Eredità e conto cointestato con la badante

27 Luglio 2020 | Autore:
Eredità e conto cointestato con la badante

Metà della somma giacente al momento del decesso spetta al contitolare superstite, se gli eredi del defunto non riescono a dimostrare una situazione diversa.

Molti anziani oggi stabiliscono una sorta di “rapporto affettivo” con la propria badante oppure talvolta ne vengono circuiti. Sta di fatto che a volte i soldi vanno a finire sul conto corrente della badante oppure l’assistito apre un nuovo conto corrente cointestato con lei.

Spesso, le dazioni emergono solo con la morte dell’anziano e non prima: il fenomeno si verifica facilmente in tutti i casi in cui la persona non è interdetta o inabilitata e non ha un amministratore di sostegno che lo affianca nella cura dei suoi interessi.

A quel punto, gli eredi intervengono e scoprono l’esistenza del conto e dei versamenti e prelievi effettuati nel corso del tempo da ciascuno, oltre che la giacenza finale e dunque la somma disponibile.

In quel momento, essi possono reagire per far confluire tutte le somme nell’eredità loro spettante, ma hanno la strada in salita. Proprio oggi la Cassazione [1] si è pronunciata su questo tema ed ha stabilito che il denaro depositato è al 50% della badante, fino a prova contraria, che devono fornire gli eredi.

Nella vicenda decisa dai giudici di piazza Cavour, si trattava di un anziano che aveva un conto corrente cointestato con la sua badante. Si trattava di un rapporto regolarmente aperto da entrambi e la vicenda è stata inquadrata nel classico caso della morte di un intestatario, dove non ha alcuna rilevanza il fatto che il deceduto fosse, ad esempio, il coniuge, un parente, un socio d’affari o, appunto, la badante.

Il conto corrente cointestato

Nel conto corrente cointestato, valgono i principi della comunione, perciò i contitolari hanno pari quote, salvo patti contrari tra loro [2]. Ad esempio, se ci sono due cointestatari, ognuno avrà la metà del deposito, se sono tre a ciascuno spetterà un terzo.

Quando i contitolari sono in vita, se il conto è a firma disgiunta ciascuno di essi potrà svolgere le operazioni consentite, come i prelievi, anche senza limiti, ferma restando la sua responsabilità verso gli altri cointestatari, qualora abbia ecceduto i limiti di disponibilità della sua quota.

La morte dell’anziano

Al momento del decesso di uno dei cointestatari, invece, la situazione si consolida ed è necessario ripartire la giacenza in favore degli eredi del defunto. Nel frattempo, e fino a quando non viene presentata la dichiarazione di successione, la banca blocca il conto, pur mantenendo in vita il rapporto contrattuale.

Quanto alla giacenza presente in quel momento sul conto, è come se la somma si dividesse in due unità ideali: una che è e rimane di proprietà del contitolare (o dei contitolari, se più di uno) superstite, l’altra che è destinata ad essere riversata in successione e passare agli eredi. Perciò se i cointestatari del conto corrente sono soltanto due – l’anziano e la badante – la metà delle somme, pari al 50% della giacenza, sarà assegnata a quest’ultima e gli eredi avranno diritto solo alla restante metà, non all’intero.

Le azioni degli eredi sul conto

Si tratta, però, di una regola convenzionale, non tassativa, che per la legge ha valore di presunzione e perciò può essere superata da risultanze di segno diverso o contrario, che potranno essere fornite con qualsiasi valido mezzo di prova.

Qui, gli eredi hanno a disposizione un’arma per contestare la quota attribuita alla badante: dimostrare che la cointestazione del conto era, in realtà, nient’altro che una simulazione.

Questo accade quando il conto corrente veniva alimentato in realtà solo da una persona e non da entrambi: nel caso di specie, il versamento periodico della pensione dell’anziano. Quindi il cointestatario di un conto simulato non riceverebbe ogni mese una donazione pari a metà dell’importo accreditato dall’Inps, ma tutta la somma resterebbe di proprietà esclusiva del percettore.

Così l’apertura del conto cointestato anche alla badante sarebbe dettata non dalla volontà di regalarle denaro, ma da esigenze pratiche, come la facilità di gestione del conto attraverso il suo operato, evitando all’anziano le incombenze di doversi recare spesso in banca per eseguire le operazioni necessarie.

Quando la giacenza va in successione

Se gli eredi riescono a dimostrare in giudizio queste circostanze, la badante non potrà essere considerata proprietaria della quota del denaro depositato: l’intera somma andrà in successione e dovrà essere divisa tra loro, con esclusione della cointestataria risultata fittizia.

Ma nella vicenda esaminata dai giudici di piazza Cavour i ricorrenti eredi non sono riusciti a provare il fatto che i soldi depositati appartenevano esclusivamente al defunto. Gli Ermellini hanno sottolineato che questa prova fondamentale era posta a loro carico e avrebbe potuto essere fornita anche attraverso presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti. Per lo stesso motivo, non sono stati considerati decisivi neppure i prelievi effettuati dalla badante nel corso del tempo sul conto cointestato, per i quali si è presunto esserci stato il consenso dell’anziano, quando era in vita, a queste movimentazioni.

La ripartizione delle quote

«Le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente», dice la norma civilistica [3] e questa norma è sicuramente applicabile ai casi di conto corrente con più intestatari, se uno di essi muore. Alla badante è, dunque, sufficiente invocare la proprietà in parti uguali delle somme giacenti sul conto, mentre gli eredi che sostengono esserci stata una situazione diversa da quanto risulta dalla contitolarità formale del conto corrente devono dimostrarlo con prova libera ma che dovrà essere convincente, in modo da poter affermare con elevato grado di probabilità che il denaro versato sul conto apparteneva interamente al defunto e che dunque deve entrare per l’intero importo nella successione ereditaria.


note

[1] Cass. sez. Lavoro, ord. n. 15966/20 del 27 luglio 2020.

[2] Artt. 1101 e 1298 Cod. civ.

[3] Art. 1298, comma 2, Cod. civ.


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