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Rimozione di post offensivi e diffamatori: no procedimento d’urgenza dopo tanto tempo

8 Novembre 2013 | Autore:
Rimozione di post offensivi e diffamatori: no procedimento d’urgenza dopo tanto tempo

Responsabilità dei forum: non si può procedere con un ricorso “ex articolo 700” per chiedere la rimozione di un commento diffamatorio se ormai tutti hanno letto il blog.

Una frase diffamatoria impiega davvero poco tempo a diffondersi e a discreditare la vittima. Se poi il mezzo di comunicazione è il web, si può dire che essa circoli alla velocità della luce. In situazioni di emergenza come questa, verrebbe spontaneo chiedere al tribunale un provvedimento immediato e veloce, con il cosiddetto procedimento di urgenza “ex articolo 700” (abbiamo spiegato di che si tratti in questa pagina: “Cos’è un ricorso 700 d’urgenza”). Anche un solo giorno di ritardo potrebbe, infatti, compromettere definitivamente l’onore della parte diffamata. E non vi è dubbio che il ricorso all’articolo 700 sia tra quelli più celeri che conosca il nostro codice di procedura civile.

Eppure non sempre si ha questo diritto, almeno secondo la discutibile interpretazione del tribunale di Macerata [1]. L’urgenza che giustifica la concessione di un provvedimento “ex articolo 700” viene meno – stando alla sentenza – quando ormai è passato molto tempo dalla pubblicazione del contenuto denigratorio sul blog o sul sito, e quindi è stato ormai letto dalla collettività.

In questi casi non ci sono ragioni di privilegio che giustifichino la possibilità per il cittadino di chiedere un ricorso d’emergenza; bisognerà, per forza, fare la lunga trafila della causa ordinaria, coi suoi tempi infiniti.

Una sentenza ineccepibile sotto l’aspetto strettamente (e anche “astrattamente”) giuridico; ma che dimentica quanto, a volte, siano lunghi i nostri processi. Le infinite serie di udienze potrebbero far sì che a leggere il contenuto siano anche le successive generazioni, estendendo il danno a macchia d’olio.

Il caso tipico che, spesso, mi capita in studio è quello del genitore che, volendo far valere il proprio diritto all’oblio, si preoccupa del figlio che sta crescendo e che, di lì a breve, potrebbe essere in grado di leggere il nome del padre o della madre messo alla berlina sulla rete.

E così, ritengo, l’urgenza andrebbe valutata non solo in senso orizzontale (con riferimento alla collettività esistente al momento della pubblicazione), ma anche verticale (ossia con riferimento a coloro che potrebbero, nel futuro, entrare in contatto con il contenuto illecito). Non dimentichiamo, infatti, che quando si parla di internet si ha a che fare con una risorsa sempre disponibile nel tempo. Se infatti la carta stampata dei tradizionali giornali finisce per essere, già il giorno dopo, uno strumento per lavare i vetri delle case, con internet ciò non avviene e la vittima è sottoposta a una gogna infinita.


note

[1] Trib. Macerata, ord. del 6.09.2013, giudice dott. Corrado Ascoli.


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1 Commento

  1. Pollce iverso sulla sentenza. Bisogenrebbe qui creare un giudice d’intervento internet che in via altrettanto rapida quanto lo è la diffusione di un messagio interenet possa al procedere al blocco provvisiorio salvo la rimozione totale e finale.

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