Accertamento cartaceo con firma digitale: è valido?

28 Luglio 2020 | Autore:
Accertamento cartaceo con firma digitale: è valido?

L’avviso dell’Agenzia delle Entrate inviato con lettera raccomandata deve essere sottoscritto a penna, altrimenti è nullo.

Oggi, il Fisco utilizza un sistema di trasmissione “misto” di avvisi di accertamento e cartelle esattoriali. Talvolta li invia per posta raccomandata, e il documento verrà recapitato all’indirizzo di destinazione dal postino o dal messo incaricato. Altre volte invece l’Amministrazione finanziaria usa la Pec, la posta elettronica certificata, quando dispone dell’indirizzo del destinatario, come nel caso di imprese in forma di società di capitali o di persone, ditte individuali, professionisti o altri lavoratori autonomi.

Così se sei un socio di una società di persone, come una Snc, non ti devi meravigliare se ricevi dall’Agenzia delle Entrate una Pec che contiene un avviso di accertamento a carico della società e poi ti arriva a casa lo stesso accertamento per posta, per la parte relativa ai redditi derivanti dalla tua quota di partecipazione alla società.

Ma ci sono delle forme da rispettare per garantire il destinatario e gli adempimenti sono diversi a seconda dei casi. Firma digitale e Pec non sono la stessa cosa e non vanno confuse. La prima garantisce l’autenticità del documento, nel senso che attesta la provenienza da chi lo ha sottoscritto; la seconda è un meccanismo di trasmissione che individua il mittente, il destinatario e i momenti di inoltro e di ricezione della missiva.

Quindi, se ricevi un accertamento cartaceo nel quale è inserita un’indicazione che dice che la firma autografa del funzionario che lo ha emesso è stata apposta digitalmente, fai bene a chiederti se l’atto ricevuto è valido oppure no.

La firma digitale: come interpretarla

La firma digitale ha lo stesso valore di quella autografa apposta a penna, ma solo quando il documento nasce e poi “viaggia” in digitale e non in altri casi. Dunque un avviso di accertamento sottoscritto con firma digitale dal dirigente dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate che lo ha emesso (o dal funzionario validamente delegato e incaricato) ha piena validità se viene notificato a mezzo Pec.

Nel messaggio che riceverai, ci sarà un allegato in formato pdf, con il documento visualizzabile sul computer e stampabile su carta, contraddistinto dall’estensione “p7m“. Se desideri, potrai verificare l’autenticità e la validità della firma del mittente utilizzando un apposito software di decodifica del certificato usato. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate c’è una apposita pagina per agevolare i contribuenti nella verifica dei documenti con firma digitale inviati dall’Agenzia.

Firma digitale su atti cartacei

La stessa cosa non accade quando il documento viene firmato digitalmente e poi è stampato su carta e viene notificato con lettera raccomandata. In questo caso puoi facilmente accorgerti dell’accaduto perché nell’atto che riceverai, al posto della firma autografa, troverai un’indicazione a stampa con la dicitura «firmato digitalmente».

Qui, il documento è nato in forma digitale ed è stato regolarmente firmato dal funzionario con il meccanismo che ti abbiamo descritto, ma poi, dal momento in cui è stato stampato, si è trasformato nel suo “equivalente” cartaceo. Non si tratta di una semplice copia (come quando da un originale già nato su carta vengono estratte le fotocopie oppure oggi anche immagini con le foto scattate dal telefonino) ma di qualcosa che appartiene ad un “mondo” del tutto diverso, quello informatico.

Per transitare in quello analogico ci sono dei limiti da rispettare, che vanno rigorosamente osservati quando si tratta di documenti ufficiali come un atto notarile o un provvedimento della pubblica amministrazione quale è, appunto, un avviso di accertamento emanato dall’Agenzia delle Entrate o anche una cartella di pagamento, un’intimazione, un fermo amministrativo su un veicolo o un pignoramento immobiliare o dello stipendio, pensione o conto corrente.

In tutti questi casi, infatti, la sottoscrizione è un elemento indispensabile per la validità dell’atto, come adesso vedremo.

Accertamento cartaceo con firma digitale: quando è nullo

Se hai letto con attenzione i paragrafi precedenti sei già in grado di intravedere la corretta risposta alla domanda. Poiché l’autenticità della firma digitale apposta su un file può essere validamente accertata solo con un apposito software di decodifica e riconoscimento – sia pur gratuito e comunemente reperibile – e non con mezzi manuali, la conseguenza è che la firma digitale apposta, o per meglio dire “menzionata” come tale, su un atto cartaceo non può avere nessun valore.

In sostanza, è come se non ci fosse; nel caso specifico dell’avviso di accertamento, esso sarà privo di sottoscrizione. Infatti la firma dell’accertamento è un requisito indispensabile, previsto per legge, e la sua mancanza lo rende nullo [1].

Anche la giurisprudenza la pensa allo stesso modo: in una recente sentenza [2] la Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha statuito la nullità di un avviso di accertamento Irpef munito di firma digitale ma che era stato inviato tramite posta raccomandata anziché con Pec.

Il contribuente destinatario aveva dedotto proprio il vizio della mancata sottoscrizione dell’atto ricevuto. Il Collegio ha rilevato che «solo l’avviso di accertamento notificato via Pec può essere sottoscritto mediante la firma digitale, in quanto, solo in questo caso, è possibile verificare l’identità dell’autore e la riconducibilità dell’atto al funzionario che lo ha emesso» e perciò ha deciso che è nullo l’avviso di accertamento, «sottoscritto digitalmente mediante l’indicazione a stampa del nominativo del capo ufficio (o del funzionario delegato), inviato a mezzo posta raccomandata e non tramite Pec».

La nuova pronuncia non è isolata ma si richiama ad un orientamento già radicato nella giurisprudenza, inaugurato circa tre anni fa con una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Treviso [3] che abbiamo spiegato nell’articolo “firma digitale su atto cartaceo ha valore?“.

In conclusione, come ribadisce la sentenza della Ctr Lazio, l’Agenzia delle Entrate, per emettere un valido accertamento fiscale da notificare in formato cartaceo, «non può prima firmarlo digitalmente e poi stamparlo, ma deve procedere alla sottoscrizione con firma autografa, vergata a penna».  Perciò se l’Agenzia vuole usare la firma digitale dovrà necessariamente notificare l’atto mediante Pec, altrimenti con la stampa e l’invio della raccomandata la sottoscrizione digitale non avrebbe alcun valore: l’accertamento risulterebbe privo di firma e dunque inevitabilmente nullo.


note

[1] Art. 42 del D.P.R. n. 600/73 del 29 settembre 1973.

[2] Ctr Lazio, sez. 16°, sent n. 1462/2020.

[3] Ctp Treviso, sent. n. 55/01/2018. In seguito, Ctr Piemonte, sent. n. 945/2019, e Ctr Liguria, sent. n. 56/5/2020.


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