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T-Red non tarato: la multa è valida?

29 Luglio 2020 | Autore:
T-Red non tarato: la multa è valida?

In caso di sanzioni erogate attraverso autovelox o altri rilevatori di velocità, il verbale è nullo se non riporta che l’apparecchio è stato sottoposto a revisione periodica. Vale anche per il passaggio al semaforo rosso? Vediamolo.

Multa col semaforo rosso: il segnale di stop è scattato appena prima che tu passassi e non hai fatto in tempo a frenare. Da un lato, ti è andata bene perché dall’altra parte dell’incrocio non veniva nessuno e quindi incidente scampato. Dall’altro, sfortuna ha voluto che ci fosse una telecamera. Non sei sfuggito all’occhio meccanico del t-red o photo red e ora ti ritrovi a dover pagare per l’infrazione al Codice della strada, a meno che non contesti il verbale. Le sanzioni erogate tramite questo dispositivo sono impugnabili, ma non è facile dimostrare di avere ragione.

Se hai già avuto un’esperienza analoga con l’autovelox, quindi hai già preso una multa per eccesso di velocità, potrebbe esserti venuta un’idea. Gli autovelox, infatti, sono soggetti all’obbligo della taratura, cioè devono essere revisionati annualmente e di questo controllo dev’esserci traccia sul verbale della multa, altrimenti è illegittimo (se ti interessa puoi leggere qui: “Segnale dell’autovelox invisibile: la multa è nulla?“). E per il t-red non tarato la multa è valida? Ce ne occuperemo in questo approfondimento, ricordandoti in quali altri casi puoi tentare la strada del ricorso con buone probabilità di successo.

T-red e taratura

Partiamo dall’argomento taratura perché, come sempre, ci interessa ragionare a partire da decisioni recenti. Lo spunto, stavolta, viene da un’ordinanza della Cassazione [1] che si è espressa proprio sull’obbligo di menzionare, sul verbale, i controlli preventivi a questi apparecchi.

Il fatto è che, diversamente dalle multe con autovelox, per i t-red non esiste un obbligo di revisione periodica: non è previsto né dal Codice della strada, né dal suo regolamento attuativo. E non è neppure la prima volta che la Cassazione si esprime in questo senso, al riguardo [2].

È stata la Corte Costituzionale [3] a disporre un obbligo a carico degli enti pubblici di revisione periodica degli autovelox, con conseguente annotazione della stessa sul verbale della multa. Riguarda solo le apparecchiature di rilevazione della velocità in genere, quindi oltre ad autovelox anche tutor e telelaser, ma non si applica ai t-red proprio perché questi eseguono un altro tipo di rilevazione.

Quindi, se ricevi una multa per passaggio al semaforo rosso, dov’è installato un t-red, non puoi usare questo argomento per impugnare la sanzione. Dovrai farti venire altre idee. Qualcuna proviamo a dartela nelle prossime righe.

La contestazione immediata

Diciamoci la verità: contestare una multa per eccesso di velocità è più facile. Basti pensare ad esempio a un altro appiglio, che è quello dell’adeguata segnalazione del rilevatore di velocità: se non c’è, l’automobilista ha un’autostrada per impugnare la contravvenzione. Ma per i t-red neanche questo vale: come non vige l’obbligo della taratura non c’è neanche quello di segnalazione preventiva.

Un argomento che potremmo utilizzare, ma solo in alcuni casi, è quello dell’assenza di contestazione immediata. In generale, dovresti essere fermato dopo il passaggio col rosso da una pattuglia della polizia locale che ti contesti immediatamente la violazione. Ma se il verbale ti arriva in seguito a casa, dentro dev’esserci scritto perché non si è potuto procedere a contestazione immediata, altrimenti la multa non è valida e questo può essere un buon motivo di impugnazione [4].

Difetti di costruzione, installazione, funzionalità 

Nell’ordinanza della Cassazione di cui ti abbiamo parlato oggi, sulla taratura, è spiegato che è onere di chi impugna la multa provare un difetto di costruzione, installazione o funzionalità del t-red. Questa è un’altra strada possibile, ma complicata. Uno dei casi in cui non c’è obbligo di contestazione immediata è quello in cui l’apparecchiatura di rilevamento venga gestita dalla polizia stradale. In tal caso, l’apparecchio dev’essere omologato dal ministero dei Trasporti. Si può provare a puntare su un difetto della telecamera o su un’assenza dei requisiti per l’omologazione ministeriale.

Stesso discorso per i semafori con countdown, il conto alla rovescia che ci dice quanto tempo resta allo scattare del rosso: possiamo impugnare il verbale in caso di malfunzionamento del countdown o se ci accorgiamo che mancano alcuni requisiti per l’installazione. Le caratteristiche dei countdown, in effetti, sono molto precise. La non conformità del dispositivo alle regole [5] può essere un’altra via di impugnazione.

