La cefalea cronica diventa malattia invalidante

29 Luglio 2020 | Autore:
La cefalea cronica diventa malattia invalidante

Una nuova legge stabilisce il riconoscimento della patologia come invalidante a seguito della diagnosi di uno specialista.

In Italia, la cefalea, nelle sue forme primarie (emicrania, cefalea tensiva e cefalea a grappolo), colpisce in media il 12% degli individui, circa 7-8 milioni di persone. Ad esserne colpite sono per lo più le donne. Ci sono voluti quasi vent’anni, ma ora la cefalea primaria cronica è riconosciuta come malattia sociale e invalidante. A stabilirlo è la nuova legge [1] approvata l’8 luglio dal Senato con 235 voti favorevoli, 2 contrari  e nessuna astensione.

Il percorso è iniziato nel 2003 con la Carta dei diritti del paziente cefalalgico stilata dalle tre associazioni: l’AIC-onlus, l’OUCH-Italia e la LIC, in collaborazione con Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato. Nel 2014, Marco Aguggia, ai tempi Presidente dell’associazione neurologica italiana per lo studio delle cefalee (ANIRCEF), presentò in Senato il progetto Manifesto Dei Diritti Della Persona Con Cefalea. Testo che rimase disatteso e fu riproposto nei tre anni successivi al ministro della Salute dal presidente Fabio Frediani per l’inserimento delle cefalee croniche nei LEA (livelli minimi di assistenza).

Per gli esperti, questa legge approvata in Senato rappresenta un passo avanti straordinario, che deve trovare diretta applicazione sui pazienti ed essere seguito dall’introduzione di tutele sanitarie dedicate.

La deputata leghista Arianna Lazzarini, prima firmataria della proposta di legge approvata definitivamente dal Senato, ritiene che «L’Italia diventa così il primo Paese in Europa ad adottare un provvedimento come questo. Un primo punto di partenza e di attenzione verso i circa sette milioni di italiani che ne soffrono, con una prevalenza netta di donne e nella fascia 20-50 anni».

La cefalea primaria cronica, precisa Lazzarini, è «una malattia invisibile che oggi esce finalmente dal cono d’ombra in cui è sempre stata. Non parliamo del semplice “mal di testa” passeggero, ma di una malattia cronica e invalidante vera e propria, molto più diffusa di quanto si possa immaginare, che purtroppo ha già portato alcuni pazienti a compiere anche gesti estremi».

Riconoscimento della cefalea come malattia sociale: come avviene?

La cefalea primaria cronica, deve essere accertata da almeno un anno in un paziente mediante la diagnosi di uno specialista inserito in un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee. Occorre attestare l’effetto invalidante della malattia. Bisogna, pertanto, dimostrare che la cefalea influisce in maniera negativa e severa sulle attività quotidiane di chi ne soffre.

Il testo di legge mira a riconoscere la cefalea cronica come malattia sociale quando si presenta nella seguenti forme:

  • emicrania cronica e ad alta frequenza;
  • cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici;
  • cefalea a grappolo cronica;
  • emicrania parossistica cronica;
  • cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione;
  • emicrania continua.

Cosa serve per l’attuazione della legge?

Un decreto del ministro della Salute, che occorrerà adottare entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, potrà dare attuazione alla legge previa intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Saranno individuati progetti per sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea, saranno stabiliti i criteri e le modalità per l’attuazione dei progetti da parte delle regioni. Le due relazioni tecniche depositate dal Governo alla Camera nel corso dell’esame, hanno attestato che l’assistenza sanitaria per i soggetti affetti da cefalea è già svolta dall’attuale rete dei servizi e strutture del Servizio sanitario nazionale.


note

[1] L. n. 81 del 14.07.2020 «Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale», pubblicata in G.U. n. 188 del 28.07.2020 e in vigore dal 12 agosto prossimo.


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3 Commenti

  1. Ecco finalmente una buona notizia per una persona che soffre di questo disagio come mia zia… Poverina, ha provato più volte a far capire a tutti che questa condizione di malessere era davvero fastidiosa e non riusciva a risolverla.

  2. Mi hanno detto che la diagnosi di cefalea viene posta se il paziente ha almeno 10 attacchi di mal di testa caratterizzati da dolore di intensità lieve-media e comunque tale da non impedire le normali attività. Quindi, d’ora in avanti, sarà magari presa sul serio questa condizione anche per chi lavora e magari si sente dire che davanti al suo stato si tratta solo di un semplice mal di testa

  3. Il passo successivo dovrà essere l’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza. Il servizio sanitario nazionale deve essere in grado di garantire su tutto il territorio nazionale diagnosi precoci efficaci, cure, prevenzione e sensibilizzazione alla malattia. Incrociamo le dita!

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