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Genitori separati: se si denigrano perdono l’affido del figlio?

9 Ottobre 2020
Genitori separati: se si denigrano perdono l’affido del figlio?

Elevata conflittualità tra marito e moglie: quando il minore può essere affidato a terzi.

Supponiamo che tu e tua moglie siate in crisi: discussioni furibonde, urla, pianti. È una situazione spiacevole, certo. Se poi durante le litigate sono presenti anche i figli, allora si rischia di danneggiare il loro equilibro psicofisico. In questo articolo ci occuperemo, in particolare, del tema dei genitori separati: se si denigrano perdono l’affido del figlio? Ebbene, secondo la giurisprudenza, l’affidamento condiviso va negato quando papà e mamma sono in continuo conflitto e non fanno altro che sminuirsi a vicenda. Ma non è tutto. I continui litigi davanti ai bambini integrano il reato di maltrattamenti in famiglia, in quanto i figli diventano spettatori passivi della lite con ripercussioni sulla loro crescita. Ma procediamo con ordine e vediamo che cosa accade quando, durante una separazione, si cerca in tutti i modi di svalutare il ruolo genitoriale dell’altro e si rifiuta qualsiasi percorso di aiuto che porti alla risoluzione della situazione conflittuale.

Genitori separati che si denigrano: quali conseguenze sui figli?

Molte volte, purtroppo accade che i genitori litigano davanti ai figli, esercitando sugli stessi una forma di violenza assistita. In pratica, il bambino assiste passivamente alle discussioni di mamma e papà e, pur non essendo il bersaglio diretto del conflitto, subisce conseguenze psicologiche molto serie e comincia a sviluppare uno stato d’animo fatto di ansia, paura, nervosismo, attacchi di panico, ecc.

Proprio sulla base di questo concetto, la giurisprudenza ha affermato il principio secondo cui anche i litigi tra genitori costituiscono il reato di maltrattamenti in famiglia in danno del minore. Ma su questo punto ci torneremo a breve.

Genitori separati: se si denigrano perdono l’affido del figlio?

Secondo la Cassazione [1], quando mamma e papà si denigrano a vicenda possono perdere l’affidamento condiviso del figlio. Il bambino, infatti, subisce una sofferenza psicologica a causa della grave conflittualità tra i genitori che non gli consente di vivere in un ambiente familiare sereno.

Pertanto, quando la madre e il padre, a causa dei continui litigi, non sono più in grado di esercitare in modo idoneo la responsabilità genitoriale e non fanno altro che svalutarsi reciprocamente, allora sulle scelte per la crescita dei figli provvederà un tutore nominato dal tribunale (nel caso analizzato dalla Suprema Corte, infatti, il figlio della coppia è stato affidato al Comune di residenza nella persona del sindaco pro tempore).

Il presupposto è ovviamente che i genitori adottino comportamenti pregiudizievoli per il figlio. Spetta ai servizi sociali incaricati di predisporre degli interventi di sostegno e monitoraggio del nucleo familiare e fare poi un’attenta valutazione. Qualora detti interventi non sortiscano alcun effetto, allora il tribunale adotta misure più incisive, come la sospensione della responsabilità genitoriale e la nomina di un tutore provvisorio, il cui compito è quello di prendere le decisioni di maggiore rilevanza per il bambino. Ne consegue che i genitori devono occuparsi della sola amministrazione ordinaria nei periodi di permanenza del figlio presso uno dei due (qualora il giudice ritenga che il figlio debba essere collocato presso il padre o la madre).

L’affidamento del minore a terzi, quindi, va a comprimere i poteri decisori del genitore con riferimento alle scelte che riguardano il figlio e trova la sua ragion d’essere nella necessità di tutelare il minore dai comportamenti del papà o della mamma che ledono il suo diritto a vivere in un clima sereno e in un ambiente familiare idoneo alla sua crescita psicofisica. Con la conseguenza che tutte le decisioni nell’interesse del bambino verranno prese dal tutore nominato dal giudice. In ogni caso, tocca all’autorità giudiziaria disporre l’affidamento di un minore a terzi una volta accertata la situazione di difficoltà e se questa possa compromettere la crescita del figlio. La responsabilità genitoriale sarà sospesa fino a quando il conflitto non sarà risolto e il bimbo potrà di nuovo trovare nella sua famiglia un clima sereno per la sua crescita.

Genitori separati che si denigrano: legittimo l’affidamento esclusivo?

Capita spesso, soprattutto durante la separazione o il divorzio, che due genitori litighino senza però badare al figlio che assiste pensando di essere la causa della lite.

In generale, tuttavia, la conflittualità  tra i coniugi non è una ragione valida per domandare al giudice l’affidamento esclusivo dei figli. Pensa, ad esempio, alla moglie che si è separata dal marito a causa del tradimento di quest’ultimo e che per “fargliela pagare” intende togliergli i figli. In tal caso, infatti, la domanda di affido esclusivo, eventualmente proposta, non solo verrà rigettata perché infondata, ma la madre rischia anche di perdere l’affidamento e di dover risarcire i danni all’ex marito.

Da un’altra prospettiva, invece, l’affido esclusivo può essere sì richiesto a condizione che il conflitto tra i genitori sia elevato e rechi pregiudizio al bambino. Di conseguenza, il giudice affiderà i figli al genitore ritenuto più idoneo a svolgere il ruolo di padre o di madre. Nell’ipotesi in cui entrambi siano totalmente incapaci, ecco che si può ricorrere all’affidamento a terzi come abbiamo visto poc’anzi.

Litigare davanti ai figli: quando si configura il reato?

Forse non lo sai ma litigare davanti ai figli configura il reato di maltrattamenti in famiglia [2]. Il bambino che assiste passivamente alla conflittualità dei genitori è vittima di una sofferenza psicofisica che, a lungo andare, può portare a gravi conseguenze. Pensa, ad esempio, al figlio che, a causa delle continue liti furibonde tra mamma e papà si sente in colpa e inizia ad avere degli attacchi di panico, a soffrire di depressione o a non dormire la notte.

È chiaro che deve trattarsi di condotte reiterate, cioè ripetute nel tempo, e non di episodi isolati. Se vuoi saperne di più sull’argomento ti invito a leggere l’articolo “Litigi davanti ai figli: è reato?“.


note

[1] Cass. n. 5604/2020 28.02.2020.

[2] Cass. n. 18833/2018 del 02.05.2018.


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