del danno patrimoniale, caratterizzato dagli esborsi che il lavoratore ha dovuto sostenere a causa del mobbing. Vi rientrano, ad esempio, gli oneri economici sostenuti per le visite specialistiche, l’acquisto dei medicinali e qualsiasi altra attività riabilitativa che il lavoratore ha dovuto sostenere a causa delle conseguenze pregiudizievoli, per la propria salute, del mobbing.

Inoltre, il lavoratore potrà dimostrare di aver subito anche un danno non patrimoniale, come il danno alla vita di relazione, basandosi anche su presunzioni semplici come, ad esempio, il progressivo abbandono degli amici, il ripiegamento su se stesso del lavoratore, le modifiche al proprio stile di vita, etc.

Chi paga il danno da mobbing?

Il datore di lavoro, nel nostro ordinamento, ha l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e di adottare tutte le misure di prevenzione che siano necessarie, in base alla migliore scienza del momento, per prevenire il rischio che l’ambiente di lavoro determini conseguenze negative per la salute del lavoratore [3].

I rischi che il datore di lavoro deve prevenire non sono solo quelli legati ai possibili infortuni sul lavoro ma anche quelli legati a danni alla salute del lavoratore, intesa anche sotto il profilo psicologico. È il datore di lavoro, infatti, che ha il potere di organizzare l’impresa e da tale organizzazione non deve derivare un danno al lavoratore.

Il datore di lavoro – oltre ad evitare egli stesso di porre in essere in prima persona condotte che possano ledere alla salute dei dipendenti – deve quindi vigilare affinché nell’ambiente di lavoro non si producano fenomeni come quello del mobbing che possano determinare un danno alla salute del lavoratore.

Per questo, in caso di mobbing, anche quando le condotte mobbizzanti non sono state poste in essere direttamente dal datore di lavoro (bossing) ma dai colleghi del lavoratore (mobbing orizzontale), è sempre possibile chiedere il risarcimento dei predetti danni al datore di lavoro, il quale aveva l’onere di evitare e prevenire il prodursi di fenomeni come il mobbing.

Inoltre, quando i danni determinati dal mobbing si possono considerare delle lesioni personali ai sensi del Codice penale, il datore di lavoro può anche essere accusato del reato di lesioni personali [4].

Mobbing banca

Anche se, nell’immaginario collettivo, gli istituti di credito costituiscono un ambiente di lavoro ideale, dove i lavoratori possono contare su importanti diritti e tutele, sono abbastanza frequenti casi di mobbing anche all’interno delle banche. La problematica in questione è giunta diverse volte all’attenzione della Cassazione. Non sono mancate delle pronunce in cui le banche sono state condannate a risarcire al lavoratore il danno da mobbing.

In una importante sentenza in materia [5], la Cassazione ha condannato la banca a risarcire al lavoratore il danno biologico derivante dai continui scherzi verbali e azioni di disturbo che egli aveva subito per molto tempo nel proprio posto di lavoro in banca.

In particolare, la Cassazione ha affermato che la banca avrebbe dovuto attivarsi per la cessazione dei comportamenti scorretti posti in essere dai collaboratori nei confronti del lavoratore più debole e il fatto che non si fosse attivata per evitare il mobbing determina la sua responsabilità risarcitoria nei confronti dei danni subiti dal lavoratore e dimostrati da quest’ultimo nel corso dei due giudizi di merito svoltisi innanzi al tribunale ed alla Corte d’Appello.

Infatti, nel caso di specie, era stato dimostrato che il superiore gerarchico del lavoratore vittima di mobbing, pur essendo a conoscenza di queste continue angherie e comportamenti umilianti subiti dal suo sottoposto, non si era adoperato per la loro cessazione.

In particolare, il lavoratore aveva sviluppato un disturbo post traumatico da stress e i giudici avevano ritenuto che tale patologia fosse compatibile con la situazione di mobbing subita e con le particolarmente frustranti condizioni di lavoro cui il bancario era stato sottoposto per molto tempo.

Ne è derivato il diritto del bancario vittima di mobbing al risarcimento del danno biologico determinato dalle conseguenze del mobbing sulla sua integrità psico-fisica, che è stato quantificato dai giudici in 37mila euro, oltre interessi di legge dalla data della sentenza al saldo effettivo.


note

[1] Art. 32 Cost.

[2] Art. 2043 cod. civ.

[3] Art. 2087 cod. civ.

[4] Art. 582 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 18262/2007.


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