Diritto e Fisco | Articoli

Pensione quota 100: entro quando?

30 Luglio 2020 | Autore:
Pensione quota 100: entro quando?

Chi può ancora riuscire a beneficiare della pensione con 62 anni di contributi e 38 anni di età: lavoratori subordinati, autonomi, dipendenti pubblici.

La pensione quota 100 è una tipologia di trattamento agevolato, trattamento che può essere raggiunto con un’età pensionabile inferiore rispetto a quella prevista per la pensione di vecchiaia ordinaria Inps, attualmente pari a 67 anni.

Può ottenere la quota 100, difatti, chi ha compiuto 62 anni di età, avendo però alle spalle un minimo di 38 anni di contributi, di cui almeno 35 al netto dei periodi di disoccupazione, malattia e infortunio non integrati (quest’ultimo requisito vale soltanto per gli iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps e presso alcuni fondi sostitutivi della stessa).

La quota 100 è una misura sperimentale: significa che questa tipologia di trattamento agevolato può essere fruito sino a un determinato termine massimo, quindi che non può essere richiesto indefinitamente, come avviene ad esempio per la pensione anticipata ordinaria e per la pensione dedicata ai lavoratori precoci. Questi ultimi due interventi, difatti, sono strutturali: significa che non hanno bisogno di una nuova legge che ne confermi la validità di anno in anno. Quota 100, invece, termina il 31 dicembre 2021.

Ma questo che cosa comporta? La pensione quota 100 entro quando può essere richiesta? Chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2021 può chiederla quando vuole? E se la decorrenza della pensione si colloca dopo questa data, che cosa succede?

La data di perfezionamento dei requisiti per la pensione e la data di decorrenza della prestazione stessa non devono essere confuse.

In primo luogo, è bene chiarire che un conto è la data di maturazione dei requisiti per la pensione, un altro conto è la data di decorrenza della stessa, cioè il giorno a partire dal quale il pensionato ha il diritto di essere liquidato. Nella quota 100 queste due date non coincidono, in quanto si applicano le cosiddette finestre di attesa. Ma procediamo con ordine.

Che cosa sono le finestre di attesa?

Abbiamo appena detto che alla quota 100 si applicano le finestre di attesa: ma in che cosa consistono esattamente queste finestre? Si tratta di un periodo di tempo che deve trascorrere tra la data in cui risulta maturato l’ultimo requisito utile alla pensione, requisito che può essere di età o contributivo, e la data di effettiva liquidazione della pensione stessa.

Marina, iscritta presso il Fondo pensione dei lavoratori dipendenti, ha già compiuto i 62 anni di età, ma raggiunge 38 anni di contribuzione solamente il 20 agosto 2020. Considerando che è una lavoratrice del settore privato, può ottenere la pensione soltanto il 1° dicembre 2020, ossia il primo giorno del mese successivo alla chiusura della finestra, che per i lavoratori del settore privato, iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, ha una durata di tre mesi.

A questo proposito, è bene sapere che la durata delle finestre prevista per la quota 100 è differente in base alla categoria di appartenenza:

  • i lavoratori del settore privato, sia dipendenti che autonomi, ottengono la quota 100 dopo tre mesi dalla maturazione dei requisiti;
  • i lavoratori dipendenti pubblici, invece, ottengono la quota 100 dopo 6 mesi dalla maturazione dei requisiti; questi lavoratori, peraltro, devono fornire un preavviso all’amministrazione: datore di lavoro almeno pari a sei mesi per la cessazione dal servizio; hanno però il beneficio della liquidazione della pensione in corso di mese: non devono, cioè, attendere il primo giorno del mese successivo alla chiusura della finestra per ottenere l’assegno pensionistico;
  • ai lavoratori del comparto scuola, università e Afam si applica invece, come di consueto, la finestra di uscita annuale.

Entro quando bisogna maturare i requisiti per la quota 100?

Come inizialmente osservato, quota 100 è un trattamento sperimentale, cioè con una validità temporanea e non permanente. Come precisato dalla norma che ha istituito questa misura [1] e da una successiva circolare dell’Inps [2], è necessario, per fruire del trattamento, maturare i requisiti entro il 31 dicembre 2021. Attenzione, però: sia la norma che la circolare dell’Inps precisano che è la sola maturazione dei requisiti a dover essere verificata entro la data del 31 dicembre 2021, non anche la decorrenza del trattamento.

