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Il tuo locale è frequentato da mafiosi? Il questore può sospenderti la licenza

15 Settembre 2014 | Autore:


> Business Pubblicato il 15 Settembre 2014



L’autorità pubblica può sospendere l’esercizio di un’attività commerciale frequentata abitualmente da pregiudicati o nella quale vi siano stati gravi disordini sociali.

 

La sicurezza dei cittadini e il mantenimento dell’ordine pubblico impegna costantemente la forze pubblica che, oltre a strumenti repressivi, può contare sull’impiego di misure preventive atte a scongiurare in anticipo l’insorgere di fenomeni di pericolosità sociale. La sospensione della licenza dell’esercizio commerciale è una di queste e può essere promossa dal Questore competente sul territorio in occasione di risse, gravi tumulti o quando si accerta che l’attività è frequentata quotidianamente da gente poco raccomandabile [1].

La temporanea chiusura del locale non può avere durata superiore a quindici giorni, salvo eccezioni giustificate dalla difficoltà di ristabilire la quiete entro i termini [2]. Qualora i fatti si dovessero ripetere nel tempo, permane in capo all’autorità il potere di disporre la revoca della licenza [1]. L’idea del legislatore si muove nella consapevolezza che il contrasto di situazioni intollerabili e la prevenzione di fenomeni riprovevoli debba passare anche attraverso la produzione di effetti dissuasivi nei confronti dei soggetti pericolosi. Chi ha commesso comportamenti criminosi, oltre a restare privo dell’abituale luogo di incontro, avrà cosi modo di acquisire piena cognizione delle sue azioni e delle conseguenze derivanti dalla potenziale reiterazione della medesima condotta [3].

Tra i dubbi in merito all’effettiva capacità della misura cautelare di conseguire gli scopi voluti, un dato è certo: la sospensione non mira a colpire il gestore del servizio, ma comunque gli crea forti disagi in termini di mancato guadagno e lesione all’immagine del locale. Ragion per cui è facoltà del titolare rivolgersi all’autorità giurisdizionale per ottenere l’annullamento dell’atto lesivo qualora lo si ritenesse irrazionale, incoerente o illogico.

Si tenga presente che l’amministrazione, pur vantando un’ampia discrezionalità nell’emissione del provvedimento cautelare, non può scadere nel libero arbitrio. Quindi sarà dovere del giudice, sempre se sollecitato dalla proposizione di un formale ricorso da parte interessata, dichiarare illegittima la misura che prevede un termine di sospensione eccessivo, o che magari non è supportata da ragioni valide e da un’esaustiva descrizione delle circostanze concrete che hanno reso necessario l’intervento della forza [4] . A ciò si aggiunge il diritto di ottenere anche il risarcimento danni, il cui ammontare deve essere dimostrato a processo mediante la produzione delle prove dei pregiudizi subiti.

note

[1] art. 100, R.D. n. 773 del 1931.

[2] Art. 9, comma 3, l. 287 del 1991.

[3] TRGA Bolzano, sent. 221 del 26.08.2014.

[4] TRGA Bolzano, sent. 183 del 23.05.2012.

Autore immagine: 123rf com


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