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Lecito scattare fotografie senza consenso?

29 Luglio 2020
Lecito scattare fotografie senza consenso?

Quale reato commette chi scatta foto di nascosto a persone sconosciute in luogo pubblico?

Si può fotografare una persona in un luogo pubblico senza la sua autorizzazione? È una domanda che circola spesso sul web. Sul punto, si scontrano diverse opinioni, ma poche di queste sono avvalorate da un serio supporto legale e giurisprudenziale. 

La verità è che non tutti hanno le idee chiare sul fatto se sia lecito scattare fotografie senza consenso. E questo perché le poche norme in materia sono frammentarie e non semplici da comprendere. 

Una cosa è certa e questa è chiara anche ai novelli fotografi: lo scatto con l’immagine altrui non può essere pubblicato, né su internet, né sui social, né su qualsiasi altro supporto (fisico o digitale). Lo stesso dicasi per la condivisione del file in una chat. Un comportamento del genere integrerebbe il reato di violazione della privacy che diverrebbe ancora più grave se il soggetto fotografato dovesse essere minorenne.

In realtà, il problema che qui ci poniamo è un altro ed è a monte della pubblicazione dello scatto: la sua stessa realizzazione. Il fatto di trovarsi in un luogo pubblico – come una strada, la fermata di un autobus, un treno, un concerto, una pinacoteca, un monumento ai caduti, un comizio – autorizza chiunque a prendere l’obiettivo, posizionarsi dinanzi al volto di un’altra persona e immortalarla, sia pure per tenere per sé la fotografia senza diffonderla?

Di sicuro, la prima risposta che chiunque sarebbe portato a fornire sarà negativa. Eppure, per ritenere illecito un comportamento è necessario prima trovare una norma che lo renda esplicitamente tale. 

Scopo quindi di questo articolo è spiegare se è lecito scattare foto senza consenso e, in caso negativo, individuare la legge che vieta tale comportamento, ma soprattutto la tutela che si può intraprendere per difendere il proprio diritto alla riservatezza dalle ingerenze dei fotografi di strada.

Divieto di utilizzo delle fotografie del volto altrui

Prima di spiegare se è reato fotografare una persona in un luogo pubblico senza il suo consenso, occupiamoci dell’aspetto a tutti più noto: il divieto di pubblicazione della foto stessa, divieto che, come abbiamo detto, è a tutti noto e scontato.

Le tre norme che parlano del divieto di utilizzo delle foto con il volto altrui sono le seguenti.

C’è innanzitutto l’articolo 96 della legge sul diritto d’autore in base al quale il ritratto di una persona non può essere pubblicato senza il suo consenso. La conseguenza è abbastanza ovvia: per pubblicare la foto con l’immagine altrui ci vuole la sua autorizzazione.

C’è poi l’articolo 97 della legge sul diritto d’autore che stabilisce le deroghe alla norma precedente. In base ad essa, non occorre il consenso della persona ritrattata quando la pubblicazione è giustificata da: 

  • la notorietà della persona per via dell’incarico pubblico da questa ricoperto (ad esempio, un politico o una carica istituzionale), 
  • da necessità di giustizia, ossia per tutelare i propri diritti: si pensi alla foto di un bacio tra un uomo e l’amante nella causa di divorzio intentata dalla moglie; o allo scatto di un detective privato che ritrae un lavoratore dipendente in malattia intento a fare sport;
  • da necessità di polizia: si pensi al ritratto di un ricercato;
  • da scopi didattici o culturali: in questa accezione rientrano anche i semplici fatti di gossip perché corrispondenti all’interesse della cultura popolare; si pensi allo scatto di un paparazzo a un noto vip che fa shopping per strada; 
  • da fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico: si pensi a dei manifestanti in un corteo.

In tutti questi casi, comunque, il ritratto non può essere pubblicato o messo in commercio se ciò reca pregiudizio all’onore, alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta. 

L’ultima norma collegata al divieto di pubblicazione dell’immagine altrui è l’articolo 10 del Codice civile in base al quale tutte le volte in cui l’immagine di una persona viene esposta o pubblicata fuori dai casi in cui la legge lo consente (abbiamo appena visto quali sono), oppure con pregiudizio al suo decoro o alla reputazione, si può ricorrere al tribunale affinché ordini al responsabile di cessare l’abuso (ossia di cancellare la foto) e lo condanni al risarcimento del danno.

È reato scattare fotografie senza consenso in un luogo pubblico? 

Sinora, abbiamo trattato l’aspetto più scontato della materia: il divieto di pubblicazione della fotografia. Cerchiamo però di comprendere se la legge vieti anche il semplice fatto di realizzare lo scatto, pur conservandolo nella propria memoria digitale, senza diffonderlo in pubblico. 

In altri termini, un “fotografo di strada” potrebbe scattare foto alla gente sul treno, in pose particolari, per puro spirito artistico? Potrebbe posizionarsi dinanzi al volto di un turista mentre guarda attentamente un quadro in una pinacoteca oppure la faccia addolorata di un tifoso mentre la propria squadra subisce un goal?

Insomma, il semplice fatto di trovarsi in un luogo pubblico espone al rischio di essere fotografati?

La questione va definita nei seguenti termini.

Quando l’obiettivo della macchina fotografica è un ambiente più ampio, come può essere una piazza, un giardino, una spiaggia, il fatto che, all’interno della foto, finiscano anche i volti di altre persone non può costituire pregiudizio e fonte di danno, sempre a patto che – come anticipato – lo scatto non venga poi pubblicato senza consenso.

Viceversa, quando il fotografo ha come preciso scopo quello di immortalare il volto di un “perfetto sconosciuto”, il suo comportamento costituisce illecito. A dirlo è la Cassazione in una importantissima sentenza che gli artisti di strada dovrebbero conoscere a memoria: si tratta della sentenza n. 9446 del 2018. In base ad essa, chi fotografa un’altra persona, senza che ciò sia giustificato da una delle ragioni che la legge sul diritto d’autore elenca (v. sopra), commette il reato di molestie. 

L’articolo 660 del Codice penale punisce chiunque, per petulanza o altro biasimevole motivo, importuna un’altra persona in un luogo pubblico. In questo caso, secondo la Suprema Corte, basta anche una semplice condotta – in quanto non giustificata da valido motivo – per rientrare nel reato in questione. È quindi da ritenersi biasimevole il comportamento di chi fotografa un’altra persona senza alcuna motivazione riconosciuta dalla normativa. È sufficiente quindi un solo scatto per integrare il reato.

Cosa può fare chi viene fotografato?

Sicuramente, la prima tutela che può realizzare il soggetto fotografato è quella di procedere alla querela del colpevole. Inoltre – afferma la Cassazione – la polizia giudiziaria può procedere al sequestro del corpo del reato che, in questo caso, è il dispositivo all’interno del quale è contenuta l’immagine (quindi, la macchina fotografica o il cellulare). 

Oltre a ciò, chiaramente, se mai la foto dovesse essere pubblicata si potrà chiedere il risarcimento del danno e la cancellazione dell’immagine. 



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