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Spese ambulanza: sono detraibili?

30 Luglio 2020 | Autore:
Spese ambulanza: sono detraibili?

Quando si paga e quando no il servizio di trasporto sanitario? Si può recuperare una parte del costo nella dichiarazione dei redditi?

Non sempre il trasporto in ambulanza è gratuito. Perché non tutti i casi in cui si chiede il mezzo di soccorso sono uguali. Ci sono situazioni di vera emergenza, come quelle create da un incidente stradale, da un infarto, da un trauma per una caduta, in cui può intervenire un’ambulanza del 118 senza che il paziente o i suoi familiari debbano pagare alcunché. E ci sono delle esigenze che non rappresentano alcuna gravità, come ad esempio il trasporto di un malato dall’ospedale in cui era stato ricoverato ad un centro di riabilitazione, in cui viene passato il conto. Ci si chiede, dunque, se in questi ultimi casi le spese per l’ambulanza sono detraibili, cioè se è possibile recuperare almeno una parte del costo.

Prima di arrivare a questo, però, bisogna capire la differenza tra l’ambulanza pubblica e quella privata e, soprattutto, quando e perché bisogna pagare il servizio di trasporto sanitario e quando, invece, viene garantito ai cittadini in forma gratuita.

Si deve premettere che quando si parla di ambulanze pubbliche o private non si fa riferimento a mezzi di soccorso di serie A o di serie B, cioè non è che in una c’è l’ossigeno perché è a pagamento e nell’altra no, oppure su quella privata si viaggia in una barella più comoda rispetto ad un’altra. La differenza la fa il tipo di servizio offerto, in base al quale un trasporto viene pagato dal Servizio sanitario nazionale e l’altro direttamente dal cittadino. In questo caso, le spese dell’ambulanza sono detraibili? Vediamo.

Ambulanza pubblica o privata: c’è differenza?

Come appena accennato, non esiste una vera e propria classificazione o differenza tra ambulanza pubblica o privata. Tecnicamente, tutte hanno la stessa dotazione ed i soccorritori o medici a bordo possono cambiare solo a seconda della situazione che si presenta. In alcuni casi, ad esempio, non occorre che ci sia un medico accanto al paziente, perché si tratta di un servizio di trasporto programmato che non riveste una particolare urgenza o un rischio di vita per il cittadino. Può essere il caso citato in precedenza della persona ricoverata in un ospedale in seguito ad un intervento chirurgico di ortopedia che deve essere portato in un centro di riabilitazione. O del paziente che deve essere accompagnato periodicamente in ospedale per fare una dialisi. Se in entrambi i casi non è possibile o non conviene per motivi di salute effettuare il trasporto con un altro mezzo, allora si chiama un’ambulanza.

In altre situazioni, è richiesta la presenza di un medico, oltre che dei soccorritori. Può succedere, ad esempio, quando è accaduto un grave incidente stradale o quando una persona sta avendo un infarto o una crisi respiratoria importante.

Perché, allora, si parla di ambulanza pubblica o privata? Per il semplice fatto che a volte paga il Servizio sanitario (quindi anche il cittadino, perché il Ssn è mantenuto con le tasse di tutti) ed in altre occasioni è il paziente o i suoi familiari a dover saldare il costo del trasporto.

Ambulanza: quando si paga il trasporto?

Anche qui bisogna fare una premessa. Ci sono dei servizi di trasporto in ambulanza per i quali non bisogna pagare ed altri che, invece, sono a carico dell’utente. Ma l’elenco dei casi in cui il paziente si vede passare il conto può cambiare da una Regione all’altra, perché è proprio l’ente sovracomunale a gestire la sanità pubblica e, in questo caso, a dettare le proprie condizioni sull’uso delle ambulanze.

Diciamo, in linea di massima, che non bisogna pagare l’ambulanza solo nei casi d’urgenza e quando il paziente è totalmente impossibilitato a raggiungere l’ospedale con altri mezzi. Quindi, come detto, l’incidente stradale, l’infarto, la crisi respiratoria, la caduta grave, ecc.