Può inoltre mancare il presupposto per l’installazione: il t-red non può essere uno strumento per fare cassa, dev’esserci una necessità reale che ne giustifichi l’uso, come la pericolosità di un incrocio [6]. Si può impugnare la multa anche qualora risulti che manca la delibera di autorizzazione della giunta comunale a legittimarne l’installazione [7].

Multa oltre il termine e vizi del verbale

Se la contravvenzione ti viene notificata novanta giorni dopo l’infrazione, è nulla. Per essere valido, il verbale deve contenere una serie di indicazioni:

  • giorno e ora dell’infrazione;
  • località in cui è stata commessa;
  • generalità del presunto trasgressore;
  • tipo di veicolo e targa;
  • norma violata;
  • modello e numero di matricola del dispositivo di rilevazione;
  • tempistica di attivazione della telecamera;
  • motivo della mancata contestazione immediata, laddove non sia stata eseguita, come dicevamo sopra.

Se mancano queste indicazioni il verbale è nullo.

Stato di necessità 

Non puoi essere incolpato di una violazione del Codice della strada laddove tu abbia avuto un’urgenza che giustificava la tua velocità. Per esempio: se stai andando in ospedale per motivi di salute, questa può essere una scriminante valida, quindi una buona base per la presentazione di un ricorso. Idem se stai accompagnando, sempre in ospedale, un tuo familiare. In questi casi, il verbale nullo, a patto che l’urgenza fosse reale e fondata.


Valida a prescindere la rilevazione effettuata dall’impianto semaforico T-Red che grazie ad una telecamera ad hoc inchioda l’automobilista che passa col ‘rosso’. Deve essere il conducente sanzionato a dimostrare il malfunzionamento dell’apparecchio, che, chiariscono i giudici, non ha necessità di revisione e di tarature, contrariamente a quanto previsto invece per gli autovelox 

note

[1] Cass. civ. sez. II ord. 16064 del 28/07/2020;

[2] Cass. civ. sez. VI – 2 ord. n. 31818/2019 del 12/09/2019; Cass. ord. n. 10458/19 del 15/04/2019;

[3] Sent. Corte Cost. 113/2015;

[4] Giudice di pace, Sez. Torre Annunziata, sentenza n. 4963/18 e Cassazione, sent. n. 17687/2007;

[5] Decreto ministero dei Trasporti n. 140 del 19/06/2017;

[6] Giudice di pace di Torino, sent. n. 1609/20;

[7] Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sent. n. 1732/2014.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 8 novembre 2019 – 28 luglio 2020, n. 16064

Presidente Lombardo – Relatore Giannaccari

Rilevato che:

– con sentenza dell’1.3.2017, il Tribunale di Roma rigettò l’appello proposto dal My. La. nei confronti di Roma Capitale avverso la sentenza del Giudice di Pace di Roma, che aveva rigettato l’opposizione avverso il verbale di accertamento elevato per violazione dell’art.41 comma 11 e 146 comma 3 del C.d. S., per attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso;

– il Tribunale, pur accertando l’inammissibilità della produzione documentale da parte di Roma Capitale, che si era costituita tardivamente, ritenne che l’opponente non avesse provato il difetto di funzionamento o manutenzione dell’apparecchiatura utilizzata per la rilevazione dell’infrazione, che era stata regolarmente omologata; affermò che, ai sensi dell’art.201 comma 1 bis ed 1 ter lett. B, in caso di attraverso con il semaforo rosso, non era prevista la contestazione immediata all’autore della violazione;

– per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso La. My. sulla base di cinque motivi (il quinto motivo di ricorso non è stato numerato);

– ha resistito con controricorso Roma Capitale;

– in prossimità dell’udienza, la ricorrente ha depositato memorie illustrative;

Ritenuto che:

– con il primo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 7 comma 7 e comma 9 lettera b. del D.Lgs. 150/2011, in relazione all’art.360, comma 1, n.3 c.p.c.; il Tribunale avrebbe errato nell’utilizzare, ai fini della decisione, la documentazione prodotta da Roma Capitale, che si era tardivamente costituita in giudizio; alla tardiva costituzione in giudizio avrebbe dovuto conseguire l’inammissibilità del deposito della documentazione, in quanto l’amministrazione, nei procedimenti di opposizione a sanzioni amministrative, assume la qualifica di attrice in senso sostanziale ed è gravata dall’onere di provare la violazione;

– con il secondo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2967 c.c. , in relazione all’art.360 comma 1 n.3 c.p.c. per aver posto a carico dell’opponente l’onere di provare il malfunzionamento dell’apparecchio semaforico mentre, nei giudizi di opposizione a sanzione amministrativa, l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa sanzionatoria spetterebbe all’amministrazione;

