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L’ex si ammala: ha diritto all’assegno divorzile?

27 Luglio 2020 | Autore:
L’ex si ammala: ha diritto all’assegno divorzile?

Una sentenza del tribunale di Pisa esamina il caso di una coppia: lui chiedeva la revoca del mantenimento mensile, lei però è in condizioni di salute precarie. Analizziamo questo e altri casi per capire quando questa misura di sostentamento è dovuta al vecchio partner.

Hai chiuso il tuo matrimonio da tempo e vorresti lasciartelo completamente alle spalle. Finora, hai sempre regolarmente pagato un assegno di mantenimento o divorzile (a seconda che tu sia separato o divorziato) ma la cifra comincia a pesare sulle tue finanze e vorresti disfarti di quest’obbligo. Puoi? Dipende. Certamente, il fai da te non è ammesso, nel senso che, se non vuoi incorrere in conseguenze di natura penale [1], non puoi smettere di punto in bianco di versare l’assegno che un giudice ha quantificato e disposto.

Portare, però, di nuovo in tribunale quella cifra per poterne chiedere la revoca o almeno un alleggerimento è possibile, a patto che siano cambiate le circostanze economiche rispetto a quando l’entità dell’assegno era stata determinata [2].

La disciplina del mantenimento e dell’assegno divorzile è piuttosto complessa. In questo articolo cercheremo di spiegarti cosa dice la legge al riguardo, quindi in quali casi l’assegno spetta e in quali no, prendendo spunto, come spesso facciamo, da una recente sentenza, che cerca di rispondere a un quesito, cioè l’ex si ammala: ha diritto all’assegno divorzile? Vedremo nelle prossime righe cosa ha deciso il giudice. Prima di tutto, però, è bene fare un paio di premesse.

Mantenimento, divorzio, alimenti 

Non è la prima volta che ci preoccupiamo di marcare la differenza tra assegno di mantenimento, assegno di divorzio o divorzile e alimenti. Questo perché riteniamo non solo che repetita iuvant ma perché nel lessico quotidiano queste espressioni sono diventate così familiari e ricorrenti che, paradossalmente, il rischio è quello di confonderle usandole come sinonimi, quando in realtà designano benefici diversi. In particolare:

  • l’assegno di mantenimento è quello che viene riconosciuto all’ex coniuge in forza di una sentenza di separazione. Viene erogato in modo tale da consentirgli di continuare a mantenere lo stesso tenore di vita che portava avanti durante le nozze;
  • l’assegno di divorzio/divorzile, lo dice la denominazione stessa, fa riferimento, invece, a un versamento mensile successivo al divorzio. Lo scopo è quello di consentire all’ex partner una vita dignitosa, cosa che gli o le sarebbe preclusa senza l’assegno di divorzio; ha natura assistenziale ma anche compensativa, nel senso che serve a «risarcire» il coniuge che, ad esempio, ha sacrificato di più le sue aspirazioni professionali per prendersi cura della famiglia (il che, non sempre ma nella stragrande maggioranza dei casi, capita alle donne). Questa è la configurazione che l’assegno divorzile ha assunto dopo due importanti sentenze della Cassazione: la prima [3] ne ha sancito la natura assistenziale, escludendo che sia un benefit finalizzato ad assicurare all’ex lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, come nel caso dell’assegno di mantenimento; la seconda [4] ha previsto la natura compensativa dell’assegno divorzile, nel senso che abbiamo spiegato poco fa;
  • gli alimenti hanno anch’essi natura assistenziale. Si tratta di risorse al coniuge che si trova in particolari difficoltà economiche, versate dall’ex ma anche da altre persone a lui/lei vicine, come figli o genitori, in virtù di un obbligo di contribuzione economica per alleviare una situazione di disagio.

Luoghi comuni

Ora possiamo passare a smontare dei luoghi comuni piuttosto ricorrenti. Il primo riguarda il destinatario dell’assegno: spesso ma non sempre è la donna, per il motivo che abbiamo indicato sopra. È vero, infatti, che una consuetudine vecchia come il mondo vuole che la donna si faccia carico più dell’uomo di incombenze familiari, ma è anche vero che non è sempre e necessariamente lei l’anello economicamente più debole. Questo per dire che la legge, in generale, prevede che il destinatario dell’assegno sia l’ex che tra i due se la passa meno bene dal punto di vista economico, uomo o donna che sia.

Ciò – e qui veniamo al luogo comune numero due – non significa che esista un cosiddetto «diritto all’assegno»: questa misura di sostentamento non è automatica e non basta chiederla per ottenerla. L’ex in difficoltà non deve avere mezzi di sostentamento adeguati o non riuscire a procurarseli per problemi oggettivi. Il giudice dovrà decidere se gli spetta o meno l’assegno tenendo conto di una serie di parametri come [5]:

  • le condizioni dei coniugi;
  • le ragioni della decisione;
  • il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune;
  • il reddito di entrambi;
  • la durata del matrimonio.

