Università: le novità sulla riapertura

29 Luglio 2020
Università: le novità sulla riapertura

Il ministro Manfredi spiega il rapporto tra lezioni in presenza e didattica a distanza; vuole rendere permanente il taglio delle tasse e annuncia investimenti.

La ripartenza delle Università a settembre ha le sue specifiche regole, che in buona parte sono diverse da quelle delle scuole primarie e secondarie. Tant’è che il settore ha un proprio ministro, distinto da quello dell’Istruzione: il titolare del dicastero dell’Università e della Ricerca è Gaetano Manfredi, che oggi in un’intervista al quotidiano digitale ‘In terris’ riportata dall’agenzia stampa Adnkronos ha illustrato le novità sulla riapertura degli atenei.

La ripresa delle lezioni in presenza

«A settembre è confermato che riprenderanno le lezioni in presenza in maniera conforme con il protocollo approvato dal Comitato tecnico scientifico e garantendo la didattica a distanza sia per gli studenti stranieri che per gli studenti che non possono frequentare o per limiti di mobilità o per riduzione dell’affollamento delle aule», ha dichiarato il ministro Manfredi, spiegando che «nelle Università è stato fatto un piano concordato con il Comitato tecnico scientifico in base al quale ci sarà un’occupazione delle aule a scacchiera perché i banchi sono fissi e non è possibile modificarne la disposizione».

Il ministro ha ricordato che «ovviamente sarà obbligatorio l’uso delle mascherine e potrà essere occupato solo il 50% della capienza originaria delle aule. Per questo continueremo a garantire anche il servizio della didattica a distanza».

Per un lungo periodo, quindi, ci sarà un mix di lezioni in presenza e di didattica a distanza. Qui Manfredi chiarisce che «sicuramente questo improvviso e massiccio passaggio alla didattica online ha rappresentato per l’università un’esperienza che potrà essere valorizzata. Il tutto nell’ottica dell’innovazione didattica e della possibilità di utilizzare nuovi strumenti per la formazione. Ovviamente le università dovranno essere sempre viste come un luogo di didattica in presenza».

Manfredi ha voluto specificare che «il concetto di università è quello di università in presenza perché fanno la formazione e costruiscono la figura dello studente mettendolo in relazione con gli altri colleghi. Lo strumento telematico è un’integrazione quindi le università in presenza, con la possibilità di fare anche un’offerta parzialmente telematica, servono ad arrivare a studenti che hanno difficoltà a seguire e a garantire un servizio più qualificato».

Tasse universitarie

Il ministro aveva già varato, all’inizio di questo mese, con un proprio Decreto, il piano dettagliato di tagli ed esenzioni dalle tasse universitarie prevedendo l’esonero totale per i nuclei familiari con Isee non superiore a 20mila euro e tagli tra il 10% e l’80% per le fasce da 20mila a 30mila euro.

Oggi, ha aggiunto che «ci auguriamo di rendere permanente il taglio delle tasse che abbiamo realizzato con una misura straordinaria per l’anno accademico 2020-2021». L’obiettivo del ministro «è quello di evitare che la crisi economica derivante dalla pandemia possa impattare sulle Università riducendo il numero degli studenti. Si sono fatti degli interventi massicci sul diritto allo studio per sostenere quelle famiglie che hanno avuto i maggiori danni dalla pandemia».

Test di ingresso

Sul tema specifico dei test di ingresso a medicina per il nuovo anno accademico, Manfredi afferma che «verranno fatti in presenza secondo le classiche metodologie, l’unica differenza che ci sarà è che ci saranno più sedi e ognuno potrà farlo nella sede della propria provincia, in questo modo si limiteranno gli spostamenti».

Infrastrutture

«Sicuramente sarà necessario fare degli investimenti per le infrastrutture universitarie, sui laboratori, sulle aule – afferma il ministro Manfredi. Inoltre bisognerà fare investimenti anche sul diritto allo studio proprio per garantire un maggior sostegno agli studenti soprattutto nelle aree più deboli del Paese».

Quanto all’uso del Recovery Fund per le università, il ministro sottolinea che anche qui «c’è la necessità da un lato di fare maggiori investimenti. Ci vogliono più ricercatori e anche più infrastrutture, laboratori e biblioteche. Dal punto di vista organizzativo, si è visto sempre di più quanto sia importante che ci sia una collaborazione in ambito internazionale quindi ci saranno reti di ricerche sempre più estese che porteranno risposte ai problemi che sono sempre più complessi».

Le Università private

«Per quanto riguarda le università non statali, sono state comprese nelle varie misure di interventi per ricevere sostegno da parte del Governo», assicura Manfredi. «I protocolli di ripartenza sono uguali a quelli delle università statali quindi siamo fiduciosi che la ripartenza sarà regolare. L’unico problema è che in molte università cattoliche ci sono molti studenti stranieri che vengono da Paesi fortemente colpiti dalla pandemia per i quali chiaramente ci sarà un problema di arrivo in Italia e probabilmente all’inizio faranno didattica a distanza».



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