– con il terzo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione della L. 1.8.1991 n.272 , in relazione all’art.360 comma 1 n.3 c.p.c. in quanto il Tribunale non avrebbe esteso l’applicazione del principio affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza N.113/2015, relativa alla necessità di taratura dei sistemi rilevatori della velocità, anche agli strumenti elettronici come i Vista RED, che svolgono anch’essi un accertamento irripetibile e sono soggetti a variazioni periodiche dei valori misurati a causa di urti, obsolescenza o ad ed altri fattori;

– con il quarto motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2700 c.c. e dell’art.146 comma 3 Cds , in relazione all’art.360 comma 1 n.3 c.p.c. per avere il Tribunale attribuito pubblica fede al verbale di accertamento nonostante il pubblico ufficiale avesse constatato i fotogrammi in remoto;

– i motivi, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili;

– il Tribunale, pur rilevando la tardività della documentazione depositata, ha ritenuto che essa non incidesse sull’esito del giudizi poiché l’opponente non aveva provato il malfunzionamento del dispositivo semaforico.

– questa Corte ha, in più occasioni affermato che, in tema di rilevazione della violazione del divieto di proseguire la marcia con impianto semaforico rosso a mezzo di apparecchiature elettroniche, né il codice della strada né il relativo regolamento di esecuzione prevedono che il verbale di accertamento dell’infrazione debba contenere, a pena di nullità, l’attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso (ex plurimis Cassazione civile sez. II, 15/04/2019, n. 10458);

– la decisione della Corte Costituzionale N. 113/2015, richiamata dalla ricorrente, non è pertinente perché riguarda le sole apparecchiature impiegate per l’accertamento delle violazione dei limiti di velocità;

– ne consegue che, dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 45 C.d.S., comma 6 non si può trarre argomento per sostenere la sussistenza dell’obbligo di sottoporre a taratura anche che gli apparecchi T-Red, che non costituiscono strumenti di misurazione;

– al contrario, l’efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento;

– nella specie, il tribunale ha precisato che, nel processo verbale di accertamento si affermava che l’apparecchio rilevatore era stato debitamente omologato con i decreti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e nel verbale è stato correttamente menzionato l’art.201 comma 1 bis e 1 ter lettera b del Codice della Strada, che esclude, in tali casi, la contestazione immediata;

– la prova della violazione è costituita dal contenuto del verbale di contestazione, che costituisce documento fidefaciente delle circostanze constatate in remoto dall’agente accertatore;

– in forza dell’efficacia probatoria privilegiata dell’atto pubblico, ai sensi dell’art. 2700 c.c., il verbale di accertamento fa piena prova, fino a querela di falso, dei fatti attestati dal pubblico ufficiale come avvenuti in sua presenza, e descritti senza margini di apprezzamento, o da lui compiuti, nonché della provenienza del verbale stesso dal pubblico ufficiale, mentre sono prive di efficacia probatoria le valutazioni soggettive del verbalizzante. Le risultanze delle strumentazioni predette sono suscettibili di prova contraria, che può essere fornita dall’opponente esclusivamente mediante la dimostrazione del difetto di funzionamento del dispositivo, sulla base di concrete circostanze di fatto (ex multis Cass. Civ., sez. VI, 08/10/2014, n.21269);

– ai principi di diritto affermati da questa Corte si è conformato il giudice di merito, né i motivi di ricorso e la memoria illustrativa offrono elementi per mutare l’orientamento della giurisprudenza di legittimità;

– con il quinto motivo di ricorso, che non è stato numerato, si deduce l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, ai sensi dell’art.360 comma 1 n.5 c.p.c. per avere il giudice di merito omesso di esaminare i quattro motivi precedenti;

– il motivo è inammissibile in quanto il vizio motivazionale denunciabile ratione temporis per l’ipotesi dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio (a seguito delle modifiche di cui al D.L. n. 83 del 2012, convertito – nella L. n. 134 del 2012), deve avere ad oggetto un fatto storico e non le tesi difensive della parte oggetto di impugnazione;

– il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– il ricorrente va altresì condannato al pagamento, in favore della controparte, della somma di Euro 400,00, per aver proposto un ricorso manifestamente infondato quanto alle tesi di diritto ivi sostenute, del tutto prescindente dal diritto vivente, indice di mala fede o colpa grave;

– tale somma è stata determinata assumendo a parametro di riferimento il valore della causa e l’importo delle spese dovute alla parte vittoriosa;

– ricorrono i presupposti di cui all’art. 13 comma 1-quater D.P.R. n. 115/2002 (applicabile ratione temporis, essendo stato il ricorso proposto dopo il 30 gennaio 2013) per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto;

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, della somma di Euro 400,00 ex art.96 c.p.c.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

 

 


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