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Violenza sessuale: tutto ciò che c’è da sapere

29 Luglio 2020 | Autore:
Violenza sessuale: tutto ciò che c’è da sapere

Anche un bacio o un rapporto iniziato con il consenso della donna possono costituire reato.

Un bacio è un apostrofo rosa tra le parole “violenza sessuale”.

Eh già. Avevate mai pensato che un bacio sulla bocca o sul collo, se non stimolato, ma soprattutto non gradito, potesse costituire reato? Certo, succede perché non tutti sanno cosa significhi davvero violenza sessuale. Si crede, a torto, che la violenza sessuale sia solo il congiungimento fisico coatto, quello imposto con la forza bruta, nel vicoletto di notte o nell’ufficio del capo chiuso a chiave. 

No! La violenza sessuale ricorre in tantissimi altri casi e, più in generale, tutte le volte in cui, da un lato, c’è un contatto con le zone erogene altrui (che possono essere le natiche, i lobi delle orecchie, le cosce, ma anche le labbra) e, all’altro lato, non c’è alcuna volontà a tale contatto o la volontà è viziata (si pensi a una ragazza ubriaca o condotta con l’auto in un luogo appartato e che, per la paura di un male peggiore, sia costretta a dire “sì”). 

Addirittura, l’imposizione di un atto di autoerotismo dallo schermo di un computer o di un cellulare può essere violenza sessuale anche se non c’è alcun contatto fisico con la vittima.

Ma come riconoscere allora una resistenza di facciata, quella della donna pudica che è coinvolta ma ha solo i suoi tempi, da quella effettiva? Per avere un approccio con una ragazza, piuttosto che baciarla dovremo prima inviarle il bigliettino d’amore? 

«L’unica volta in cui una donna mi disse “forse stiamo correndo troppo” ed era sincera, stavamo facendo footing» scrisse una volta un comico. Ma per evitare di fare errori che potrebbero costare il carcere cerchiamo di capire allora tutti i casi in cui c’è violenza sessuale.

Quando il bacio è violenza sessuale

Anche se siete dei Casanova avrete sicuramente vissuto, almeno una volta nella vostra vita, la scena in cui, nell’avvicinarvi alle labbra di una ragazza, questa si è ritratta dicendovi «Non mi sembra il caso…». E là, il rossore paonazzo, il vetro che si rompe e sette anni di disgrazia, non fosse altro per il ricordo della brutta figura. 

Ora, però, non dovete pensare che “provarci” con la donna dei vostri sogni sia reato. 

Il bacio sulle labbra, sul collo o anche sul lobo di un orecchio può essere violenza sessuale se lei è costretta a subirlo. L’ipotesi tipica è quella di chi cinge una donna dai fianchi e la spinge con le spalle al muro in modo da non lasciarle la possibilità di divincolarsi. Bene che vi vada, prenderete uno schiaffo e dovrete anche offrire l’altra guancia. Ma nella peggiore delle ipotesi vi beccate una querela. Se però state ballando un lento e vi avvicinate a lei, lasciandole comunque la possibilità di evitarvi, allora siete nel giusto.  

Ma attenzione: oltre al reato di violenza sessuale esiste anche la “tentata violenza sessuale” ossia il semplice tentativo non andato a buon fine, perché lei, alla fine, è riuscita ad evitarvi o magari è passato qualche amico che l’ha salvata dalle vostre grinfie. E in tal caso sarà molto più difficile stabilire se il vostro comportamento è reato o un semplice atto di “provoloneria”.

Toccamenti e strusciamenti vari

Il vecchio mito del play boy è tramontato da anni. Le donne non devono essere prese, ma prima comprese o sorprese. Quindi, se proprio volete, per assurdo, fare della violenza, fatela a voi stessi, senza sfiorare mai una donna se non, come un vecchio adagio suggerisce, con un fiore. 

La violenza sessuale, come vi dicevo all’inizio, non è solo la congiunzione carnale ma anche il contatto con le zone erogene. Quindi, se vi fate prendere dal raptus della mano morta sull’autobus e toccate le natiche di una donna, state commettendo reato. E non c’è bisogno di “palpare per saggiarne la consistenza” come ha specificato la Cassazione più volte: basta il contatto. Che poi la Cassazione ha spiegato peraltro che, ai fini della violenza sessuale, non è necessario realizzare un piacere fisico o visivo: per cui, se lei è brutta e voi ugualmente la sfiorate commettete lo stesso violenza sessuale. C’è stata una sentenza che ha rigettato la tesi dell’imputato il quale sosteneva impossibile ipotizzare una violenza dinanzi a una donna di sembianze mascoline: ma i giudici hanno detto che l’aspetto fisico della donna è assolutamente irrilevante ai fini del reato.

Tornando alla calca dei pullman, sento già i primi lamenti: «Ma come si fa a capire, in un autobus pieno di gente, se lo strusciamento è voluto o meno?». Ci potranno essere i testimoni o comunque le dichiarazioni della vittima, che valgono più di quelle del reo. Per cui, nel dubbio, è meglio girarsi dal lato opposto rispetto a quello della donna.

Naturalmente, il reato scatta anche quando toccate le cosce, il collo o anche solo la scollatura della camicetta che vi conduce al seno. «Tutte le strade portano a Roma», sembra intuire, con una certa malizia, la Cassazione.

Il consenso deve essere permanente

Un vecchio clichè dice che le donne hanno bisogno di una ragione per fare del sesso. Gli uomini hanno bisogno solo di un posto. Il che la dice lunga anche, a volte, sulla diversità ed intensità delle emozioni provate dalle singole persone. Per alcuni solo epidermiche, per altre più profonde e intime. 

Ecco perché non vi basta farle dire, prima di fare l’amore, «lo voglio», e magari registrarla, per non cadere nel reato di violenza sessuale. Questo consenso – implicito o esplicito che sia – deve permanere dall’inizio alla fine del rapporto. Il che significa che se lei acconsente ad avere un rapporto sessuale, ma alla fine ci ripensa, si ritrae e vi ordina di smettere, voi dovete farlo, per quanto impossibile, se presi, possa apparire.

Insomma, quando la sinfonia volge al suo acme, e gli archi e i tamburi raggiungono il picco, lasciando spazio al coro umano per la chiusura in bellezza, lì dovete essere pronti a chiudere il desiderio nella custodia e tornare a casa. 

Questo non significa che lei vi debba dire sempre «sì, sì, sì…» durante il rapporto. Certo, se ve lo dice, probabilmente è per un’altra ragione, che potrebbe compiacervi. Ma dovete essere pronti ad avvertire anche il suo rifiuto improvviso e rispettarla.

La Cassazione ha ritenuto che vi fosse reato di violenza sessuale nel comportamento del ragazzo che, conducendo con la macchina una giovane in un luogo appartato, lì abbia così tanto insistito per avere con lei un rapporto, da ottenerne il consenso. Consenso però dettato non da un’effettiva volontà, ma dal timore che, proprio in quel posto, lontano dall’occhio umano, lui avrebbe potuto avere una reazione violenta al diniego e farle del male peggiore. Poi, il giorno dopo, lei è andata a denunciarlo e ha vinto la causa.

Il consenso della donna deve essere anche consapevole. È violenza sessuale farlo con una ragazza con una disabilità mentale, incapace di comprendere il senso dei propri gesti. 

Allo stesso modo, è violenza sessuale farlo con una ragazza – o con un ragazzo (ammesso che ci riesca) – sotto l’effetto di droghe o alcol, perché chi si è fatto o è ubriaco non è in grado di fornire un consenso spontaneo e consapevole.

Certo, capire cosa voglia davvero la ragazza è cosa quanto mai impossibile nella bellezza delle sue mille sfaccettature. L’unica persona a cui una donna è davvero trasparente è il suo radiologo. 

In ogni caso, comunque la mettiate – la questione, s’intende – dovete stare molto molto attenti. Vi assicuro che lo stigma che deriva da una condanna per violenza sessuale è uno dei peggiori che possa esistere. Ed allora difficilmente vi potrete riabilitare agli occhi della società ed anche con voi stessi nel fare del male ad una donna.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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