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Rubare per necessità è reato?

29 Luglio 2020
Rubare per necessità è reato?

Furto: chi ruba un oggetto di modesto valore economico solo perché non ha i soldi per pagare può essere perdonato?

Non può essere punito chi commette un reato perché si trova in condizioni di necessità. Questo principio, sancito a chiare lettere dal Codice penale, diventa il caposaldo per la difesa di molti illeciti penali. Perché, il più delle volte, come dice del resto l’antico adagio popolare, è l’occasione che fa l’uomo ladro. E «l’occasione» per antonomasia è la fame. Viene quindi spontaneo chiedersi se rubare per necessità è reato o meno. 

Una persona che ha bisogno di sfamarsi può rubare una mela al mercato rionale? Chi non ha come coprirsi da una tormenta di pioggia e deve tornare al più presto a casa, può appropriarsi del primo ombrello che trova, magari con l’intenzione di restituirlo il giorno successivo? Una persona cui siano state rubate le scarpe e che non ha come camminare può, a sua volta, rubarne delle altre?

Sul punto, come c’era da aspettarsi, sono stati scritti fiumi di giurisprudenza. E ciò perché lo «stato di necessità», considerato appunto come scriminante dai reati, non può avere un ambito di applicazione tanto esteso da giustificare qualsiasi condotta. Se così fosse, molti crimini verrebbero perdonati. È improbabile che un benestante rubi un portafogli in una stazione della metro (semmai commetterà reati più complessi rispetto al semplice furto).

Del resto, anche lo stato di necessità è un concetto che risente di interpretazioni soggettive: c’è chi non vive senza sigarette e chi ne può fare a meno; c’è chi ritiene fondamentale avere delle calzature adatte alla stagione e chi invece, d’inverno o d’estate, cammina in sandali. C’è chi ha bisogno di mangiare tanto e chi si accontenta di un brodo. 

Insomma, chi può dirci se rubare per necessità è reato può essere solo la giurisprudenza. Ed è proprio da questa che partiremo per capire cosa è lecito e cosa no.

Cosa vuol dire “stato di necessità”?

«Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo». Così esordisce l’articolo 54 del Codice penale. Cosa significa in concreto?

Significa che, affinché vi sia lo stato di necessità devono sussistere queste condizioni:

  • il pericolo deve essere effettivo e concreto, e non solo potenziale, ipotetico o futuro: ad esempio, non si può rubare un cartone di latte solo perché si suppone che domani mattina avremo fame quando ci sveglieremo;
  • il reato deve essere posto per evitare un danno grave: rimanere digiuni per pranzo, per quanto possa essere duro, non comporta un danno irreparabile alla salute. Diverso è il discorso se non si mangia da tre giorni di fila;
  • il reato deve essere rivolto a salvare la persona e non il suo patrimonio: ad esempio, non si può rubare una borsa solo per proteggere il proprio computer dalla pioggia;
  • il pericolo non deve essere stato volontariamente causato da chi agisce: ad esempio, non si può rubare un portafogli dopo aver perso al gioco tutti i propri risparmi;
  • il reato deve essere proporzionato al pericolo: non si possono rubare tremila euro solo per sfamarsi; 
  • non devono esservi altri sistemi per risolvere il problema: ad esempio, non si può occupare una casa altrui per diversi mesi per far fronte a un’esigenza abitativa che si potrebbe invece risolvere ricorrendo alla richiesta di un alloggio popolare. 

Rubare generi alimentari è reato?

Per quanto riguarda il furto per fame, la Cassazione ha applicato severamente tutti i principi che abbiamo appena formulato per sentenziare nel seguente modo [1] «Lo stato di necessità deve essere ricollegabile ad un bisogno impellente; è ammesso quindi solo il furto di una quantità di cibo minimale, esigua, destinata ad una immediata soddisfazione dell’esigenza alimentare (ipotesi relativa al furto di generi alimentari per un valore di trenta euro)».

Non è però il valore economico del cibo rubato a giustificare il reato, ma solo l’impellenza del bisogno. Si può essere condannati anche per un furto di 10 euro se non risulta che il reo fosse in serio pericolo di vita.

La povertà giustifica il furto?

Secondo la nostra legge, lo stato di povertà di per sé non giustifica il furto. Diversamente, avremmo il far west nelle nostre strade. 

La Cassazione [2] ha detto a riguardo che lo stato di necessità non può applicarsi a reati causati dallo stato di bisogno economico cui possa ovviarsi con comportamenti leciti.

Lo stato d’indigenza non è di per sé idoneo a configurare lo stato di necessità mancando l’attualità e l’inevitabilità del pericolo. Peraltro, alle persone che si trovano in tale stato è consentito di provvedere al soddisfacimento dei propri bisogni essenziali per mezzo degli istituti di assistenza sociale (si pensi ai vari sussidi statali e locali per i poveri).

Quindi, chi entra in un supermercato e ruba qualcosa dallo scaffale per poi giustificarsi dicendo di non avere i soldi per pagare sarà processato per furto a prescindere dal valore della merce rubata. 

Per questo non è possibile giustificare chi si allaccia all’acqua o all’energia elettrica pubblica o privata o a chi, come detto, entra in casa di un’altra persona e ci si barrica di dentro. Diverso sarebbe il caso del povero che, in una notte di gelo, per salvare il figlio piccolo dall’assideramento, si chiude dentro il sottoscala di un condominio solo fino al mattino seguente. 

La Suprema Corte ha detto che, in tema di furto di energia elettrica, una situazione di difficoltà economica non può essere perdonata essendo possibile vedersi garantiti i bisogni primari da parte degli enti preposti all’assistenza sociale [3].

Quando rubare è legale?

Come abbiamo già scritto in “Quando rubare è lecito“, si può perdonare il furto solo in presenza di un’esigenza vitale che non consente altre scappatoie legali. Non è facile, perciò, che i giudici riconoscano lo stato di necessità al furto, visto che sono rari i casi in cui la persona o ruba oppure subisce un grave pregiudizio alla propria salute (perfino la morte).

Molto più plausibile, invece, è che il furto sia scusato ogni volta che il pericolo per la propria (o altrui) vita sia immediatamente percepibile: è il caso di chi rubi un’automobile per sfuggire a un malvivente, o di chi sottragga un bene altrui per difendersi da un’aggressione.


note

[1] Cassazione penale , sez. V , 23/09/2019 , n. 11289.

[2] Cassazione penale sez. IV, 18/01/2019, n.18329

[3] Cassazione penale sez. IV, 11/12/2018, n.121.


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