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L’acquirente dell’azienda paga i debiti tributari

15 Settembre 2014
L’acquirente dell’azienda paga i debiti tributari

Chi rileva un’impresa rischia di rispondere delle violazioni compiute dal venditore: la Cassazione definisce gli oneri del compratore e li estende in caso di cessioni in frode all’Erario.

La garanzia per l’acquirente di un’azienda di non dover rispondere dei debiti tributari del cedente – legata al ricevimento del certificato di assenza di “carichi pendenti” – non copre da ogni rischio legato alle violazioni commesse dal cedente. Tale rischio, poi, si amplia notevolmente se la cessione è eseguita in frode alla legge, venendo meno in tal caso le limitazioni alla solidarietà. Sono questi i principi che emergono dalla recente sentenza del 14 marzo scorso dalla Cassazione [1].

Il principio civilistico

Il sistema giuridico dispone una sorta di sequela nella responsabilità da parte dell’acquirente verso i debiti del cedente l’azienda per evitare che tramite il trasferimento dei beni vengano meno le garanzie patrimoniali per i creditori. Tale obiettivo viene codificato tramite l’introduzione, a certe condizioni, di una responsabilità solidale dell’acquirente dell’azienda sui debiti del cedente. In pratica, di tali passività ne rispondono entrambe le parti.

Il principio è stabilito dal Codice civile [2] secondo il quale l’acquirente dell’azienda risponde dei debiti del cedente, anche se non sono stati trasferiti con l’atto di cessione, ma a condizione che tali debiti risultino dai libri contabili.

Pertanto fondamentale per l’acquirente è il controllo delle posizioni debitorie tramite l’esame dei libri contabili: in pratica, debiti non presenti nei libri non possono essergli contestati.

Che la responsabilità civilistica sia limitata ai debiti relativi al ramo di azienda trasferito e non si estenda ai debiti relativi ad altri rami di azienda, sembra emergere seguendo il dato letterale della norma quando si afferma che nel trasferimento di una azienda commerciale risponde dei debiti “suddetti” anche l’acquirente: debiti “suddetti”, cioè relativi all’azienda trasferita.

 

La responsabilità fiscale

Dal punto di vista fiscale la regola indicata dal Codice civile non si applica poiché esiste una disciplina apposita [3]: quindi non serve l’iscrizione del debito tributario nel libri contabili affinché l’acquirente sia aggredibile dall’Erario.

La legge introduce il concetto di responsabilità dell’acquirente del ramo di azienda sui debiti tributari del cedente, ma allo stesso tempo limita la responsabilità alle violazioni commesse nell’anno di cessione e nei due antecedenti o accertate (o almeno contestate) nel medesimo arco temporale. Inoltre vi è il cosiddetto “beneficium excussionis”: quindi l’Erario dovrà prima aggredire il cedente e poi l’acquirente; inoltre la responsabilità è perametrata al valore dell’azienda.

I casi di frode

Le due suddette limitazioni non si applicano per le cessioni eseguite in frode ai crediti tributari, e questo è un secondo elemento che emerge dalla sentenza in commento.

Inoltre la responsabilità dell’acquirente per i trasferimenti di azienda (non in frode all’Erario) può essere ulteriormente limitata se l’acquirente richiede all’amministrazione finanziaria il certificato che attesti le violazioni contestate alla data del trasferimento e nel caso in cui il certificato non presenti contestazioni, oppure non venga rilasciato entro 40 giorni, scatta l’effetto liberatorio per l’acquirente.

A tale riguardo la legge [4] stabilisce che la responsabilità è limitata al debito risultante alla data del trasferimento dagli atti dell’amministrazione finanziaria, ma tale limite scatta solo – e questo è un terzo passaggio chiave della sentenza – se è richiesto il certificato. In assenza di richiesta la norma non si applica e quindi il cessionario può essere chiamato a rispondere dei debiti tributari del cedente, relativi a violazioni che questi abbia commesso nell’anno di cessione e nei due anni antecedenti, anche se tali violazioni ancora non siano state constatate.


note

[1] Cass. sent. n. n. 5979/14.

[2] Art. 2560 cod. civ.

[3] Art. 14 del Dlgs 472/1997.

[4] Comma 2 dell’art. 14 del Dlgs 472.

Autore immagine: 123rf com


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