In tutti gli altri casi, chi chiama un’ambulanza deve sostenere in toto o in parte il costo del trasporto. Il motivo appare chiaro: scoraggiare, in questo caso, l’uso improprio, esagerato e non rispondente ad una vera situazione di necessità di un mezzo di emergenza.

In generale (salvo diverse disposizioni di qualche singola Regione), occorre pagare il trasporto in ambulanza quando:

  • il trasporto non è stato deciso dalla Centrale operativa del 118;
  • non c’è una situazione di urgenza o emergenza;
  • le condizioni cliniche del paziente sono compatibili con il trasporto a bordo di un altro mezzo, anche di una normale auto;
  • il trasporto non è seguito da ricovero ospedaliero;
  • il trasporto non è stato effettuato verso un ospedale territorialmente competente o riconosciuto dalla Centrale operativa;
  • la chiamata è stata effettuata per soccorrere una persona che ha abusato di alcol ma che non richiede alcun trattamento sanitario;
  • il paziente ha rifiutato l’intervento dell’ambulanza ma poi ha richiamato richiedendo di nuovo il servizio;
  • l’ambulanza è stata richiesta senza motivo e l’uscita non è stata annullata.

Ambulanza: quanto costa?

Non esiste omogeneità per quanto riguarda il costo di un’ambulanza. Primo, perché nella maggior parte dei casi sono gestite da società o da associazioni private che applicano delle tariffe diverse. E poi perché, come detto, le regole possono cambiare da una Regione all’altra in virtù della loro autonomia territoriale.

C’è un costo al chilometro, stabilito da un minimo di poco più di 70 centesimi ad un massimo che può superare l’euro. Va da sé che i chilometri vanno calcolati sulla distanza di andata e ritorno al luogo da cui parte l’ambulanza.

C’è, poi, un costo di base piuttosto variabile da una società all’altra, cioè il cosiddetto «costo di uscita». Può variare dai 20 ai 50 euro, a seconda del personale sanitario occorrente (ma può anche costare di più). Quindi, altre spese eventuali, come il pedaggio autostradale, a meno che la società o l’associazione di trasporto (è il caso della Croce Rossa) sia esente dal pagamento autostradale.

Ambulanza: le spese sono detraibili?

Abbiamo detto che non sempre il trasporto in ambulanza è gratuito e ora ci tocca aggiungere che non sempre le spese per l’ambulanza sono detraibili.

Come noto, le spese sanitarie godono di una detrazione del 19% nella dichiarazione dei redditi per l’importo eccedente la franchigia di 129,11 euro. Tra queste spese, ci sono anche quelle relative ai «mezzi necessari all’accompagnamento, deambulazione, locomozione e sollevamento», senza limiti di importo. Si parla, ad esempio di apparecchi per il contenimento di fratture, di arti artificiali per consentire la deambulazione, della sedia a rotelle, delle stampelle, ecc.

Il tetto massimo di spesa da portare in detrazione è di 18.075,99 euro.

Purtroppo, però, come confermato dall’Agenzia delle Entrate, non sono detraibili le spese sostenute per il trasporto in ambulanza. L’agevolazione fiscale spetta solo per le prestazioni di assistenza medica effettuate durante il trasporto.

Una regola, però, che non è sempre valida. Perché, sempre secondo l’Agenzia delle Entrate, la spesa per l’ambulanza è ammessa integralmente alla detrazione del 19%:

  • per gli utenti con disabilità (l’assistenza medica effettuata durante il trasporto è detraibile al 19% per la parte eccedente la franchigia);
  • per i disabili trasportati da una Onlus che ha rilasciato regolare fattura per il servizio di trasporto prestato o da altri soggetti (per esempio il Comune) che hanno tra i propri fini istituzionali l’assistenza ai disabili.


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