Coronavirus: 8 esperti spiegano i rischi attuali

27 Luglio 2020
Coronavirus: 8 esperti spiegano i rischi attuali

Il Covid è finito o no? Le posizioni degli scienziati italiani a confronto su nuovi focolai, contagi e pericolo di diffusione della malattia. 

La situazione è seria ma non grave. Può essere riassunta così la posizione dei numerosi esperti che oggi si sono espressi ancora sul tema della circolazione del Coronavirus, tra nuovi focolai in Italia e nuovo record di contagi nel mondo. Stessi dati di base, ma interpretazioni diverse.

Tra le opinioni che ora esporremo – tutte argomentate da ciascuno degli interpellati – prevale, comunque, la cautela e l’invito a non abbassare la guardia. L’agenzia stampa Adnkronos Salute ha raccolto le loro dichiarazioni e adesso sembra che virologi, infettivologi, medici clinici e igienisti abbiano finalmente trovato la convergenza sugli aspetti fondamentali. Il rischio c’è ancora, anche se probabilmente il peggio è passato.

Alberto Zangrillo

Innanzitutto, Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione al San Raffaele di Milano, che aveva suscitato polemiche dichiarando che il Coronavirus clinicamente non esiste più. Oggi, torna sulle sue affermazioni e dice: «La famosa frase che il virus clinicamente è inesistente non mi è sfuggita, anche se è stata oggetto di speculazioni. Probabilmente ho sbagliato nei toni, chiedo scusa. Ma nessuno è riuscito a contraddirmi e fortunatamente. Dobbiamo convivere con il virus».

E risolve così gli equivoci sorti sulle sue parole: «Voglio che sia chiaro a tutti – sottolinea Zangrillo – che esiste un’enorme differenza fra contagio e malattia. Tutti i contagi che stiamo contando ogni giorni in Italia, fortunatamente non sono in grado di produrre una malattia con clinica tale da portare la persona in ospedale o, peggio, in terapia intensiva. Speriamo che la situazione si confermi tale».

Andrea Crisanti

Invita alla cautela, invece, il virologo Andrea Crisanti: I casi in Europa «in Paesi simili al nostro come Spagna e Francia, ma anche in Germania, sono in aumento e non credo che l’Italia stia facendo nulla di speciale. C’è quindi da capire perché noi no. Può essere che non cerchiamo abbastanza. Non dico che non si debbano vedere spiragli di speranza – spiega – ma agli italiani dico di prendere in considerazione che il pericolo non è passato e di regolarsi di conseguenza».

L’esperto puntualizza che «ancora non siamo mai arrivati al contagio zero. Quindi persiste la possibilità che in qualche modo la trasmissione del Coronavirus Sars-Cov-2 si mantenga. Tutto dipende dalla combinazione di due fattori che determinano il punto di equilibrio: la capacità del virus di trasmettersi e dall’altra parte la nostra capacità di reagire. È un continuo ‘braccio di ferro’ fra la spinta del virus a viaggiare di persona in persona e la nostra capacità di contenerlo».

Certo la situazione è diversa rispetto ai mesi più duri dell’emergenza in Italia, «ma il livello di attenzione non deve calare», avverte lo scienziato. «Adesso abbiamo più capacità di fare tamponi e vediamo un’immagine meno falsata della malattia. Stiamo però attenti ai segnali che arrivano dagli ospedali. In alcune regioni i ricoveri non di terapia intensiva sono in aumento, segno che il virus ancora porta malattia. In questo momento sembra colpire di più persone più giovani, perché facciamo più diagnosi a loro e perché probabilmente ora gli anziani si sono maggiormente protetti».

Maria Rita Gismondo

La direttrice del laboratorio di virologia dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, parla invece di una «fase di circolazione innocua, che ci auguriamo si mantenga. Non c’è motivo di allarme ma di attenzione per circoscrivere i casi interni ed individuare immediatamente quelli importati. Come detto dal ministero della Salute – prosegue Gismondo – l’Rt nazionale è al di sotto di 1 e la situazione è di basso rischio. È vero che ci sono dei focolai – osserva – ma sono tutti circoscritti. Il virus non sta tornando, c’è e non sappiamo da quando è fra di noi. La tranquillità del momento, dunque deve essere dettata dalla quasi totale assenza di malattia».

Fabrizio Pregliasco

«Resto ottimista ma prudente», dice il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco. «Leggo le oscillazioni nel numero dei casi quotidiani come un aspetto positivo, legato alla capacità di individuare e contenere i focolai. Stiamo parlando, infatti, di numeri comunque contenuti. In questa fase la presenza di focolai è attesa, quello che è cruciale è individuarli rapidamente e isolare i contatti, per disinnescarli», afferma. E aggiunge: «È corretto ricordare a tutti che il virus circola, e che possiamo fare molto come singoli per tenere la situazione sotto controllo: rispettare le indicazioni e dunque evitare assembramenti, mantenere il distanziamento, curare l’igiene delle mani e indossare la mascherina quando serve».

