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Rubare per fame: è reato?

9 Ottobre 2020 | Autore:
Rubare per fame: è reato?

Stato di necessità: cos’è? L’imputato può essere assolto perché indigente? Il furto per sfamarsi è reato? Quando la punibilità può essere esclusa?

La necessità può spingere le persone a infrangere la legge. Tutti noi sappiamo che le norme del nostro ordinamento giuridico vanno rispettate, senza se e senza ma. Tuttavia, a volte, è possibile assistere ad alcuni eventi che sembrano poter trovare una giustificazione. Pensa ad esempio a chi ruba del cibo perché non ha i soldi per acquistare nemmeno un pezzo di pane. In un caso del genere, una condanna sarebbe giusta? È reato rubare per fame?

Se dal punto di vista etico e morale una condotta del genere potrebbe essere giustificata, dal punto di vista giuridico le cose non sono così semplici: secondo i giudici, infatti, lo stato di necessità quasi mai giustifica il furto. il problema non è di poco conto, se solo si considera che la legge prevede espressamente che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri. E allora: rubare per fame è uno stato di necessità che giustifica il reato? Scopriamolo insieme.

Stato di necessità: cos’è?

Secondo il codice penale, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo [1].

Lo stato di necessità è una causa che giustifica la commissione di un reato e, pertanto, rende non punibile l’autore del fatto.

Tizio, pur di fuggire da Caio che lo insegue brandendo un coltello, forza la portiera di un’auto parcheggiata e scappa via.

Nel caso appena esemplificato, colui che ha rubato l’auto non è perseguibile penalmente perché ha compiuto il fatto spinto dalla necessità di salvarsi da un pericolo imminente alla propria incolumità.

Furto per necessità: è reato?

La scriminante dello stato di necessità può applicarsi anche al furto? In altre parole, il furto per necessità è reato?

Per la giurisprudenza prevalente [2], l’imputato non può essere assolto solo perché indigente. In pratica, il trovarsi in ristrettezze economiche, seppur gravi, non giustifica lo stato di necessità e, pertanto, non esclude il reato.

Per la precisione, secondo i giudici, la situazione di indigenza non è di per sé idonea ad integrare la scriminante dello stato di necessità per difetto degli elementi dell’attualità e dell’inevitabilità del pericolo, atteso che alle esigenze delle persone che versano in tale stato è possibile provvedere per mezzo degli istituti di assistenza sociale.

Emblematico è il caso del furto di energia elettrica, ovvero di colui che, non avendo i soldi per pagare la bolletta della luce, decide di allacciare abusivamente il proprio contatore a quello condominiale o di altro edificio. In ipotesi del genere, per la giurisprudenza non ci sono dubbi: l’imputato va condannato.

È reato rubare per sfamarsi?

Da quanto detto nel precedente paragrafo, si potrebbe pensare che è reato rubare per sfamarsi. E in effetti è così.

Sul punto, però, esiste una giurisprudenza minoritaria che, eccezionalmente, ritiene che possa ricorrere lo stato di necessità quando il furto sia giustificato dalle precarissime condizioni dell’imputato e dall’entità modesta di quanto rubato. E così, la Suprema Corte [3] ha ritenuto giusto assolvere una persona che aveva rubato alcuni wurstel e un po’ di formaggio (valore del furto: 4 euro) per sfamarsi. Secondo la Cassazione, l’imputato si trovava nell’imprescindibile esigenza di alimentarsi.

Sempre secondo la Corte, la condizione dell’imputato e le circostanze in cui era avvenuto l’impossessamento della merce dimostravano che egli aveva rubato quel poco cibo per far fronte ad una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità.

Dunque, rubare potrebbe non essere reato se il furto ha avuto ad oggetto solamente il minimo necessario per sfamarsi, trovandosi nell’impossibilità di poter provvedere a sé diversamente.

Furto per fame: quando non è punibile?

Al di là dell’applicazione della causa di giustificazione rappresentata dallo stato di necessità, il furto per fame potrebbe non essere punito se il fatto è di lieve entità e la condotta non è abituale.

Secondo la legge [4], nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

Dunque, il piccolo furto commesso per fame potrebbe essere perdonato anche in assenza di uno stato di necessità vero e proprio, cioè in un imminente pericolo per l’incolumità di chi ha rubato, sempre che tale condotta non si abituale. In altre parole, la giustizia può anche perdonare per una volta, ma non di più.


note

[1] Art. 54 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 12860/2019.

[3] Cass., sent. n. 18248/2016.

[4] Art. 131-bis cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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