Bambino piccolo: da che età può dormire dal padre separato

28 Luglio 2020 | Autore:
Bambino piccolo: da che età può dormire dal padre separato

Anche un bimbo di soli due anni può pernottare con il genitore non collocatario: nell’interesse del minore, va preservato il diritto alla bigenitorialità.

Tra i problemi che sorgono nelle separazioni con figli minori c’è anche quello della possibilità per il bambino molto piccolo di poter rimanere a dormire a casa del padre separato.  Soprattutto se non è ancora completato l’allattamento e lo svezzamento, la madre potrebbe nutrire preoccupazioni per la prolungata permanenza del bimbo con l’ex coniuge anche nelle ore notturne.

Il diritto di incontro

Così alcuni provvedimenti di separazione distinguono il diritto di visita da quello di pernottamento e, per i bambini in tenera età, ammettono solo il primo ma escludono il secondo. Questo orientamento però non è corretto: ostacola il diritto alla bigenitorialità, che si esprime nel regolare incontro del padre separato (o comunque del genitore non collocatario) e deve essere garantito nel precipuo interesse del minore. Lo affermano i giudici della Corte di Cassazione in una nuovissima sentenza [1] in cui stabiliscono che un bimbo di due anni di età può pernottare dal padre almeno una volta alla settimana. La madre, collocataria, si era opposta a questa scelta del Tribunale e aveva reclamato il decreto, ma gli Ermellini hanno respinto il suo ricorso.

Il principio di bigenitorialità

«Deve essere sempre assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, inteso quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettivi con entrambi i genitori, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione e istruzione della prole», si legge in sentenza.

E l’orientamento non è nuovo, in quanto è stato spesso ribadito dalla Suprema Corte [2] secondo cui le «restrizioni supplementari» di questo genere, quando vengono imposte nei provvedimenti di affidamento, «comportano il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età e uno dei genitori, pregiudicando il preminente interesse del minore».

Quando il padre può stare insieme ai figli

Anche l’art. 8 della Cedu (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo) laddove garantisce il rispetto della vita familiare, secondo l’interpretazione della Cassazione e della Corte di Strasburgo, legittima le intromissioni dell’autorità giudiziaria solo quando non compromettono indebitamente il diritto di ciascun genitore di stare insieme ai propri figli. Così, le uniche restrizioni consentite al diritto di visita sono quelle derivanti dal «superiore interesse» del minore stesso.

Inoltre, nel caso deciso dalla Cassazione ha pesato il fatto che la madre che si opponeva al pernottamento del figlio presso il padre non aveva indicato quale fosse lo specifico pregiudizio che il minore avrebbe patito, ma si era limitata a dedurre che la «tenera età» ne sconsigliava l’allontanamento dalla madre.

I pernottamenti presso il padre

Questo ragionamento non ha convinto i giudici di legittimità, i quali al contrario hanno rilevato che la regolazione dei pernottamenti presso il padre «era da considerare consona a preservare proprio la relazione genitoriale, avendo come effetto di consentire la sua esplicazione rispetto a momenti e a situazioni fondamentali per la crescita del minore, nell’interesse precipuo di questi».

Infine, la Cassazione ha ammesso che questo diritto di pernottamento “minimo” presso il padre una volta alla settimana potesse subire «varianti relative al fine settimana e ai periodi feriali», dunque incrementando la frequenza delle occasioni in cui il genitore non collocatario potrà tenere con sé il figlio piccolo anche nelle ore notturne.

I limiti di età del bambino

Non c’è, quindi, un limite di età a partire dal quale al bambino può essere consentito di pernottare con il padre separato; molto dipende dalle circostanze concrete e dalle esigenze specifiche, che dovranno trovare accoglimento negli accordi e nei provvedimenti di separazione. Per approfondire questi aspetti leggi anche “separazione: da che età il bambino può dormire col papà?” e, più in generale, “diritto di visita e pernottamento dei figli: quali regole?“.


note

[1] Cass. Sez. I Civile, ord. n. 16125/20 del 28 luglio 2020.

[2] Tra le più recenti, Cass. sent. n. 9764/19 del 8 aprile 2019.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 1 – 28 luglio 2020, n. 16125

Presidente Genovese – Relatore Terrusi

Rilevato che:

la corte d’appello di Cagliari, sez. dist. di Sassari, accogliendo in parte qua il reclamo proposto da N.S.F. contro il decreto del tribunale di Sassari in data 22-2-2018, che ai sensi dell’art. 337-bis c.c. e seg., escludendo ogni possibilità di pernottamento, aveva regolato il diritto di vista quanto al figlio minore A. (nato il (..) dalla relazione con S.R. e collocato presso la madre), ha disposto che invece il padre potesse almeno una notte alla settimana tenere il figlio presso di sé nei termini specificamente indicati nel provvedimento, con varianti relative ai fine settimana e ai periodi feriali, la S. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi;

l’intimato ha resistito con controricorso;

entrambe le parti hanno depositato memorie.

Considerato che:

I. – col primo motivo la ricorrente denunzia la violazione o falsa applicazione dell’art. 337-ter c.c. per avere la corte d’appello omesso di considerare l’interesse prioritario del minore, a quel momento di soli due anni; col secondo motivo denunzia l’omesso esame di fatto decisivo in relazione all’art. 337-ter c.c. e art. 132 c.p.c., a proposito dell’affermazione secondo cui non vi sarebbero state a sostegno della posizione di essa madre motivazioni diverse da quelle ancorate alla tenera età del bimbo, a fronte di disagi non opportunamente documentati: invero la ricorrente assume di aver dedotto e documentato, anche in sede di mediazione familiare, episodi di disagio del minore ove distaccato dalla madre, con conseguente consigliabile pernottamento presso il padre solo dopo il compimento del terzo anno di età;

II. – il ricorso, i cui motivi possono essere esaminati congiuntamente per connessione, è inammissibile;

questa Corte ha più volte affermato che i provvedimenti dell’autorità giudiziaria in materia di affidamento dei figli di età minore consentono restrizioni al diritto di visita dei genitori solo nell’interesse superiore giustappunto del minore;

nel perseguimento di tale interesse, peraltro, deve essere sempre assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, inteso quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi i genitori, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione e istruzione della prole (di recente Cass. n. 9764-19);

III. – nella concreta fattispecie la decisione della corte territoriale è stata determinata dalla considerazione che la possibilità del padre di tenere con sé il figlio anche di notte era stata radicalmente esclusa; e ciò tuttavia era avvenuto “esclusivamente in considerazione della tenera età” del figlio, mentre era mancata l’allegazione di uno specifico pregiudizio potenzialmente correlabile all’eventualità dei pernottamenti;

di contro la corte d’appello ha concluso che, invece, la regolazione dei pernottamenti nei termini (ben vero prudenziali) indicati nel provvedimento era da considerare consona a preservare proprio la relazione genitoriale, avendo come effetto di consentire l’esplicazione di essa rispetto a momenti (e a situazioni) fondamentali per la crescita del minore, nell’interesse precipuo di questi;

IV. – la decisione è stata in tal modo basata su un apprezzamento di fatto, coerentemente motivato e immune da errori di diritto, del quale il secondo motivo, nella sua genericità, vanamente tenta di sovvertire l’esito;

ne consegue che l’intero ricorso va dichiarato inammissibile; spese alla soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in 3.000,00 EUR, di cui 200,00 EUR per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella massima percentuale di legge.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

 


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