Risarcimento del danno per licenziamento illegittimo

29 Luglio 2020 | Autore:
Risarcimento del danno per licenziamento illegittimo

Quando scatta la tutela risarcitoria e come calcolare l’importo dell’indennità spettante al lavoratore nei vari casi, dopo l’intervento della Corte Costituzionale.

Se sei stato licenziato ingiustamente, saprai di massima che ti spetta un risarcimento qualora il tuo licenziamento venga riconosciuto illegittimo. Ma per quali voci spetta questo risarcimento del danno e come calcolarne l’ammontare?

Innanzitutto esistono vari tipi e forme di licenziamento, come anche varie voci di danno risarcibile. Inoltre, la normativa in materia di recente è stata modificata: la reintegra, che un tempo era la regola, dopo il Jobs Act del 2015 è diventata l’eccezione e la tutela del lavoratore passa principalmente proprio attraverso l’indennità risarcitoria.

Di recente, su questo importante punto è intervenuta anche la Corte Costituzionale. Vediamo quindi quando spetta il risarcimento dei danni e come si determina il suo ammontare in relazione ai vari casi.

La reintegra

La reintegra, cioè il ripristino del rapporto di lavoro preesistente, spetta nei casi di licenziamento intimato in forma verbale, anziché nell’indispensabile forma scritta e con il relativo preavviso, oppure è discriminatorio o è avvenuto durante il periodo di maternità o a causa di matrimonio e quando è stato dettato per motivi disciplinari che poi vengono riconosciuti inesistenti.

La reintegra prevede comunque un’indennità risarcitoria da corrispondere al lavoratore, che dovrà essere pari all’ultima retribuzione percepita al momento del licenziamento e per l’intero periodo maturato fino al momento della ripresa del rapporto lavorativo. Per il medesimo periodo, il datore dovrà anche versare i contributi previdenziali ed assistenziali. Se il lavoratore non vuole più ripristinare il rapporto, avrà diritto ad un’indennità sostitutiva della reintegra, in aggiunta all’indennità risarcitoria.

Il licenziamento illegittimo

Ma ci sono molti altri casi di licenziamento illegittimo che prevedono non la reintegra, bensì esclusivamente il risarcimento dei danni arrecati al lavoratore dall’ingiusto comportamento del datore di lavoro.

Sono quelli in cui il licenziamento viene intimato in assenza di un giustificato motivo, soggettivo o oggettivo, o di una giusta causa. Se il lavoratore impugna uno di questi tipi di licenziamento e il giudice riconosce la fondatezza delle sue ragioni – tocca al datore provare la fondatezza del motivo – il licenziamento sarà ritenuto illegittimo e scatterà il conseguente diritto al risarcimento del danno.

Il calcolo del danno risarcibile

Il “Jobs Act” [1] stabilisce che per i dipendenti assunti a partire dal 7 marzo 2015 che vengano illegittimamente licenziati spetti un’indennità risarcitoria pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione per ogni anno di servizio (quella di riferimento per il calcolo del Tfr), se impiegati in un’azienda con più di 15 dipendenti, e di una mensilità della medesima retribuzione se il datore ha meno di 15 dipendenti.

L’indennità non potrà mai essere inferiore a 6 mensilità o maggiore di 36. Per gli assunti in precedenza, invece, l’indennità va da un minimo di 12 a un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale.

Le ultime novità sul risarcimento del danno

Ma la Corte Costituzionale con una nuova sentenza [2] ha scardinato questo meccanismo, che era legato alla sola anzianità di servizio, ed ha stabilito che per la determinazione dell’indennità debbano valere anche altri parametri oltre alla mera anzianità di servizio.

Secondo la Consulta, bisogna considerare anche l’effettivo danno sofferto dal lavoratore che è stato ingiustamente licenziato per motivi formali o per vizi nella procedura adottata dal datore; altrimenti, con il meccanismo di determinazione pressoché automatico in base all’anzianità, verrebbero penalizzati soprattutto i lavoratori di più recente assunzione.

Così la Corte ha giudicato costituzionalmente illegittima la norma del Jobs Act che, per i licenziamenti affetti da vizi formali o procedurali, fissava l’ammontare dell’indennità in un importo pari ad una mensilità dell’ultima retribuzione. Ne abbiamo parlato ampiamente nell’articolo indennità di licenziamento: cambia il metodo di calcolo.

Dopo gli interventi della Corte Costituzionale (che era già intervenuta sul Jobs Act nel 2018, dichiarando illegittimo lo stesso meccanismo di determinazione dell’indennità dovuta per i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo) il giudice dovrà valutare tutti i fattori che, al di là della mera anzianità di servizio, hanno penalizzato il lavoratore nel caso concreto del licenziamento illegittimo che gli è stato intimato.

Ne risulta che ora il calcolo del risarcimento per licenziamento illegittimo dovrà tener conto di tutti questi elementi, dedotti dalla specifica situazione e che dovranno essere evidenziati al giudice per stabilire il corretto ammontare della somma.

In un nuovo caso deciso oggi dalla Cassazione [3] è stato esaminato il caso particolare di uno pseudo-dirigente bancario mobbizzato che aveva richiesto il risarcimento del danno biologico consistente nella lesione psico-fisica provocata dal comportamento del datore che lo aveva licenziato illegittimamente per giusta causa. Qui la Corte ha negato il riconoscimento di questa specifica voce di danno – che è distinta da quelle consimili del danno morale ed esistenziale – perché non era emerso l’intento persecutorio da parte dell’azienda.

Nel mobbing, infatti, hanno rilevato gli Ermellini, occorre uno specifico «intento lesivo» che nella fattispecie non è stato ravvisato: il lavoratore era stato sottoposto ad una «normale indagine ispettiva» che preludeva all’azione disciplinare, poi esercitata dal datore, il quale aveva agito nell’ambito dei suoi poteri senza porre in essere alcuna condotta vessatoria. Quindi, pur essendo stato ritenuto illegittimo il licenziamento per la mancanza di una giusta causa, non è stato riconosciuto dal Collegio il danno biologico lamentato e richiesto dal lavoratore.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che, pur in presenza di licenziamenti illegittimi, la concreta varietà dei casi e le differenze tra i pregiudizi soggettivi patiti dai lavoratori colpiti possono comportare – come la Corte Costituzionale ha evidenziato – una differenza nel trattamento risarcitorio, che dovrà tener conto delle specifiche situazioni. Leggi anche l’articolo licenziamento illegittimo: quanto spetta di risarcimento.


note

[1] Art. 4 D. Lgs. n. 23/2015, modificato dal D.L. n. 87 del 12 luglio 2018 (c.d. “Decreto dignità“).

[2] C.Cost. sent. n.150 del  25 giugno – 16 luglio 2020.

[3] Cass. sent. n. 16250/20 del 29 luglio 2020.


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