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Maternità anticipata per lavori a rischio: come richiederla

6 Agosto 2020 | Autore:
Maternità anticipata per lavori a rischio: come richiederla

Congedo obbligatorio per la lavoratrice in attesa: quando può essere disposto e come si invia la domanda?

L’attuale normativa prevede, per la lavoratrice in gravidanza, una notevole flessibilità, relativamente alla concessione del congedo. Anche se, di regola, è vietato adibire al lavoro la dipendente nei due mesi che precedono il parto e nei tre mesi successivi, la lavoratrice può infatti chiedere di astenersi soltanto nel mese che precede il parto e nei quattro mesi successivi, o addirittura può domandare di non astenersi prima del parto e godere così dei 5 mesi di congedo per maternità successivi alla nascita del bambino.

Per avvalersi della flessibilità relativamente al congedo di maternità, però, bisogna che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale, o convenzionato con lo stesso, assieme al medico competente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, attestino che l’attività negli ultimi mesi della gravidanza non risulta pregiudizievole alla salute della lavoratrice in gestazione e del nascituro.

Ci sono però dei casi in cui la lavoratrice deve astenersi dallo svolgimento dell’attività ben prima degli ultimi due mesi di gravidanza, ad esempio le ipotesi in cui il lavoro è considerato a rischio, o risulta a rischio la gravidanza stessa.

In questi casi, come ci si deve comportare? Quanto tempo prima della data presunta del parto ci si deve astenere dal lavoro? Chi deve richiedere il congedo anticipato, la dipendente, il datore di lavoro o l’Ispettorato del lavoro? È necessario un apposito certificato redatto da parte di una commissione medica Asl, oppure basta il certificato del medico curante o del medico competente dell’azienda? E se la lavoratrice non rivela lo stato di gravidanza, che cosa succede? Facciamo il punto sulla maternità anticipata per lavori a rischio: come richiederla, in quali casi viene disposta d’ufficio, quali sono i lavori a rischio, che cosa succede se la gravidanza è a rischio.

Iniziamo subito col precisare che la lavoratrice non è obbligata per legge a rivelare il proprio stato di gravidanza al datore di lavoro, a meno che non sia esposta al rischio di radiazioni ionizzanti. Bisogna tuttavia osservare che il Testo unico per la tutela della maternità e paternità [1] raccomanda ai datori di lavoro di rendere noti alle lavoratrici i risultati della valutazione dei rischi connessi alla gravidanza. Il datore di lavoro deve inoltre informarle della necessità di segnalare lo stato di gravidanza, non appena ne vengano a conoscenza.

Quali sono i lavori a rischio per la maternità?

I lavori considerati a rischio per le lavoratrici madri o in gravidanza sono elencati dal Testo unico sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro [2].

Sono a rischio, ad esempio, le lavorazioni che espongono a determinati agenti fisici (rumore eccessivo, atmosfera a pressione superiore a quella naturale), chimici (sostanze tossiche, nocive o irritanti, piombo, amianto…) e biologici (microorganismi che possono provocare gravi patologie). Il rischio di essere infettati dal coronavirus, ad esempio, è un rischio biologico.

Sono lavori rischiosi per la lavoratrice madre o in gravidanza anche i lavori di manovalanza pesante, i lavori che obbligano a stare in piedi per più di metà dell’orario o che obbligano a tenere una posizione particolarmente affaticante, i lavori con macchina mossa a pedale, o comandata a pedale, quando il ritmo del movimento risulti frequente o comunque faticoso.

Vietati anche i lavori di assistenza e cura dei malati nei sanatori e nei reparti per malattie infettive e per malattie nervose e mentali, i lavori a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pullman e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto, le attività nei sotterranei o in spazi ristretti, i lavori che espongono a vibrazioni o forti sollecitazioni.

Gli elenchi dei lavori a rischio sono piuttosto consistenti e comprendono quasi un centinaio di mansioni e lavorazioni.

Alcune mansioni o lavorazioni sono da considerarsi pregiudizievoli solo in rapporto allo stato di gravidanza avanzata: in questo caso, l’astensione obbligatoria prima del parto deve essere anticipata a 3 mesi.

Si può lavorare di notte durante la maternità?

Tra i lavori a rischio è compreso anche il lavoro notturno, ossia lo svolgimento di un’attività lavorativa durante un arco temporale compreso tra le ore 24 e le 6 del mattino.

Che cosa succede se la lavoratrice è adibita a un lavoro a rischio?

Se la lavoratrice in gravidanza è adibita a una mansione oppure è esposta ad un ambiente di lavoro a rischio, il datore di lavoro ha l’obbligo di adibirla ad altre attività che non comportano rischi, né legati al lavoro svolto, né all’ambiente di lavoro o all’esposizione a determinate sostanze o agenti potenzialmente nocivi.

Ma come si deve comportare il datore di lavoro, se la dipendente non può essere spostata ad altre attività? In questo caso, il datore deve chiedere l’astensione anticipata della lavoratrice all’Ispettorato territoriale del Lavoro (Itl). In altre parole, il datore deve chiedere all’Itl di anticipare il congedo obbligatorio per maternità; l’Ispettorato può emettere il provvedimento di astensione anticipata sulla base delle proprie verifiche, anche avvalendosi dei propri organi di vigilanza.

Chiara, lavoratrice in gravidanza, si occupa del magazzino nel supermercato del Sig. Rossi: le sue mansioni sono piuttosto faticose e comportano il sollevamento di imballaggi abbastanza pesanti. Il Sig. Rossi non può spostare Chiara al ruolo di cassiera, o d’impiegata amministrativa o contabile, perché non ha le competenze richieste. Chiara ha dunque il diritto di anticipare il congedo di maternità; l’anticipo del congedo deve essere richiesto all’Ispettorato territoriale del lavoro dal Sig. Rossi. L’Ispettorato emetterà il provvedimento di astensione anticipata dopo aver verificato che le mansioni di Chiara sono effettivamente a rischio e che non c’è alcuna diversa mansione che Chiara sia in grado di svolgere.

Domanda di congedo anticipato per lavoro a rischio

Come abbiamo appena osservato, se il datore di lavoro verifica che le mansioni a cui è adibita la lavoratrice, o l’ambiente di lavoro stesso, risultano rischiosi per la sua salute e per quella del nascituro, deve inviare un’apposita domanda all’Ispettorato del lavoro. Nella domanda dovranno essere specificati i rischi ai quali la dipendente è esposta e dovrà essere certificato lo stato di gravidanza.

La domanda può essere inviata anche dalla stessa lavoratrice.

L’ispettorato del lavoro deve pronunciarsi entro 7 giorni dal ricevimento della richiesta: il provvedimento di astensione emesso è definitivo.

Inoltre, l’astensione anticipata può essere disposta direttamente dall’Ispettorato, d’ufficio, nel corso della propria attività di verifica, qualora ravvisi l’incompatibilità dell’attività con la gestazione.

Domanda di congedo anticipato per gravidanza a rischio

L’astensione anticipata della lavoratrice può essere anche disposta nel caso in cui a rischio non risultino le mansioni o l’ambiente di lavoro, ma la gravidanza stessa. La lavoratrice può infatti avere delle complicanze nella gestazione, oppure delle patologie che si presume possano essere aggravate dalla gravidanza.

In queste ipotesi, è l’Asl ad essere tenuta a disporre l’astensione dal lavoro, in base ai risultati delle visite mediche.

La lavoratrice deve inviare all’Asl un’apposita domanda, corredata dal certificato di gravidanza, dalla documentazione medica rilasciata dal ginecologo che attesta la gravidanza a rischio e dal documento di identità.

La fotocopia della domanda di maternità anticipata deve essere consegnata dalla lavoratrice anche al datore di lavoro.


note

[1] D.lgs. 151/2001.

[2] Artt. 7-8 D.lgs. 81/2008, All. A, B, C.


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