Carlo Signorelli

Per l’igienista Carlo Signorelli «il virus c’è e sta circolando. Questo è un dato di fatto, nonostante le previsioni, che si sono rivelate sbagliate, che davano a zero i contagi in tutte le regioni, con le varie date di quando sarebbe successo. Sars-CoV-2 continua a circolare, anche se a livelli non tali da generare numeri crescenti ma neanche da scendere allo zero. E questa situazione non ci può lasciare tranquilli». Ma sottolinea anche che «tutte queste infezioni, per motivi ancora non ben noti, non stanno determinando casi clinici gravi se non in piccola parte, molti sono casi asintomatici o paucisintomatici e solo un numero molto limitato, per fortuna, va in ospedale».

L’esperto ammonisce: «Siccome non sappiamo bene perché si sta verificando questa situazione, se è dovuta a una mutazione o un adattamento virale, a una carica virale bassa o a una diversa dinamica di contagio nella stagione estiva, questo ci impone grande cautela, perché quando verrà più freddo le occasioni di contagio torneranno ad essere maggiori».

Dunque «la situazione va assolutamente monitorata, per limitare questa diffusione più possibile, perché – spiega – se dovesse riprendere una situazione clinica con manifestazioni, si rischia di avere altri malati gravi. Per questo bisogna tenere la guardia sempre alta».

Pier Luigi Lopalco

«Ritorno del virus? Non se ne è mai andato. Ma c’è anche il fatto che la circolazione nel mondo è elevata. Siamo in piena pandemia. Ed è normale che, se il virus circola, prima o poi arriva, non si ferma alla frontiera, né quella nazionale né quella regionale. La questione è mantenere alta l’attenzione e la capacità di contenere i focolai», dice Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’università di Pisa e consulente della Regione Puglia per l’emergenza Covid-19.

«Il problema – dice – esiste. Noi abbiamo avuto in Italia un’ondata che si è spenta. Ma adesso la circolazione è molto attiva, non soltanto in Paesi lontani, ma anche in quelli vicini. L’arrivo di casi non è improbabile. In Puglia ad esempio – spiega – la circolazione del virus si era spenta, poi piano piano, abbiamo visto un rifiorire di casi, importati oppure che hanno riguardato pugliesi che si sono infettati fuori, sono tornati e hanno creato dei cluster una volta rientrati. Tutti i focolai che stiamo registrando arrivano da fuori», conclude.

Matteo Bassetti

«Preoccupato per le oscillazioni dei casi giornalieri? Direi proprio di no. Anche perché il calcolo giorno per giorno non ha tanto senso, e risente del numero di tamponi fatti, che il sabato e la domenica sono meno. Dobbiamo considerare una media settimanale ponderata, e se lo facciamo vediamo che la curva è in costante decremento», afferma Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che sottolinea: «Occorre meno ansia e più attenzione. Dobbiamo vigilare, tracciare i contatti, isolare i positivi».

Se in questi giorni si sono moltiplicati gli allarmi legati alle oscillazioni dei casi in Italia, l’infettivologo sottolinea anche che «stiamo dando ogni giorno il numero di nuovi contagiati, ovvero soggetti positivi a Covid-19, ma non sappiamo se sono sintomatici, oppure debolmente o fortemente positivi. È importante invece che le terapie intensive si siano svuotate: abbiamo numeri a due cifre, a fronte di 4.200 persone nelle settimane più calde dell’epidemia. Questo ci dice che Covid-19 non è più un problema sanitario», insiste.

Roberto Cauda

I casi di Covid-19 in lieve aumento giorno dopo giorno e i focolai esplosi in diverse regioni devono allarmarci? «Il virus nel nostro Paese sta circolando a scartamento ridotto», dice Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma.

«Da qualche settimana vediamo un’oscillazione dei casi quotidiani, che vanno da 150 a 300, in parte legata al numero di tamponi. Se guardiamo le curve non vediamo però aumenti consistenti, inoltre non crescono i ricoveri e non c’è stata una recrudescenza di casi gravi. Forse l’analisi dei tamponi fatti negli ultimi giorni rileverebbe una carica virale ridotta – aggiunge l’esperto – come già emerso da alcuni studi. Inoltre molti casi sono asintomatici, individuati solo grazie ai test sierologici e ai successivi tamponi».

L’oscillazione dei casi di Covid-19 infatti risente anche «del numero dei tamponi eseguiti: più se ne fanno, più positivi si trovano. Ma non risulta una percentuale di positività elevata o in aumento. Ecco perché ritengo che occorra essere cauti, senza allarmarci. Dobbiamo vigilare in particolare sui casi di importazione, anche dall’Est Europa e dalla Romania. Ma dobbiamo continuare anche ad agire a livello personale: non è vero che il virus non c’è più. Ecco perché dobbiamo continuare a rispettare le misure per contenerlo: il distanziamento, l’igiene, l’uso delle mascherine quando richiesto, evitando gli assembramenti. Perché non è ancora tutto finito».



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