Diritto e Fisco | Articoli

Quanti soldi ci vogliono per aprire una partita Iva?

28 Luglio 2020
Quanti soldi ci vogliono per aprire una partita Iva?

Paura dei costi che, da lavoratore autonomo, dovresti sostenere fin dall’inizio? In questa piccola guida proviamo a darti un’idea più precisa di quali sono.

Sei un giovane libero professionista. Finora, hai avuto incassi modesti, entro i cinquemila euro annui, che ti consentivano di operare entro il regime della collaborazione occasionale, ma adesso stai cominciando a mettere insieme una bella cifra con la tua attività, il che ti costringe ad aprire la partita Iva. Ricordiamo, infatti, che per i lavoratori autonomi è obbligatoria.

Resti comunque titubante, soprattutto perché non sai cosa ti aspetta, in termini di oneri e spese. Vorresti capire materialmente quanto costa l’operazione e cosa devi fare per regolarizzare fiscalmente la tua posizione di libero professionista. In definitiva, la prima domanda che ti poni è: quanti soldi ci vogliono per aprire una partita Iva? A questo cercheremo di rispondere nel nostro approfondimento dandoti tutte le informazioni utili al riguardo.

Cos’è una partita Iva?

Cominciamo dall’inizio, però. Se ti stai chiedendo cos’è una partita Iva, precisiamo subito che si tratta di un regime fiscale che, come dicevamo prima, è obbligatorio per chi esercita un’attività autonoma o imprenditoriale. Chi la apre, in sostanza, si impegna a emettere fattura e a versare tasse e i contributi previdenziali sotto forma di imposta del valore aggiunto.

Consiste in una sequenza di undici numeri che si abbinano a un professionista o a un’impresa. In particolare:

  • le prime sette cifre compongono una specie di numero di matricola identificativo del proprietario della partita Iva;
  • le cifre dall’ottava alla decima rappresentano, invece, il codice identificativo dell’ufficio provinciale dell’Agenzia delle Entrate che ha rilasciato la partita Iva;
  • l’ultima cifra è un codice di controllo: serve per valutare, eventualmente, la correttezza della sequenza di numeri che la precede.

Caratterizzando un tipo di lavoro autonomo e libero dai vincoli del lavoro dipendente, la partita Iva si riferirà a lavoratori pagati a servizio (pensiamo, per esempio, ai giornalisti) e che non hanno orari fissi.

Come aprirla

Quanto alla procedura per l’apertura, sta a te decidere se operare in completa autonomia o rivolgerti a un intermediario, nello specifico a un commercialista che ti dia una mano.

Aprire da soli la partita Iva, infatti, è possibile: è sufficiente una connessione a Internet per collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate e disporre del Pin per l’accesso al sito e dell’abilitazione ai servizi online Fisconline o Entratel, oppure della carta nazionale dei servizi (Cns), o dell’identità unica digitale Spid. In alternativa, ci si può recare in presenza all’Ufficio territoriale delle Entrate più vicino. Oppure si può scegliere di rivolgersi a un commercialista. L’importante è che tu richieda la partita Iva entro trenta giorni dall’avvio della tua attività.

A seconda del tipo di lavoro che svolgi, cambierà il modulo di compilazione e parte della procedura. Per esempio: se non fai parte di alcun albo o elenco professionale o se la tua categoria non ha una sua cassa previdenziale, dovrai iscriverti alla gestione separata dell’Inps; se, al contrario, appartieni a un ordine professionale, ti dovrai iscrivere alla cassa di previdenza della tua categoria.

Laddove, invece, tu voglia metter su un’impresa, l’iscrizione andrà fatta al Registro delle imprese della Camera di commercio, attraverso ComUnica, pratica informatica che contiene la richiesta di apertura della partita Iva, di iscrizione alla Camera di commercio e all’Inps.

Il passaggio successivo è dotarsi del codice Ateco, che serve a identificare il tipo di professione che svolgerai. Puoi farlo collegandoti al sito ateco.infocamere.it, cliccando su «ricerca attività» e scrivendo che lavoro fai. Ti verrà così indicato il codice.

Quanto costa aprirla

Finora, non abbiamo parlato di soldi: il problema dei costi della partita Iva, specie se qualcuno ti ha terrorizzato con questo argomento, sostenendo che sia molto onerosa, non riguarda il passaggio iniziale dell’apertura.

Per un freelance la pratica è gratuita se la svolge da solo, a pagamento se chiede aiuto a un professionista; in tal caso, il costo ipotizzabile può oscillare tra i 50 e i 100 euro, per la prestazione del consulente che ti ha aiutato. Se parliamo di un lavoratore autonomo iscritto a un ordine professionale, c’è da pagare il contributo annuo di iscrizione alla propria cassa previdenziale e il diritto annuale (costo variabile a seconda dell’ordine di appartenenza ma anche dell’anzianità professionale), più l’eventuale prestazione del commercialista.

Invece per chi si avvale di ComUnica, si paga l’iscrizione al Registro imprese, tra diritti di segreteria, bolli, tassa d’iscrizione. Per una piccola impresa non in forma di società, la spesa si aggira intorno ai 35 euro, tra diritti e bolli, più un minimo di 57 euro per il diritto annuale. Novanta euro circa complessivi, insomma. Diverso se parliamo di una società: oltre all’iscrizione alla Camera di commercio, bisognerà sostenere i costi per il versamento del capitale sociale (varierà, ovviamente, a seconda dell’ammontare del capitale sociale stesso) e quelli notarili (la prestazione del notaio può aggirarsi intorno ai mille euro circa).

Vanno considerati anche eventuali costi ulteriori, come quelli legati ad altre pratiche da allegare o al pagamento di chi ha curato la procedura per noi. Si tratta comunque di spese nel complesso irrisorie, per quanto quelle per chi apre un’impresa siano più alte rispetto a quelle del libero professionista.

Costi successivi

La voce «costi», invece, si alza sensibilmente in una fase successiva all’apertura della partita Iva. Se, infatti, le spese iniziali sono pari a zero o comunque contenute, il lavoratore autonomo dovrà pagare i contributi, le tasse, un commercialista o consulente del lavoro che si occupi della tenuta della sua contabilità. Tutto questo ha costi elevati.

La spesa per il commercialista è forse quella più semplice da quantificare: in genere, non è inferiore ai 700 euro all’anno, ma cambia a seconda di una serie di variabili come il fatturato e lo stesso consulente o studio professionale a cui ci si rivolge.

Per quanto riguarda la tassazione, il discorso è molto più complesso. Dipende, principalmente, dal tipo di regime fiscale utilizzato. Infatti, chi apre una partita Iva, a seconda dell’entità del proprio reddito, potrà rientrare o nel regime agevolato forfettario che, dal 2015 ha sostituito il regime dei minimi (nel senso che il regime dei minimi esiste, ormai, soltanto per chi ha aderito entro il 2015), o nel regime ordinario o nella contabilità semplificata.

Per tutte le info sulle imposte applicate, ma anche sui contributi a carico dei lavoratori autonomi, vi rimandiamo al precedente approfondimento “Partita Iva, quanto costa all’anno?“.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube