Coronavirus, la scoperta italiana su come attacca gli organi

27 Luglio 2020
Coronavirus, la scoperta italiana su come attacca gli organi

Una ricerca del Policlinico Umberto I spiega nel dettaglio in che modo il Sars-CoV-2 è in grado di danneggiare polmoni, cuore e apparato circolatorio.

Il Coronavirus è in grado di provocare danni all’intero organismo umano (leggi qui: Coronavirus, tutti gli organi che può colpire). Ma in che modo riesce a farlo? È una delle domande che la scienza si è posta durante l’emergenza. La risposta arriva da uno studio italiano, portato avanti dal Policlinico Umberto I di Roma. Il responsabile dell’attacco a polmoni, cuore e altri organi sarebbe il Nox2, enzima ritenuto fonte di ictus cerebrale conseguente a ostruzione dell’arteria carotide.

La ricerca, di cui ci parla l’agenzia di stampa Adnkronos, che riporta a sua volta stralci di un comunicato del Policlinico, svela dunque i motivi per i quali Sars-CoV-2 ha causato nelle centinaia di migliaia di vittime in tutto il mondo gravi danni all’apparato cardio-respiratorio. L’ha coordinata Francesco Violi, direttore della I Clinica medica dell’ospedale universitario romano, in collaborazione con Claudio Mastroianni e Francesco Pugliese, entrambi dell’azienda ospedaliero-universitaria romana. È stata pubblicata sulla rivista scientifica Redox Biology e condotta su un campione di 182 pazienti.

È emerso che Nox2 è attivato nei pazienti Covid-19, contrariamente a un gruppo di 91 pazienti sani. In chi ha contratto l’infezione polmonare, è stato notato come l’attivazione di Nox2 fosse maggiore in particolare in quelli che avevano bisogno di ventilazione meccanica o che andavano incontro a trombosi, suggerendo una relazione tra gravità di malattia e attivazione di Nox2.

«Questi risultati – spiega Violi – forniscono la prima indicazione sul meccanismo di danno agli organi causato da Covid-19. Inoltre spiegano il motivo per cui i pazienti colpiti hanno una seria infiammazione sistemica che porta a una compromissione dei meccanismi di compenso e protettivi come la riduzione dei livelli serici di albumina, fenomeno già osservato nei pazienti più gravi, ed aprono nuove prospettive per combatterne l’aggressività attraverso molecole in grado di inibire Nox2».

Il virus, spiegano gli esperti dell’Umberto I nel comunicato che presenta i risultati della ricerca, colpisce il polmone, dove causa processi infiammatori con frequente necessità di ventilazione meccanica; il cuore, dove diventa responsabile di danno miocardico, e il sistema circolatorio, dove causa grave danno vascolare con aumentato rischio di trombosi delle arterie e delle vene. Per questo motivo, la causa di morte dei pazienti Covid-19 è spesso dovuta a infarto del miocardio, ictus o embolia polmonare.

Il motivo dell’aggressività di questo virus non è ancora noto, anche se vari studi hanno documentato che l’infezione si accompagna a uno stato infiammatorio sistemico che si riverbera poi a livello di tessuti e organi. Il virus entra nelle cellule attraverso un enzima, Ace2, che ha un’importante funzione di degradazione di proteine, come l’angiotensina II. L’interazione tra la proteina del virus con Ace2 determina perdita di funzione di quest’ultima e conseguente aumentata attività dell’angiotensina II, potente vasocostrittore e mediatore di infiammazione delle arterie.

Sulla base di precedenti studi che avevano dimostrato che l’attività infiammatoria di angiotensina II è mediata da Nox2, il più potente enzima cellulare produttore di radicali liberi dell’ossigeno e vasocostrittore, lo studio dunque ne ha valutato l’attività attraverso una metodica messa a punto e brevettata nei laboratori della I Clinica Medica, scoprendo così il suo coinvolgimento.



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