Va ribadito, però, che è solo in epoca recente che la giurisprudenza, su questo tema, è diventata più restrittiva. Le due importanti sentenze della Cassazione del 2017 e del 2018 che abbiamo citato prima sono state accolte come una specie di rivoluzione, perché hanno finalmente chiarito che per erogare l’assegno divorzile non basta l’esistenza di un grande divario economico tra i due ex, né bisogna assicurare al più svantaggiato lo stesso tenore di vita che conduceva prima. Chi è più ricco non è tenuto per forza e in ogni situazione a farsi carico dell’ex più povero ma bisogna valutare caso per caso. È quello che proveremo a fare da adesso in poi, quanto più sinteticamente possibile.

Se l’ex si ammala

La malattia dell’ex coniuge, specie se fortemente limitante ai fini lavorativi, può essere causa di riconoscimento del diritto a un assegno divorzile. Lo spunto arriva da una sentenza del tribunale di Pisa [6] che ha respinto la domanda di revoca dell’assegno da 250 euro mensili dall’ex marito all’ex moglie.

È vero, infatti, che la donna non ha mai lavorato ma è anche vero anche che si tratta di un’over 50: l’inesperienza professionale fa dubitare del fatto che questa persona possa riuscire agevolmente a trovare un’occupazione.

In più, circostanza decisiva ai fini del giudizio, ha sviluppato una patologia al cuore che ridurrebbe la sua capacità lavorativa del 46%, diminuendo ancora di più le sue speranze occupazionali. Motivi per i quali l’ex deve continuare a versare l’assegno.

Casi in cui l’assegno divorzile spetta

In generale, ha diritto a questa misura di sostentamento l’ex che non riesce a mantenersi da solo per motivi indipendenti dalla propria volontà. In poche parole: l’ex che non può lavorare, per esempio, come abbiamo visto sopra, perché malato. Diverso è il caso dell’ex che non voglia lavorare: se il mancato sostentamento è colpa sua, perché si è fatto licenziare o perché dimostra di non mettere il minimo impegno nella ricerca di un lavoro, non è giusto che di questa scarsa volontà debba rispondere qualcun altro.

Insomma, devono esserci motivi oggettivi che impediscano all’ex di autosostentarsi o di mettere insieme uno stipendio dignitoso.  L’assegno fungerà, allora, da integrazione per fare in modo che l’uomo o la donna possa arrivare alla fine del mese. Non è infatti necessario che il soggetto in questione sia disoccupato: la giurisprudenza prevede che l’assegno divorzile possa essere riconosciuto anche a chi lavora in nero. Il lavoro nero non può essere, quindi, motivo di richiesta di revoca dell’assegno [7], anzi: semmai è la conferma che l’ex non può farcela da solo/a.

Ma anche quando l’ex ha un lavoro di responsabilità può avere diritto all’assegno divorzile: questo perché, come dicevamo qualche riga fa, l’assegno ha natura non solo assistenziale ma anche compensativa. Se, quindi, la donna si è sobbarcata per anni le incombenze familiari praticamente da sola per permettere al marito di dedicarsi completamente al lavoro, le dovrà essere riconosciuta una somma a titolo di compensazione per questo [8]. Così come se, per lo stesso motivo, è entrata tardi nel mercato del lavoro [9].

Ricordiamo, inoltre, che il contributo al mantenimento dell’ex è legato unicamente alle condizioni economiche. Non rileva, per esempio, ai fini della revoca dell’assegno, la perdita della responsabilità genitoriale da parte del coniuge che lo riceve [10].

Casi in cui l’assegno divorzile non spetta

Nessun sostegno va riconosciuto all’ex ancora giovane e in condizione di lavorare: come abbiamo già detto, devono esserci motivi oggettivi che impediscano alla donna o all’uomo di sostentarsi o di condurre una vita dignitosa e non rientra tra questi la scarsa voglia di trovare un impiego.

Niente assegno neanche se l’ex riesce a mantenersi autonomamente. Magari non farà una vita da pascià, ma non è di questo che deve tener conto il giudice: non si può punire a prescindere l’ex marito o ex moglie più benestante del suo partner di un tempo.

La legge dice anche che non ha diritto all’assegno divorzile l’ex che si risposa. A quel punto, chi lo versa potrà chiedere la revoca al tribunale, dal momento che la situazione è cambiata, rispetto a quando l’assegno è stato disposto.


note

[1] 570 c.p.;

[2] Cass. sez. I sent. n. 3925 del 12/03/2012;

[3] Cass. sent. n. 11504 del 10/05/2017;

[4] Cass., sez. unite, sent. n. 18287 dell’11/07/2018;

[5] Art. 5. co. 5 l. 898/70;

[6] Trib. civ. Pisa sent. n. 702 del 22/07/2020;

[7] Cass. civ. sez. VI – 1 ord. n. 11202 dell’11/06/2020;

[8] Trib. civ. Roma sent. n. 17964/19

[9] Corte d’appello L’Aquila sent. n. 28/2019;

[10] Cass. civ. sez. VI – 1 ord. n. 11187 dell’11/06/2020


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