L’Inps chiarisce infatti che i lavoratori che perfezionano i prescritti requisiti nel periodo compreso tra il 2019 ed il 2021 possono conseguire la quota 100 in qualsiasi momento successivo all’apertura della finestra [2].

In altre parole, se l’interessato matura i 38 anni di contribuzione e ha compiuto 62 anni di età entro il 31 dicembre 2021, può fruire della pensione anche se la decorrenza si colloca nel 2022.

Mario compie 62 anni di età il 20 dicembre 2021 è già possiede 38 anni di contributi. È un dipendente pubblico e può pensionarsi soltanto il 1° luglio 2022, applicando la finestra semestrale. Mario può comunque ottenere la quota 100, anche se la decorrenza del trattamento è successiva al 2021.

Esiste un termine per richiedere la quota 100?

Come precisato dalla già citata circolare dell’Inps sulla quota 100 [2], non importa quale sia il momento della decorrenza della pensione, purché i requisiti previsti risultino raggiunti entro il 31 dicembre 2021.

La stessa circolare precisa anche che, una volta perfezionati i requisiti entro il 2021, non sussistono vincoli temporali per inviare la domanda di quota 100: in altre parole, una volta maturati i requisiti, purché entro il 31 dicembre 2021, la domanda di pensione quota 100 può essere inviata quando si preferisce, anche anni dopo.

Questo, in attuazione del cosiddetto principio di cristallizzazione dei requisiti, generalmente valido nel nostro ordinamento previdenziale. In base a questo principio, perfezionati i requisiti per la pensione, la possibilità di fruire del trattamento resta cristallizzata, anche se la normativa successivamente viene modificata.

Cristina matura i requisiti per la quota 100 il 31 marzo 2020. Non vuole però pensionarsi subito. Nel 2022 cambia idea e decide di fruire della quota 100: Cristina è libera di inviare la domanda di pensione, in quanto i suoi requisiti sono cristallizzati.

Quota 100 può essere abolita in anticipo?

Nonostante le insistenti voci in base alle quali la quota 100 potrebbe essere abolita prima del tempo, a tutt’oggi è stato più volte confermato che il trattamento agevolato non si tocca e resta in vigore sino al 2021.

Quota 100 comporta sicuramente degli esborsi per le casse pubbliche, ma costituisce anche un ottimo ammortizzatore sociale, accelerando l’uscita dall’impiego dei lavoratori più anziani e consentendo loro di avere un reddito.

Purtroppo, però, non si prevede una proroga della quota 100 successivamente a questa data. Dovrebbero comunque essere previste differenti misure tali da attenuare, almeno in parte, il cosiddetto scalone.

Che cos’è lo scalone? Lo scalone consiste nella grande disparità di trattamento verso chi perfeziona i requisiti per il trattamento pensionistico poco tempo dopo l’ultima data utile: pensiamo, ad esempio, a chi compie 62 anni nel gennaio 2022, oppure a chi, comunque, matura i requisiti per la quota 100 pochi mesi dopo il 31 dicembre 2021.

Questi lavoratori rischiano di dover attendere oltre cinque anni per ottenere la pensione, in quanto la pensione di vecchiaia ordinaria richiede un minimo di 67 anni di età e la pensione anticipata ordinaria richiede almeno 42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le lavoratrici. Questa grossa differenza deve essere mitigata in qualche modo, attraverso l’istituzione di nuovi provvedimenti che offrano un minimo di flessibilità nell’uscita dal lavoro.

Per approfondire, leggi: “Pensione quota 100“.


note

[1] Art.14 DL 4/2019.

[2] Circolare Inps 11/2019.


1 Commento

  1. Quando si parla del cosiddetto “scalone” si esamina sempre il caso più sfavorevole possibile, con l’effetto di creare un timore che in realtà in molti casi è ingiustificato. Facciamo un esempio: se un lavoratore matura i requisiti minimi previsti da Quota 100 nel gennaio 2022, cioè 62 anni di età e 38 anni di contributi, e prosegue a lavorare regolarmente, non dovrà aspettare per forza i 67 anni di età perché maturerà prima i requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini). Le statistiche dicono che le persone che hanno finora usufruito di Quota 100 avevano mediamente intorno ai 40 anni di contributi. In quel caso l’attesa sarebbe “solo” di un paio di anni. In conclusione, il problema c’è e va affrontato, ma solo in casi estremi è realmente drammatico.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube