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Tagli alle pensioni degli italiani ma crescono quelle dei parlamentari

8 Novembre 2013
Tagli alle pensioni degli italiani ma crescono quelle dei parlamentari

Tra Senato e Camera da marzo 237 onorevoli in più usufruiscono dell’assegno e le uscite previdenziali aumentano di 7 milioni: il ricambio di parlamentari con la nuova legislatura ha vanificato la stretta sui vitalizi.

Spese in discesa ovunque, tranne per le pensioni dei deputati e senatori. Il capitolo di bilancio “deputati (e senatori) cessati dal mandato” fa registrare un aumento della spesa pubblica per pensioni e vitalizi, nonostante i tagli approvati nella scorsa legislatura (aumento pari all’1,63% a Montecitorio e al 6,22% a Palazzo Madama, per un totale di 7 milioni di euro in più rispetto al 2012). È lo stesso questore della Camera Stefano Dambruoso che ammette: “Abbiamo tagliato pesantemente la spesa corrente ma purtroppo i tre quarti del bilancio se ne vanno in stipendi e pensioni di deputati e senatori. Si tratta di diritti acquisiti difficilmente tagliabili in modo drastico senza intaccarli”. Aumenta anche la voce di spesa per il “cerimoniale” con un +4,23%.

L’effetto drammatico per le casse erariali è stato determinato a causa dell’alto tasso di ricambio dei parlamentari intervenuto con l’ultima legislatura (con l’ingresso dei grillini e di molti neodeputati di Scelta civica e con il forte rinnovamento delle file dei democratici): ciò ha prodotto, insieme alla ventata di aria nuova, un aumento della spesa. Sono stati infatti 113 i senatori non rieletti che hanno maturato il diritto alla pensione e 124 i deputati che, a fine mandato, avevano i requisiti per l’assegno previdenziale. In tutto, quindi, 237 parlamentari in più dal mese di marzo pesano sui bilanci di Camera e Senato alla voce “assegni previdenziali“.

Ciò vanifica la riforma previdenziale a carico dei parlamentari – approvata dalla precedente legislatura – che doveva abbassare il livello di spesa per pensioni e vitalizi.

Come viene calcolata la pensione dei parlamentari

Dal 1° gennaio 2012, l’entrata in vigore delle nuove regole fa scattare la pensione (con metodo contributivo e non più retributivo) solo dopo aver maturato un’intera legislatura (e non più mezza) e solo al raggiungimento di 65 anni di età. Il requisito dell’età può poi abbassarsi fino a 60 anni se si ha un’anzianità superiore a una legislatura.



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