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Stato di emergenza: che cosa succede da venerdì

28 Luglio 2020 | Autore:
Stato di emergenza: che cosa succede da venerdì

Informato il Consiglio dei ministri, oggi e domani Conte in Parlamento. Conseguenze su gestione dei migranti, smart working, scuola, esercizi pubblici.

Proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre, con pieni poteri sulla gestione del coronavirus non solo per quanto riguarda gli italiani ma anche chi arriva nel nostro Paese in aereo o in gommone. È questa la richiesta che oggi e domani il premier Giuseppe Conte porta in Parlamento. In realtà, un pro forma per accontentare la richiesta dell’opposizione e di una parte della maggioranza di non escludere le Camere o, quanto meno, di informarle prima di dare l’annuncio in televisione a reti unificate, come successo durante la fase più acuta della crisi Covid.

Conte ne ha parlato questa mattina al Consiglio dei ministri, con il quale ha condiviso l’informativa che presenta oggi al Senato e che domani porterà a Montecitorio. Formalmente – informa Palazzo Chigi – verrà «sottoposta al preventivo vaglio parlamentare la proposta di proroga». Nella pratica, Conte ha già deciso che, entro giovedì (se non addirittura domani sera, dopo aver chiuso il veloce giro nelle Camere), presenterà al Paese il nuovo Dpcm con cui annuncerà i nuovi termini dello stato di emergenza e le misure da rispettare per i prossimi tre mesi.

Che cosa vuol dire questa proroga e che succede da venerdì che non sia già accaduto prima? Da un punto di vista formale, nulla: il Governo, ed in particolare il presidente del Consiglio, resta con pieni poteri in mano per decidere il comportamento degli italiani. Nella pratica, Conte punta su alcuni obiettivi ben concreti.

Uno di questi, la gestione dell’immigrazione e delle possibili conseguenze degli sbarchi da un punto di vista sanitario. Con lo stato di emergenza, il Governo può decidere l’invio di navi in Sicilia per il ricovero dei migranti in quarantena. Ci sarà da aprire la gara per reperire un’imbarcazione in grado di ospitare almeno 1.000 stranieri arrivati con i gommoni, e questo bando può essere fatto, proprio grazie allo stato di emergenza, in tempi strettissimi. Lo stesso può succedere con la gestione complessiva della collocazione dei migranti.

Così come si pensa alla possibilità di intervenire in qualsiasi momento sugli arrivi dall’estero non via gommone ma via treno o aereo. Lo stato di emergenza consentirà al ministro della Salute, Roberto Speranza di allargare o di stringere la black list dei Paesi dai quali è vietato sbarcare in Italia. Per ora, l’elenco comprende Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù e Repubblica Dominicana, C’è, inoltre, l’obbligo di quarantena per chi proviene da Romania e Bulgaria. Salta all’occhio l’assenza in questo elenco degli Stati Uniti, dove in questo momento c’è la situazione più critica a livello mondiale.

Altro obiettivo di Conte, non dichiarato ma consequenziale: la proroga dello stato di emergenza equivale ad una proroga dello smart working. Le aziende private e la Pubblica Amministrazione potranno, a questo punto, prolungare fino al 31 ottobre il lavoro a domicilio senza la necessità di ricorrere agli accordi individuali, necessari in condizioni normali. Così, in modo più o meno indiretto, le imprese potranno risparmiare per altri tre mesi sulle spese per dover adattare i propri locali alle misure obbligatorie di distanziamento sociale.

Di primaria importanza anche il nodo scuola. Lo stato di emergenza consentirà alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di bandire immediatamente e con procedure molto snelle le gare per l’approvvigionamento del materiale e dei dispositivi di sicurezza che servono a far ripartire le lezioni in sicurezza e a distribuirli a prezzi calmierati, cioè prestabiliti dal Ministero.

E poi ci sono i famosi, intramontabili Dpcm, uno dei termini entrati nel nostro linguaggio comune dal febbraio scorso. I decreti del presidente del Consiglio dei ministri possono essere emanati solo in stato di emergenza. E consentiranno ancora a Conte, fino al 15 ottobre, di decidere senza passare dal Parlamento i nostri comportamenti, le nostre abitudini, chi chiude perché i contagi sono aumentati di nuovo, chi riapre perché sembra che tutto vada meglio. Da qui a giovedì arriverà l’ultimo dell’attuale stato di emergenza che scade venerdì 31 luglio. Aprirà le porte di altri tre mesi in cui l’Italia vivrà in bilico tra i vantaggi di poter prendere delle decisioni immediate per il bene di tutti e gli svantaggi di chi prende le decisioni da solo, sperando che quella mattina si alzi col piede giusto.



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2 Commenti

  1. Che schifo , il dittatore Conte ha rotto le scatole . Onestà compromessa , hanno dato il paese al partito democratico che è a favore degli altri e contro gli italiani .

  2. Viene vergognosamente strumentalizzata una emergenza che non esiste più ma che è tenuta artificialmente in vita per scopi politici mediante la “importazione” dei clandestini molti dei quali positivi. Questo governo, minoranza nel paese è disposto a tutto pur di conservare il potere, anche a violare la Costituzione

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